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Ronaldinho: il giocoliere al ritmo di samba

Ronaldinho: il giocoliere al ritmo di samba

Pelè, Maradona, Messi e Cristiano Ronaldo sono loro i giocatori più forti di tutti i tempi. Però all’inizio del nuovo millennio, con la numero dieci blaugrana del Barcelona, c’è stato uno che era il più forte di tutti. Sempre con il sorriso e la coda di cavallo.

Il suo nome era Ronaldo de Assis Moreira, più conosciuto come Ronaldinho.

Gli inizi

Ronaldinho Gaucho nasceva 38 anni fa a Porto Alegre, in Brasile. Ultimo di tre figli trascorse la sua infanzia nel “barrio” di Vila Nova di Porto Alegre. A soli otto anni restava orfano di padre e quindi assunse come chioccia maschile la figura del fratello maggiore, Roberto de Assis. All’epoca giovane promessa del calcio brasiliano. Però non mantenuta. Quando il nostro protagonista si affermerà come professionista, il fratello diventerà il suo procuratore.

A 13 anni, durante una partita di scuola calcio, il piccolo Dinho si mise in luce segnando 23 gol sui 23 realizzati dalla sua squadra. Che ovviamente vinse la partita. Due anni dopo veniva convocato nelle giovanili del Gremio. Ed a 17anni aveva firmato il suo primo contratto da professionista. Venne soprannominato Ronaldinho. Perchè all’epoca un Ronaldo già c’era ed era il “Fenomeno”. Ed il nostro Dinho nel frattempo debuttava nei Mondiali Under 17 in Egitto.

Il primo trofeo con il Gremio arrivava nel 1999, un campionato regionale, il Gaucho. Lì fino alla fine degli anni 2000 segnerà 21 gol in 44 partite. Però per diventare un calciatore ad alti livelli bisognava sbarcare in Europa.

Il 17 gennaio 2001 il Paris Saint Germain aveva annunciato il suo acquisto. Però il Gremio non aveva dato l’approvazione per il trasferimento. Per molti mesi ci furono contraoversie tra le due società. Che arrivarono in tribunale per risolvere la questione. E non prima dell’estate 2001 il fuoriclasse brasiliano ricevette il transfer che gli permetteva di poter, finalmente, giocare in Europa.

In due stagioni l’asso brasiliano segna 17 reti in 50 partite. Era evidente fosse un calciatore di un’altra categoria. E, dopo la mancata qualificazione dei parigini per l’Europa, il desiderio di cambiare squadra era sempre più forte. Real Madrid e Manchester United su di lui. Le merengues acquistarono Beckham proprio dagli inglesi che a loro volta presero il giovane e talentuoso Cristiano Ronaldo.

A questo punto per 30 milioni di euro il Barcelona si inserì nella trattativa e il 19 Luglio 2003 Ronaldinho divenne un calciatore blaugrana.

La nascita di un mito

Facciamo un piccolo passo indietro. Estate 2002 ci sono i Mondiali nippo-coreani. Il suo Brasile si trova nel Gruppo C con Cina, Costa Rica e Turchia. Un rigore di Rivaldo a pochi minuti dal termine ribalta il risultato con i turchi. In un netto 4-0 alla Cina segna il suo primo gol in un mondiale su calcio di rigore. Un’altra goleada contro la Costa Rica qualifica i verdeoro al turno successivo. Rivaldo e Ronaldo stendono il Belgio agli ottavi di finale.

Ed arriviamo al 21 giugno 2002. Si gioca Inghilterra vs Brasile per un posto in semifinale. Il neo pallone d’oro Owen porta in vantaggio gli inglesi. Prima dell’intervallo pareggia Rivaldo. Al 50′ calcio di punizione dalla trequarti campo. Tutti si aspettano un cross al centro dell’aria di rigore. Compreso il portiere Seaman, che infatti abbozza un’uscita che gli sarà letale. Traiettoria telecomandata ed Inghilterra al tappeto. Sette minuti dopo un rosso diretto gli farà saltare la semifinale. Ma in quel super Brasile con tutti quei campioni, il “Fenomeno” stenderà nuovamente la Turchia in semifinale e la Germania in finale facendo salire i verdeoro sul tetto del mondo.

