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Interviste

Da Messina alla Nazionale, il “guerriero” Marco Crimi si racconta

Da Messina alla Nazionale, il “guerriero” Marco Crimi si racconta

Approfittando delle settimane di vacanza in terra sicula, abbiamo intervistato Marco Crimi, centrocampista dell’Entella ex nazionale azzurro under 21. Il 28enne messinese ci ha raccontato tutta la sua carriera ricca di particolari, alti e bassi e con un futuro ancora tutto da giocarsi. Sulle spiagge dove incrociano Mar Ionio e Mar Tirreno, con lo Stretto di Messina sullo sfondo, ecco la nostra chiacchierata con Marco Crimi.

Il tuo approccio al calcio? Tra scuola e lavoro come sei riuscito a emergere?

“Quando fallì il Messina mi ritrovai senza squadra e, tramite Bonsignore, riuscii ad arrivare all’Igea Virtus a fine Agosto per disputare il campionato Berretti. Dopo la scuola non pensavo di poter continuare a giocare a calcio ed ho iniziato a cercare lavoro, avevo fatto il colloquio per lavorare nei servizi sociali. Mio padre e la mia famiglia mi lasciarono libero di scegliere per il mio futuro. Nell’Igea Virtus dovevo giocare per la Berretti, ma mister Castellucci mi buttò subito in campo con la prima squadra dopo una settimana dal mio arrivo”

La chiamata del Bari nel 2010, raccontaci l’impatto.

“Dopo l’Igea Virtus andai al Bari, feci un anno di primavera e poi sei mesi di prima squadra. Ho fatto tre presenze con mister Ventura, nel mio stesso ruolo c’erano Donati, Almiròn ed io avevo 20 anni. Nel mercato di Gennaio trovammo la soluzione Grosseto. Ho passato lì due anni e mezzo, trovando anche la maglia della Nazionale.”

Parlaci delle tue avventure fino a Chiavari e quale squadra ti ha più impressionato.

“Lo spogliatoio è fondamentale nella vita di un calciatore e se trovi il giusto gruppo di compagni poi i risultati si vedono anche in campo. Le società professionistiche sono tutte organizzate, in serie B ho trovato compagini ben strutturate. Per esempio Cesena era paragonabile ad una società di Serie A, una piazza che può vantare 13 mila presenze fisse allo stadio la domenica. A Chiavari, all’Entella la società è molto organizzata e mi seguivano già da qualche stagione.”

Come ti sei sentito al momento della convocazione in Nazionale?

“Ho vissuto le convocazioni della Nazionale con molta palpitazione. Eravamo un gruppo di 27 ragazzi ed io ero l’unico retrocesso dalla serie B alla serie C, con il cartellino di proprietà di una squadra di C. Tutti gli altri erano di proprietà di squadre di serie A. Mi sono rimboccato le maniche ed alla fine ci sono riuscito: selezionato anche non nel mio ruolo ma come terzino destro. Ho giocato l’europeo fino alla finale contro squadre molto forti. Quando indossavo la maglia della nazionale non sentivo fatica, avevo un’adrenalina pazzesca, non c’era bisogno nemmeno di fare riscaldamento”

Cosa pensi del fallimento di questa “tua” Italia?

“La cultura italiana è particolare. Quell’anno che giocammo contro la Spagna, loro avevano giocatori che già potevano vantare esperienze in Liga e Champions League. Noi avevamo solo Verratti che giocava al Psg. In Spagna ti lanciano prima, hanno una cultura del settore giovanile molto diversa, guardano alla prospettiva non al risultato immediato. Qui da noi ancora siamo legati alle vittorie dei bambini di dieci e dodici anni. La vittoria di un torneo di bambini non vale nulla, è importante formarli per farli diventare futuri giocatori. Un settore giovanile pazzesco in Italia è quello dell’Atalanta che ogni anno sforna sempre giovani talenti. Sono favorevole, infatti, alle seconde squadre perché danno la possibilità ai giovani della primavera di potersi confrontare subito con campionati professionistici. In Spagna ed in altri paesi già lo fanno. In Italia ci concentriamo solo al risultato immediato.”

Parliamo della tua città, di Messina. Cosa proponi per una rinascita del calcio locale?

“Qui a Messina purtroppo hai poca visibilità, non ci sono investimenti nei settori giovanili. A me è andata bene, ho fatto 23 presenze e 3 goal a 18 anni e mi ha acquistato il Bari. E’ un peccato che una piazza come Messina sia in questa situazione, fa male soprattutto per un messinese come me che ci vorrebbe venire a giocare. Bisognerebbe ristrutturare il Celeste e ripartire da lì perché poi i tifosi messinesi, spinti dall’entusiasmo, lo riempirebbero. Come negli anni d’oro, al Celeste è il pubblico che ti fa vincere le partite.”

Chi è l’allenatore che ti ha dato di più?

“Carmelo Mancuso è stato fondamentale, quando ero piccolo mi ha formato dal punto di vista caratteriale. Lui ha cambiato il mio percorso di crescita. Un allenatore molto bravo e preparato, che secondo me poteva avere anche una carriera più importante.”

Il giocatore più forte con cui hai giocato e contro cui hai giocato?

“Per me un giocatore fortissimo con cui ho giocato è Brienza. Non perdeva mai la palla, faceva sempre la cosa giusta. Ho affrontato anche tantissimi giocatori forti: sicuramente uno dei migliori è stato Salah, partiva da centrocampo ed arrivava in porta con una velocità ed una facilità estrema. Poi Pogba, io andavo a saltare di testa e lui stoppava la palla di petto; Ibra un altro fenomeno.”

La tua stagione più intensa e perché?

“La mia più bella stagione è stata quella a Latina. Un’annata di gioia e dolore. Io venivo dall’Europeo e dalla sconfitta in finale contro la Spagna, sono arrivato al Latina neo promossa in serie B. Abbiamo fatto una stagione fantastica, fino alla finale playoff purtroppo persa. Ho ricordi bellissimi di Latina, una piazza che vive per il calcio.”

Raccontaci l’esperienza flash di Bologna.

“Bologna è una città bellissima, purtroppo ancora oggi mi domanda cosa non è andata. Mi avevano acquistato di venerdì, il sabato mi alleno e partiamo per Roma, la domenica rifinitura e la sera parto titolare contro la Lazio. La mia unica presenza, poi a Gennaio andai al Carpi e ce la siamo giocata per la salvezza.”

Le sensazioni dell’ultima stagione in Liguria?

“Abbiamo affrontato un’annata difficile, il mio goal che ci ha portato a giocarci i playout è stata una liberazione. Ci siamo uniti tanto come spogliatoio ed anche la città ci è stata vicina. Purtroppo in finale non siamo riusciti a fare quel goal decisivo, loro avevano anche due risultati su tre a favore grazie al posizionamento in classifica migliore.”

 

@La Punta Beach Club, Torre Faro Messina
#Fotografie: Marco Familiari

Mirko Burrascano è il Direttore di Livinplay News. Siciliano del 1992, ha conseguito il Football Master all'Università del Calcio di Roma ed è un tecnico abilitato Uefa B. Vive lo sport, vive di sport, scrive di sport. I suoi hobby? La cucina siciliana e la geografia.

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