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Dinasty Pozzo: una voce fuori dal coro

Dinasty Pozzo: una voce fuori dal coro

Il calcio italiano si presenta a tutt’oggi come un sistema retrodatato che non è stato capace di adeguarsi al passare del tempo e al cambiamento dei mercati.  Mentre le società calcistiche di mezza Europa durante gli anni 90′ ottemperavano investimenti in infrastrutture e settori giovanili, i club italiani dilapidavano i loro patrimoni per accaparrarsi i grandi campioni.

Politiche di spesa scellerate

I pessimi investimenti posti in essere dalla maggior parte dei club, hanno causato notevoli danni sopratutto nel lungo periodo. Infatti le fortissime congiunture economiche hanno reso quasi impossibile l’esercizio della governance dei club da parte di un unico soggetto.  Così i grandi gruppi industriali, hanno dovuto lasciare il posto ai facoltosi fondi d’investimento provenienti dagli Emirati Arabi e dalla Cina

L’eccezione che non conferma la regola

Dunque sembra pressoché evidente come il panorama calcistico Italiano non eccella sia in termini di risultati sia in termini di fatturati. Tuttavia c’è chi ha saputo strutturare un modello di business vincente dentro e fuori dal campo. La famiglia Pozzo attraverso un’eccellente rete di osservatori, dirigenti e allenatori è riuscita ad invertire il trend nazionale. Ha sperimentato un assetto societario basato prevalentemente sulla valorizzazione e la vendita attraverso cospicue plusvalenze di giovani calciatori.

Affari di famiglia

Stadio Friuli, il Dacia Arena

Stadio Friuli, il Dacia Arena

Partendo dall’Udinese, nel giro di un decennio la famiglia Pozzo ha acquisito altre due importanti società calcistiche il Granada ed il Watford. Queste ultime acquisizioni hanno di fatto iscritto il gruppo imprenditoriale Friulano nel libro dei record, infatti sono l’unica azienda a detenere contemporaneamente il pacchetto di maggioranza di tre club che militano nei campionati di massima serie dei loro rispettivi paesi. L’esercizio dell’impresa applicata su quest, consente alla società di Udine di poter rendere sostenibile il proprio business. Infatti gli investimenti espletati per poter allestire squadre competitive, vengono compensate dai ricavi in termini di diritti televisivi, plusvalenze, ricavi degli stadi e merchandising.

 

 

 

Simone Coletta, scrittore classe 1994 per Livinplay News. Laureato in Scienze dell'Amministrazione e dello Sviluppo economico presso l'Università degli Studi di Messina. Amante del Basket, della tecnologia, dell'economia e del marketing.

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