L’affermazione blaugrana

Il debutto al Camp Nou sarà il 3 Settembre 2003 in Barcelona vs Siviglia, seconda giornata della Liga. Dopo il vantaggio di Reyes su calcio di rigore nel primo tempo, i catalani pareggeranno la contesa proprio con l’uomo più atteso. Doppio dribbling e bolide da trenta metri. Traversa e gol, il Camp Nou è già ai suoi piedi. Tifosi in visibilio e debutto con golazo.

Termina la prima stagione con 19 reti, con il secondo posto nella Liga dietro solo al Valencia. L’anno successivo alla corte di Rijkaard arriveranno Eto’o dal Maiorca, Giuly dal Monaco e Deco dal Porto. Ed insieme a Xavi e Iniesta formeranno un sestetto fenomenale. Dopo sei anni il Barcelona vince la Liga, ma Ronaldinho entrerà nella storia del calcio agli ottavi di finale di ritorno della Champions League contro il Chelsea.

8 Marzo 2005 allo Stamford Bridge, Gudjohnsen, Lampard e Duff in 18minuti avevano già ribaltato il 2-1 blaugrana del Camp Nou. Da quel momento in poi il primo tempo è targato Ronaldinho. Il fenomeno brasiliano segna il rigore del 3-1 ed al minuto 38 gli arriva un palla. Fermo al limite dell’area, fece quello che nessuno avrebbe neppure sognato di fare. Aspettava il momento propizio. Non appena intravide un minimo spazio colpì la sfera. Un destro di punta che non saliva. Restando a mezz’aria con una traiettoria infida. Il portiere Cech vide il pallone sbattere sul palo ed entrare in porta. Lo Stamford Bridge è ammutolito. I Blaugrana iniziano a festeggiare. Ad un quarto d’ora dal termine il capitano londinese John Terry segnerà il 4-2 che qualificherà gli inglesi ai quarti di finale, ma la gemma di Ronaldinho ormai è storia.

Il Pallone d’Oro e la Champions League

Il 2005 è stato sicuramente l’anno di Ronaldinho. A fine novembre si decideva a chi assegnare il trofeo più prestigioso individuale, il Pallone d’Oro. In lizza c’erano lui, Lampard, autore di una stagione strepitosa con il Chelsea e Gerrard, capace di vincere la Champions League da protagonista. Ma dopo il 19 Novembre i dubbi erano svaniti.

Si gioca il Clasico, al Santiago Bernabeu. Fino ad ora il pubblico madrileno aveva applaudito Maradona e successivamente Iniesta. Ma quella sera, i tifosi blancos, furono costretti ad applaudire anche Ronaldinho. Una doppietta da urlo. Nel secondo gol salta mezzo Real Madrid mettendo il pallone in rete con Casillas che, sconsolato, non guarda neanche la palla finire in porta.

Perchè sa già che quella sera è impossibile fermare il “Gaucho”.

Spezzoni di questa partita furono presi per girare il film “Goal II – Vivere un Sogno”. In questa scena le immagini di quella notte Real Madrid vs Barcelona 0-3.

Pochi giorni dopo “France Football” lo nominò Pallone d’oro 2005.

La stagione continua nel migliore dei modi. In semifinale di Champions League ci sono sicuramente le due squadre più forti del momento: il Milan di Kakà contro il Barca di Ronaldinho. A San Siro si gioca l’andata, al Camp Nou il ritorno. Nella doppia sfida ci sarà soltanto un gol, quello di Giuly. E’ il 57simo della sfida di Milano. Gattuso è in marcatura stretta sul brasiliano, una finta e uno scivolone, l’otto del Milan si stacca per qualche secondo, ma tanto basta a Dinho di alzare la testa e inventare un passaggio filtrante che vale il prezzo del biglietto, mettendo in porta il francese che trafigge Dida mandando gli spagnoli alla finale di Parigi contro l’Arsenal di Henry.

