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Rui Costa

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Ah come giocava Rui Costa!

Ah come giocava Rui Costa!

Se Maurizio Mosca fosse ancora tra noi, potrebbe esclamare un’ovazione a Rui Costa come quella che riservò anni fa ad Alex Del Piero. “Ah come giocava Rui Costa!“. Nel giorno del quarantaseiesimo compleanno del portoghese vogliamo raccontare la sua storia, condita dalle sue magie e dai suoi picchi di innata classe calcistica.

GIOVENTÙ

Un giovanissimo Rui Costa al Benfica

Un giovanissimo Rui Costa al Benfica

Rui Manuel Cesar Costa nasce in Portogallo nel 1972, a Lisbona. Da subito s’innamora del pallone, tanto da diventare un’estensione del suo corpo. Gli inizi della sua carriera brillano di lucentezza calcistica, a 9 anni è già nelle giovanili del Benfica ed è lì che attraversa tutta la trafila fino a giungere in prima squadra. Dopo un anno di prestito al Fafe ritorna al Benfica. Conquista la maglia da titolare e in 3 anni vince un Campionato e una Coppa portoghese.

GLI OCCHI DELL’EUROPA

Rui Costa, Portogallo

Rui Costa, Portogallo

A 22 anni l’intera Europa del calcio si accorge di un talento cristallino. Un talento rarissimo, un dono dal cielo con un piede fatato. È incredibile, ogni azione che passa da Rui Costa diventa un’occasione da gol. Un giocatore così non può farselo sfuggire nessuno. Siamo nel 1994 e in quegli anni, si sa, se volevi vincere qualcosa dovevi andare a giocare in Italia. Ed è così che decide di accettare l’offerta della Fiorentina, la quale, a sua volta, gira ben 11 miliardi di lire nelle casse del Benfica.

FIRENZE: O MAESTRO

Rui Costa e Batistuta

Rui Costa e Batistuta

Ad attendere “o Maestro” a Firenze, oltre a una folla gremita e un Artemio Franchi in estasi, c’è un altrettanto giovane di talento. Un attaccante sudamericano che di nome fa Gabriel Omar e di cognome Batistuta, detto Batigol per ovvi motivi. L’idea del Presidente Cecchi Gori è chiara: creare una squadra competitiva in Italia e in Europa, vincere divertendosi e divertendo. Rui Costa riesce a incarnare quel giglio dorato di una Firenze innamorata. In realtà poi non andò proprio così. Il palmares della Fiorentina, nonostante le grosse somme di denaro sborsate, non si arricchì più di tanto: due Coppe Italia (1996 e 2001) e una Supercoppa italiana(1996).

Rui Costa e Toldo, Fiorentina

Rui Costa e Toldo, Fiorentina

Quel che resta, però, è un ricordo esponenzialmente nostalgico: una squadra bellissima che creava ed emozionava. La sorte fu amara con la Viola in quegli anni, ma i ricordi, quelli no, mai potranno essere cancellati a una Fiesole in visibilio.

FIRENZE-MILANO, SOLO ANDATA

Presentazione al Milan, Rui Costa e Galliani

Presentazione al Milan, Rui Costa e Galliani

Proprio sul più bello, nel giro di due anni, Firenze si trova spodestata dei suoi talenti più puri. Quei giocatori che già i fiorentini credevano di aggiungere alle ricchezze della città, alle meraviglie artistiche e culturali. Insomma, alla città dantesca non resta altro che la grande illusione di riuscire ad aggiornare la Galleria degli Uffizi del calcio. L’ingiusta eliminazione dalla Champions League del 2000, dove fu annullato un regolare gol proprio di Rui Costa, rappresenta la fine del sogno viola e l’inizio di un’immeritata agonia calcistica. Nel 2001, Galliani e il Milan si appropriano del fuoriclasse portoghese per ben 85 miliardi di lire. Soldi che dovevano riuscire a salvare la Fiorentina dall’inferno dei debiti. Tutto ciò, però, non bastò e nel giro di pochi anni, la Fiorentina dichiarerà fallimento.

IL MILAN DEI CAMPIONI

Milan, Shevchenko-Rui Costa-Inzaghi

Milan, Shevchenko-Rui Costa-Inzaghi

Nel frattempo, appunto, Rui Costa arriva a Milano, luglio del 2001. Per lui una maglia importante, la 10. Una maglia che onorerà dal primo all’ultimo giorno della sua esperienza milanese. Vedere giocare Rui Costa era un piacere per gli occhi, un giocatore che con un tocco mandava in rete chiunque e che a ogni punizione suscitava l’acquolina in bocca a un San Siro costantemente in sold out. Con Rivaldo, Shevchenko, Inzaghi, Maldini ecc, Manuel è il protagonista del super Milan capace di dominare in Europa per anni sotto la guida di Carlo Ancelotti. Per quest’ultimo, o Maestro è imprescindibile nel suo adorato modulo ad “albero di Natale”, quel 4321 che non faceva impazzire l’allora Presidente Berlusconi, ma che ha regalato gloriosi successi ai rossoneri. Per Rui Costa era la dimensione adatta: pochi gol in realtà, ma una caterva di assist, deliziosi assist. Sulle sponde della Milano rossonera, Manuel vince uno Scudetto (2004), una Coppa Italia (2003), una Supercoppa italiana (2004), una Champions League (2003, nella storica finale tutta italiana contro la Juventus) e Supercoppa Uefa (2003).

 

NAZIONALE E FUTURO

Rui Costa e Figo in Nazionale

Rui Costa e Figo in Nazionale

La sua esperienza in Nazionale portoghese non è stata gloriosissima. Nel ’91 vince il mondiale under 20 da protagonista e tutti i lusitani credevano che, finalmente, dopo tantissimi anni, dopo Eusebio, si poteva tornare a vincere qualcosa con la Nazionale. Purtroppo, però, per Rui Costa e compagni ci sono solo delusioni da ricordare: quel che resta sono solo le finali perse, ovvero l’amaro in bocca di chi è arrivato in fondo ma non ce l’ha fatta. L’argento di Francia ’94 (Europei under 21) e, soprattutto, il secondo posto a Euro 2004, nei campionati europei giocati in casa, rappresentano le delusioni più cocenti. Oggi Manuel Rui Costa è il Direttore Sportivo del Benfica, società con la quale vi è un immenso amore reciproco. Ne è prova il fatto che il primo giorno dopo il suo ritiro (nel 2008) è stato nominato DS del club e tutt’oggi ricopre eccellentemente questa carica.

Tanti auguri o Maestro, emblema nostalgico del calcio italiano nei suoi anni più belli. Ah come giocava Rui Costa.

Mirko Burrascano è il Direttore di Livinplay News. Siciliano del 1992, ha conseguito il Football Master all'Università del Calcio di Roma ed è un tecnico abilitato Uefa B. Vive lo sport, vive di sport, scrive di sport. I suoi hobby? La cucina siciliana e la geografia.

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