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Derby d’Italia: l’attesa infinita

Derby d’Italia: l’attesa infinita

Venerdì 7 dicembre. Sant’Ambrogio per i milanesi, ultimo giorno della settimana per chi lavora. Il venerdì prima dell’Immacolata.

Bello, bellissimo. Ma stasera c’è il Derby d’Italia.

La partita più attesa, una gara che va oltre le classifiche e i punti in palio. Due squadre a confronto, due ideologie contrapposte. Su un campo da calcio e al bar davanti ad un caffè. Perchè così deve essere. Sfottò, ironia, rivendicazione, orgoglio. Tutti gli ingredienti principali di una partita cerchiata in rosso sul calendario. Per alcuni più del Santo Natale.

Sfida societaria

A livello societario la Juventus, nel post Triplete nerazzurro, è riuscita a scavare un solco con le sue principali avversarie. Una famiglia, gli Agnelli, che tramite la FIAT ha, da sempre, dato un’impronta aziendalistica alla società delle zebre. Un qualcosa che negli anni del calcio romantico, quello prima in bianco e nero e poi a colori sfocati, poteva per alcuni cozzare con la passione e l’emozione. Ma che oggi, nell’industria del pallone, porta i suoi benefici tangibili.

Dall’altro lato l’Inter, sotto la guida del colosso Zhang, sta cercando di ricostruirsi il suo posto nell’Italia e nel Mondo. E la crescita sul campo passa anche da una struttura societaria, ad oggi, molto più solida del passato. Al netto degli sfottò di qualcuno che si limita a sottolineare il “Fozza Inda”, senza riuscire ad andare oltre. In un’analisi ragionata dei progressi strutturali che la società sta mettendo in piedi. E che sono sotto gli occhi di tutti.

Ma alcuni limiti del nostro popolo sono evidenti. E il pallone è un qualcosa di ignorante per gli ignoranti. Anche se, come diceva Sacchi, “è la cosa più importante tra le cose meno importanti”.

Tornando al confronto societario tra Juve e Inter, un ulteriore passo avanti della società nerazzurra trova le sue radici proprio del Derby d’Italia. Beppe Marotta, uomo simbolo insieme a Nedved e Paratici della Juventus che comanda in Italia da ormai 7 anni. Oltre ad essere, certamente, almeno tra le prime 5 squadre a livello europeo.

Marotta, uomo centrale della Juventus, che ora accetta una nuova sfida. In un mondo opposto rispetto al precedente. Con coraggio, professionalistà e dedizione. Cercando di accorciare la distanza tra le due squadre, di cui lui stesso è stato uno dei fondamentali artefici.

E poi il campo..

Perchè tutto, alla fine, passa da lì. Dal rettangolo verde e da quel pallone che rotola in mezzo a 22 uomini. In una sfida che non ha bisogno di presentazioni. Con due uomini simbolo che si prendono la scena. Da un lato Cristiano Ronaldo, uno dei due giocatori più forti al mondo, e dall’altro Mauro Icardi, nominato dai colleghi il miglior calciatore della scorsa Serie A. Due calciatori con una sola cosa nella testa, il goal.

Senza dimenticare tutto il resto, e soprattutto due delle coppie difensive più forti in Europa. CR7 e Maurito, infatti dovranno fare i conti, rispettivamente, con De Vrij-Skriniar e Bonucci-Chiellini. Sicuramente nella loro carriera si sono trovati davanti difensori più morbidi.

I centravanti, le difese e tutto il resto, che però si presenta da solo. In una sfida che, da sempre, significa molto di più dei tre punti. Tutto è pronto per Juventus-Inter. Via agli sfottò, alle polemiche, ai cori di scherno. Nella bellezza di una partita che per molti non significa niente.

Ma siamo di fronte, nuovamente, a un qualcosa che è la più importante tra le cose meno importanti.

Da domani si pensa al Natale, questa sera c’è il Derby d’Italia

Marco Pino, editore classe 1993 per LivinplayNews. Studente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Management per l’Impresa, ha approfondito le sue conoscenze in materia sportiva con Sports Management. È da sempre appassionato di sport, in particolare alla gestione delle società calcistiche e ai loro business.

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