Nell’ultima sfida in terra francese i Gunners, nonostante l’inferiorità numerica, per l’espulsione del portiere tedesco Lehmann, passano in vantaggio con il capitano Sol Campbell. Nell’ultimo quarto d’ora i blaugrana ribaltanola contesa con Eto’o e Belletti. Per Ronaldinho, nominato migliore giocatore della Champions League 2005/2006 arriva il trofeo più importante d’europa ed insieme alla vittoria della Liga conquisterà uno storico “double“.

Gli ultimi anni ed il passaggio al Milan

Le due ultime stagioni successive saranno avare di successi, solo una Supercoppa Spagnola, con una nuova stella che si intravede al Camp Nou, Leo Messi. Insieme ad Eto’o formano un trio stratosferico.

Il 25 Novembre 2006 segnerà il suo 50°gol in Liga contro il Villarreal. Ma nella stessa partita realizzò un altro capolavoro. Un gol che tutti i bambini sognano di fare davanti ai propri tifosi. E’ l’88simo Xavi dal limite dell’aria crossa, Dinho stoppa la palla di petto e in rovesciata batte l’estremo difensore avversario per il 4-0 finale.

Doversi e Messi che diventa sempre più decisivo, oscurano l’asso brasiliano. Nell’estate 2008 il Milan decide di puntare su di lui. Dopo cinque anni al Barcelona sbarca in Italia. La numero 10 era di Seedorf, e dunque prende la numero 80, il suo anno di nascita.

Nasce un Milan brasiliano con Kakà, Ronaldo e Pato. Ancelotti li schiera tutti assieme nel 4-2-fantasia. Con i 4 fenomeni brasiliani insieme contemporaneamente. Il primo gol in rossonero lo segna il 28 Settembre nel derby contro l’Inter, vinto dai rossoneri grazie al suo gol. Facendo esplodere San Siro.

Nonostante questo squadrone, in quegli anni dominerà l’Inter di Josè Mourinho. Entrambi gli scudetti saranno targati dalla Milano nerazzurra e anche con l’arrivo di Massimiliano Allergi nella stagione 2010-11 verrà impiegato sempre di meno finendo ai margini della squadra, finchè nel mercato di riparazione verrà ceduto in Brasile.

L’addio all’Europa, il ritorno in patria ed il ritiro

Il Flamengo, l’Atletico Mineiro, il Queretaro, squadra messicana, e la Fluminense sono state le ultime squadre dove ha militato. Con l’Atletico Mineiro nel 2013 vincerà la Copa Libertadores e sarà l’unico giocatore ad aver vinto tutti i trofei più importanti del mondo. Champions League e Copa Libertadores con le squadre di club. Il Mondiale nel 2002 con il suo Brasile. Ed il Pallone d’oro maggiore trofeo individuale. Inoltre la rivista “World Soccer” lo nominerà giocatore del decennio 2000-2009. Il 16 Gennaio di quest’anno annuncerà ufficialmente il proprio ritiro al calcio giocato, con la partita d’addio al termine del mondiale russo.

Ronaldinho è stato un calciatore spettacolare, dribblava come in pochi sapevano fare. E’ stato l’espressione di un calcio da campo di periferia, che faceva del divertimento personale la propria carriera. Possiamo ricordarci con lui spettacolo, individualismo e genialità. Grazie a lui, e Rijkaard in panchina, ci fu la trasfigurazione catalana all’insegnamento del calcio olandese, divenuto regola principale di Guardiola in panchina con Messi, Xavi e Iniesta. Dinho giocava alla brasiliana, ma lo faceva ad una velocità mai vista in Brasile e finchè il suo fisico reggeva riusciva ad essere un giocatore eccezionale. Il giocatore visto a Milano fu l’inizio di un declino iniziato troppo presto. Nnonostante tutto, però, verrà per sempre ricordato come il giocoliere al ritmo di samba ed oggi, 21 Marzo 2018, nel giorno del suo compleanno vi ho raccontato la storia di questo campione.

 

 

GRAZIE DI TUTTO “GAUCHO”

OBRIGADO

 

 

 

Gabriele Di Pietro, editore classe 1993 per LivinplayNews. Entra a far parte di Livinplay come esperto di Fantacalcio, ed ogni settimana dedica una rubrica al gioco che appassiona ogni settimana tantissimi fantallenatori. Appassionato di sport, in particolare Calcio, Tennis e Motori.

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