Seguici su

Attualità

Grazie Maestro

Grazie Maestro

“Oggi finisce anche il mio viaggio da calciatore e per questo vorrei cogliere l’opportunità per ringraziare la mia famiglia e i miei figli per il sostegno e l’amore che mi hanno sempre dato, ogni squadra nella quale abbia avuto l’onore di giocare, ogni compagno con il quale abbia avuto piacere di scendere in campo, tutte le persone che hanno reso la mia carriera così incredibile e, ultimi ma non per importanza, i tifosi in tutto il mondo che mi hanno sempre sostenuto. Sarete sempre con me e nel mio cuore”. 

Poche e semplici parole, fra l’eleganza e la sobrietà che lo hanno sempre contraddistinto. Andrea Pirlo ha deciso di ritirarsi il 5 novembre scorso e, con lui, cala il sipario su una delle generazioni migliori del calcio italiano. Certo possiamo goderci ancora per qualche mese l’eterno Gigi Buffon, ma non si può rimanere indifferenti di fronte a tutto questo. Siamo cresciuti ammirando Baggio, Totti, Del Piero, Pirlo ed adesso dobbiamo dire addio ad un calcio che non c’è più. Non è la fine, ma dentro ognuno di noi sembra che non rivedremo più in campo campioni di questo livello.

QUEL GIOVANE BRESCIANO

Andrea non è un ragazzino comune della provincia di Brescia. Ama il calcio alla follia, ma ha anche un talento fuori dal normale. Ci vuole molto poco per farsi notare. Entra, infatti, nel settore giovanile del Brescia ed esordisce tra i professionisti nella stagione 1994-1995 in Serie A. Lo descrivono come un ragazzo riservato ed educato, ma in campo si trasforma mostrando doti fuori dal comune. A soli 18 anni è protagonista nella vittoria del campionato cadetto e l’anno successivo, ’97-’98, gioca il primo campionato di Serie A. A fine stagione il Brescia retrocede, Pirlo segna 4 goal ed il primo contro il Vicenza.

LA CRESCITA DI ANDREA

Pirlo dimostra di essere uno dei prospetti più interessanti del calcio italiano e la sua classe merita i palcoscenici della Serie A. A soli 19 anni Andrea ha l’opportunità che aspetta da una vita, essere acquistato da un top club italiano, l’Inter. La parentesi nerazzurra, tuttavia, non è tutta rosa e fiori. Pirlo viene impiegato con discontinuità e, per non bruciare il suo talento, va a giocare in prestito prima alla Reggina e poi nuovamente a Brescia. Non è un fallimento nè un passo indietro, al contrario queste esperienze saranno il vero trampolino di lancio della sua carriera. In riva allo stretto è protagonista assoluto nella squadra amaranto appena tornata in Serie A e trova la continuità che cercava. Ma è a Brescia che avviene la svolta decisiva. Fino a quel momento Pirlo aveva giocato come trequartista o seconda punta, Carlo Mazzone lo reinventa play basso di centrocampo. Questo è un momento storico per il calcio italiano. Oggi, infatti, sono tantissimi gli allenatori che prendono queste decisioni impensabili inizialmente. L’intuito e la genialità di Mazzone ci hanno regalato il Pirlo che tutti conosciamo, che formava un’asse tutta classe con Roberto Baggio.

LA CONSACRAZIONE MILANESE

Un’estate particolare quella del 2001. Andrea Pirlo passa dall’Inter al Milan. I nerazzurri decidono di non puntare sul talento bresciano. Un grandissimo errore? La storia parla da sè ed il rimpianto è grande per i tifosi interisti. Tuttavia il calciomercato non ha delle regole precise nè fili logici. Il cambiamento bresciano ha convinto, invece, il Milan e Carlo Ancelotti. Mazzone lo ha trasformato, Ancelotti lo ha fatto consacrare come il migliore al mondo. Le chiavi del centrocampo milanista gli vengono consegnate e saranno nelle sue mani per ben dieci anni consecutivi. Pirlo diventa parte integrante e fondamentale dell’ultimo grande Milan vincente della presidenza Berlusconi. Due scudetti, una coppa Italia, due Champions League, una supercoppa italiana, due supercoppe europee ed un mondiale per club.

TRIONFI E DELUSIONI

Tanti successi ma anche cocenti delusioni: questo è il calcio. I dieci anni al Milan sono contraddistinti anche da sconfitte, alcune delle quali “storiche”. Dopo aver condannato la Juventus ad un’altra sconfitta in una finale di Champions tutta italiana, il Milan da carnefice diventa vittima. Nella notte di Istanbul, il Liverpool recupera da un clamoroso 0-3 e porta a casa la coppa ai calci di rigore. Andre Pirlo quella sera sbagliò dagli undici metri e fu uno dei momenti più bassi della sua carriera. Il Milan si rifarà nella finale di Atene sempre contro il Liverpool: Pirlo sarà protagonista di un’assist involontario sul primo goal di Inzaghi.

