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Boston Celtics: il futuro è già oggi

Boston Celtics: il futuro è già oggi

16-3. Una striscia vincente di sedici partite interrotta ieri notte contro Miami. Nessuno, nemmeno il più sfegatato tifoso avrebbe mai immaginato la sua squadra così dopo le prime 19 partite di regular season. Chi sono? Indossano una canotta verde, giocano al TD Garden ed hanno un nome: Boston Celtics.

LA RIVOLUZIONE ESTIVA

Attualmente con il miglior record in tutta la lega, i Celtics si presentavano ai nastri di partenza con un roster rivoluzionato. Sono, infatti, solo quattro i reduci dall’ultima stagione conclusasi con la sconfitta in finale di Conference contro i Cavaliers. Il GM Danny Ainge, fenomeno in sede di mercato con le sue intuizioni, ha confermato Smart, Brown, Horford e Rozier. Una follia per molti, soprattutto veder partire il piccolo folletto Thomas e due mastini difensivi come Bradley e Crowder. In realtà la scorsa estate è stata considerata da Ainge il momento giusto nel quale intervenire pesantemente nel mercato dei free agent e nel draft grazie alle tante scelte accumulate negli ultimi anni. Le cessioni si sono rese necessarie sia per liberare spazio salariale sia per evitare futuri rinnovi di contratto a cifre molto alte, vedi Thomas.

HAYWARD, TATUM E IRVING

Dopo aver inseguito Durant nella scorsa stagione ed aver fatto un tentativo per Paul George, Ainge ha portato alla corte di Stevens, Gordon Hayward. L’ex Utah Jazz rappresentava il miglior giocatore free agent da inserire nel sistema Celtics, dopo essere stato allenato anche al college da Stevens stesso. Nonostante questo importante acquisto, l’intuizione di Ainge è di nuovo protagonista al Draft. I Celtics scambiano la loro prima scelta assoluta con Philadelphia che si assicura Fultz. Non è un dramma perchè è stato individuato come fenomeno del futuro Jayson Tatum, ala piccola classe ’98. I fuochi d’artificio, però, Ainge li ha conservati per il gran finale. Irving comunica la volontà di lasciare i Cleveland Cavaliers e la corte del re Lebron James. I Celtics non perdono l’occasione e per arrivare al talentuoso play, sacrificano Thomas, Crowder, Zizic ed una scelta futura. Un terremoto con epicentro Boston scuote l’intera NBA. I Celtics hanno rivoluzionato la squadra, Danny Ainge ha dato l’accelerata decisiva al nuovo corso post Big Three.

QUEL MALEDETTO ESORDIO

I Celtics completano la squadra con gli esperti Baynes e Morris, gli “europei” Larkin e Theis ed altre giovani promesse. L’esordio è di quelli duri e simbolici: gli avversari sono i Cleveland Cavaliers. Si riparte da dove si era finito, questa volta con innumerevoli motivazioni in più. Tutti sono curiosi di rivedere Irving contro il suo passato, tutti si aspettano l’esordio di questi nuovi Celtics. Pronti, via e dopo 5 minuti: black out. Hayward è a terra dopo una lotta a rimbalzo, tutti gli occhi sono su di lui ma non viene inquadrato. In realtà c’è stata una frazione di secondo in cui si è intravisto il peggio. Il nuovo acquisto dei Celtics vede chiudersi la sua stagione dopo soli pochi minuti per una frattura della tibia. Cala il gelo, sembrano già essersi infranti i sogni di gloria. Boston gioca eroicamente la partita e perde di volata. Due giorni dopo saranno i Bucks a festeggiare al Garden. 0-2 recita la classifica, ma il pensiero comune è che la stagione sia già finita per tutti.

LA FORZA DEL GRUPPO

Invece è solo l’inizio della risalita. I Celtics si riuniscono attorno al loro vero leader tecnico ed emotivo, Brad Stevens. Il fuoriclasse in panchina riesce a lavorare sulla testa dei suoi giocatori ed a costruire un gruppo unito ed affiatato. Da qui riparte la stagione ed il rullo compressore in verde. Il gioco dei Celtics si basa ancora una volta e storicamente sulla difesa. Intensità, consapevolezza e dedizione: l’attacco è solo una conseguenza naturale. Effettivamente è proprio così ed è palese guardando le partite dei Celtics. Non ci sono individualità, si lavora e si suda tutti insieme per 48 minuti ed le statistiche parlano chiaro.

I LUNGHI

Il reparto più carente degli ultimi anni. Horford sta dimostrando da veterano tutto il suo valore. Rappresenta il punto centrale della squadra per le sue capacità di lavorare sotto il ferro, in pick and roll e dalla linea dei 3 punti. Risulta estremamente importante nel saper ribaltare l’azione dopo un rimbalzo o recupero difensivo. Attorno a lui gravitano i tre nuovi arrivati Baynes, Morris e Theis. Il primo, australiano, ha portato fisicità e presenza fisica in un roster troppo leggero nelle stagioni precedenti. Morris si sta rivelando l’uomo in più, specialmente quando esce dalla panchina, per le capacità di ricoprire più ruoli. Il tedesco Theis l’abbiamo potuto ammirare negli ultimi europei. Un giocatore moderno, mobile ed abile nel pitturato e dalla linea dei 3 punti.

IRVING E LA SUA “BANDA”

Diciamocelo chiaramente: se a 23 anni hai già vinto un anello, hai giocato tre finals e non vuoi più vivere all’ombra del più forte, allora c’è qualcosa di speciale dentro di te. Irving ha messo in gioco sè stesso e la sua carriera, sta dimostrando di essere un leader nato. Emblematiche sono le sue percentuali negli ultimi 5 minuti di partita: sempre decisivo per punti ed assist quando la palla scotta. Illegale la prestazione da 47 punti contro Dallas, nel momento in cui Boston sembrava sul punto di cadere. La sua “banda” è fatta da giocatori che basano tutto sulla difesa, delle vere spine nel fianco per tutti. Rozier gioca da veterano e dimostra di aver imparato tanto da Bradley in fase difensiva. Smart è il peggiore tiratore della squadra ed uno dei peggiori dell’intera lega. Risultato? Con lui in campo i Celtics hanno sempre parziali positivi. Ainge ha sacrificato Bradley e Crowder i principali difensori, puntando tutto sui giovani Rozier e Smart. Se il roccioso Marcus inizia a migliorare le sue percentuali, potrebbe diventare un terzo violino di classe.

BROWN E TATUM

Solo applausi. Per i Celtics, per Ainge, per Stevens, per loro due. Il futuro passa dalle loro mani, perchè la mentalità è già da veterani. Eppure hanno solo 21 e 19 anni, sono degli esordienti di fronte ai giganti dell’NBA. Le loro statistiche sono inverosimili e, sicuramente, subiranno delle flessioni fisiologiche durante la lunga stagione. Tuttavia si stanno rivelando fondamentali sotto tutti i punti di vista. Brown è diventata la seconda scelta in attacco dopo Irving, il suo atletismo gli permette di difendere su tutti i 5 ruoli ed in difesa è primo per palle recuperate. Tatum non è solo un rookie, è il rookie che Boston ha scelto cedendo la prima scelta, è il rookie che deve sostituire l’infortunato Hayward. Tutta questa pressione avrebbe sfinito chiunque, tranne lui. L’ambiente, lo staff ed i compagni gli hanno dato quella fiducia tale che oggi sfida un fenomenale Simmons per il premio Rookie dell’anno. Stevens si può coccolare i suoi due gioielli, allontanando le tantissime voci di mercato secondo cui mezza NBA farebbe follie per averli.

DIREZIONE ANELLO?

Il processo di crescita ha bruciato le tappe, nè Stevens nè Ainge potevano immaginare tutto questo. Certamente Boston, al momento, non può ancora puntare al titolo. La vittoria sui Warriors non deve ingannare. In una serie finale Golden State resta la favorita ed, al momento, anche ingiocabile su 7 partite. Nonostante l’assenza di Hayward, Boston può sicuramente sfidare i Cavaliers con più consapevolezza ad East. Le finals sono un obiettivo concreto, c’è ancora tanto da lavorare ma le basi sono di grande prospettiva. Nel frattempo godiamoci questo giovane gruppo e seguiamoli con attenzione.

Il futuro è già oggi.

Ernesto Francia, editore classe 1991 per LivinplayNews. Laureato in Scienze storiche presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, collabora come giornalista per quotidiani ed editore per blog sportivi. Grande amante di calcio e basket, segue lo sport a 360 gradi unendo passione e lavoro.

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