GLI ULTIMI ANNI ROSSONERI

Pirlo è il faro e punto di riferimento del Milan. Attorno a lui si è sempre costruito il gioco e si sono alternati giocatori sempre di grande valore. Tuttavia qualcosa cambia nel momento in cui Ancelotti lascia la panchina del Milan. Andrea perde delle certezze più umane che tecniche. Lo stesso Milan non è più quello degli anni passati. C’è un cambio di rotta della proprietà e della famiglia Berlusconi, la squadra non è certamente ai livelli del passato ed in più Pirlo inizia a soffrire di diversi infortuni. In Italia, poi, ci si dimentica facilmente delle qualità dei campioni. Andrea Pirlo attraversa uno dei momenti più difficili della sua carriera. Viene messo ai margini da Massimiliano Allegri, il nuovo allenatore, e non è protagonista nell’ultimo scudetto vinto. Il tecnico livornese gli preferisce Van Bommel davanti alla difesa ed anche la stampa italiana lo considera un giocatore in declino, vittima di troppi infortuni.

LA RINASCITA JUVENTINA

Andrea ha ancora voglia di essere protagonista e di dimostrare a tutti che è ancora un campione. In un momento buio della sua carriera, decide che è il momento di un cambiamento totale ed impopolare per molti. Non rinnova il contratto con il Milan e si accasa alla Juventus a parametro zero. I bianconeri decido di puntare sulla sua classe ed esperienza dopo due stagioni fallimentari, con due settimi posti. Questo è il bello del calcio. Pirlo vivrà una seconda giovinezza e rinascerà insieme alla nuova Juventus, targata Andrea Agnelli. La sua presenza in squadra farà cambiare idea tattica anche ad Antonio Conte. Il nuovo allenatore juventino abbandonerà infatti il 424, non adatto ad Andrea, per costruire la squadra attorno a lui. L’impatto di Pirlo sul mondo Juventus è evidente fin dall’esordio allo Juventus Stadium contro il Parma.

MAX DI NUOVO TU?

Pirlo e Conte vincono tre scudetti consecutivi. Ma, come detto, il calcio è imprevedibile. Il mister salentino si dimette dopo il primo allenamento della stagione 2014-2015 e la Juventus sceglie Massimiliano Allegri. Subito anche la presenza di Pirlo in squadra viene messa in dubbio: una sua cessione sembra probabile. Invece Allegri fa ricredere tutti, nonostante l’accoglienza polemica da parte dei tifosi. Il nuovo mister mantiene Andre al centro del suo progetto e costruisce attorno a lui, forse il centrocampo più forte d’Europa in quel momento. Insieme a Vidal, Pogba e Marchisio, Pirlo vince il suo quarto scudetto consecutivo e raggiunge la finale di Champions di Berlino. Una cavalcata trionfale che terminerà con una cocente sconfitta contro il Barcellona.

SI VOLA OLTREOCEANO

A Berlino Pirlo giocherà la sua ultima partita in bianconero. Negli occhi di tutti le sua lacrime su quel campo che nel 2006 lo aveva consacrato campione del mondo. Il “Maestro” decide a 36 anni di lasciare il calcio europeo e trasferirsi negli USA. Firma con il New York City, squadra con la quale giocherà per tre stagioni. Non porta a casa trofei, ma la sua presenza è fondamentale nella crescita marketing ed economica della MLS. Nonostante i tanti infortuni, il suo talento cristallino sarà protagonista anche all’ombra della Statua della Libertà. Tantissimi assist ed un solo goal realizzato contro Philadelphia, ovviamente su punizione.

Il 5 Novembre 2017 gioca la sua ultima partita ed annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. Dopo 949 partite ufficiale giocate e 111 reti, Andrea appende gli scarpini al chiodo.

UNA SECONDA PELLE: LA MAGLIA AZZURRA

Non bastano poche parole per descrivere cosa è stato Andrea Pirlo per la nazionale italiana. Sempre presente nelle vittorie e nelle sconfitte, dall’under 21 fino alla maggiore. Sono tantissimi i momenti di cui si dovrebbe parlare: dal cucchiaio a Joe Hart fino al goal su punizione al Maracanà, per la sua 100 presenza in azzurro. Ma mi soffermerò solo sul 2006, sulla gioia più grande della sua carriera. Lo scandalo di Calciopoli, il calcio italiano a pezzi ed una nazionale che ha avuto la forza di unire tutta Italia. Il goal all’esordio contro il Ghana, l’assist a Gilardino contro gli USA, l’assist a Materazzi contro la Repubblica Ceca. E poi l’assist geniale a Fabio Grosso contro la Germania ed il calcio d’angolo perfetto per Materazzi in finale. Infine siamo lì, di nuovo dagli undici metri, un pallone con Barthez di fronte. Tutto il mondo ti guarda e tu scarichi forte il rigore in porta. I tuoi compagni fanno lo stesso e l’Italia è campione del mondo per la quarta volta.

ED ADESSO?

Ora inizia una nuova vita per Andrea. Ha dichiarato che farà il corso a Coverciano per diventare allenatore. Sicuramente non lascerà il mondo del calcio e l’Italia ha bisogno di uno come lui. Non pennellerà più punizioni all’incrocio, non smisterà più assist no look nè lanci di 60 metri. Adesso è tempo di diventare protagonisti fuori dal campo. In tribuna, in un palazzo o in panchina ancora non si sa. Quel che è certo che il calcio è Andrea Pirlo ed Andrea Pirlo è il calcio.

Grazie Maestro.

 

 

Ernesto Francia, editore classe 1991 per LivinplayNews. Laureato in Scienze storiche presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, collabora come giornalista per quotidiani ed editore per blog sportivi. Grande amante di calcio e basket, segue lo sport a 360 gradi unendo passione e lavoro.

Altro in Attualità