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Editoriale

Editoriale: il fallimento. Italia Anno Zero!

Editoriale: il fallimento. Italia Anno Zero!

Tutti i redattori di LivinplayNews hanno provato a esaminare il fallimento dell’Italia nei play off di qualificazioni ai Monidiali in Russia del 2018. Un editoriale inedito. Tutti insieme in unico pezzo.

Mirko Burrascano

L’annunciata apocalisse

Abbiamo toccato il fondo. Talmente tanto da meritarci le prime pagine dei quotidiani non solo sportivi. La colpa? Troppo facile accusare Ventura. Ventura non è altro che la punta di un iceberg rappresentante un sistema obsoleto e arrogante. Un sistema che non ha avuto la voglia di innovarsi quando l’11 agosto del 2014, dopo la disastrosa apparizione al mondiale brasiliano, dovette scegliere tra Tavecchio ed Albertini. Ed oggi ne paghiamo le conseguenze. Tutti. E a carissimo prezzo. Speravamo fosse un incubo di una notte di metà novembre, ma così non è. L’annunciata apocalisse è oggi realtà. Il mondiale in Russia, noi italiani, lo vedremo sul divano, come del resto ci è sempre piaciuto fare. Comodi, pigri e furbi. Purtroppo però questa volta la furbizia ha avuto la peggio. Adesso per l’Italia è il momento di guardarsi allo specchio, di rimboccarsi le maniche e di cominciare a imparare a progettare il domani, perché, tuttavia, dal fondo non si può che risalire. E allora, come disse Caressa nel 2006, “Coraggio Azzurri!”.

Ernesto Francia

Un fallimento sotto tutti i punti di vista. La mancata qualificazione mondiale è lo specchio della situazione italiana. Da oggi si dovrebbe ripartire da zero, dai palazzi istituzionali fino ai campi di provincia. Dalla vittoria del 2006 è stato un lento declino ed oggi, a distanza di undici anni, abbiamo toccato il fondo. Sono tutti colpevoli di questo fallimento: da Tavecchio fino a Ventura. Le dimissioni sarebbero stato un segno di dignità ma purtroppo in Italia si è troppo legati alla propria “poltrona”. Adesso è tempo di interrogarsi sul futuro del nostro calcio: vogliamo ripartire o vogliamo rimanere la periferia d’Europa?

Antonio Tuzza

Thriller Night

Da una parte la fuga di Tavecchio e le mancate dimissioni di Ventura, dall’altra lo spettacolo del pubblico di San Siro e le lacrime di Buffon; 180 minuti conditi d’ansia, degni del miglior thriller cinematografico con un finale a dir poco cruento. Parte l’indagine, si cercano i colpevoli, di indizi ce ne sono tanti sparsi lungo la strada che ci ha portati da Berlino a quest’atroce risveglio, la Federazione principale indiziata con Ventura complice di un delitto sportivo/sociale in cui a perire è il sistema stesso, non la passione. L’italia riversa al suolo, ferita mortalmente. Non vogliamo un sequel, grazie.

Giuseppe Lanfranchi

La sconfitta del calcio italiano è l’emblema della crisi che il nostro Paese sta vivendo. Che amarezza…

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Roberto Saglimbeni

Il suicidio tattico dell’Italia ha il volto dei cross di Candreva e Darmian: mai pericolosi, a difesa schierata, sono preda facile dei giganti svedesi. Le uniche occasioni di uno contro uno, come quella di Florenzi, avevano mostrato la strada, ma gli azzurri peccano di personalità e fiducia nel puntare l’uomo. Se poi è Chiellini a tentare I traversoni dalla trequarti, l’equivoco di Ventura é chiaro: una nazionale con tanto talento offensivo condannata ad impostare col meno tecnico degli 11. Da dove ripartire? Da un 4-3-3 che valorizzi le nuove ali italiane, da un centrocampo creativo e giovane, da Florenzi, Belotti e Insigne. La generazione dei Candreva e dei Parolo ha perso il treno mondiale e non deve avere posto nel progetto di Euro2020 che, nonostante questa disfatta, può ancora essere vincente.

Gabriele Di Pietro

Berlino – Milano 4152 giorni dopo. Dalla vittoria del Mondiale tedesco alla mancata qualificazione dello stesso. Questi sono i due momenti che racchiudono il calcio italiano moderno. Di chi sono le colpe? Abbiamo perso tutti. In un periodo dove in Italia tutto il sistema va male, ci potevamo almeno vantare di sentirci ITALIANI uniti con lo sport, in maniera particolare con il calcio. Se anche questo dimostra di essere malato, fermiamoci un attimo a pensare come possiamo risolevvarci.

Marco Quartuccio

#mood . . Il prossimo mondiale dell’Italia, forse, lo vedrò a 30 anni

Instagram post. "Giovanni Storti"

Instagram post. “Giovanni Storti”

Marco Pino

Il fallimento di una gestione tecnica

Quello di stasera, è il fallimento una gestione tecnica. Il risultato di stasera é colpa di questa gestione, il resto va innovato ma la qualificazione di stasera si poteva conquistare. Al Mondiale si DOVEVA andare. Lorenzo Insigne è forse il simbolo della confusione tattica di Giampiero Ventura. Il giocatore più talentuoso di cui questa rosa dispone, costretto a giocare 10′ da interno in Svezia e non utilizzato nella gara più importante. La varietà di esterni di talento di cui questa Nazionale dispone, dallo stesso Insigne a un El Shaarawy in grande forma. Passando per Bernardeschi, Chiesa, Florenzi e altri giovani. Tutto questo faceva pensare ad un progetto tattico diverso. Ad un modulo diverso dal 4-2-4. La disfatta con la Spagna era stata giustificata dalle parole del CT con precise parole “Stiamo seguendo un progetto tattico che non vogliamo abbandonare e accantonare”. Un’idea (sbagliata sin dal principio per gli uomini a disposizione) portata avanti al Bernabeu senza un criterio, e messa da parte nel doppio confronto più importante. Ma allora, quale era questo progetto tattico?

Confusione e pressione gestita male che hanno portato ad un risultato quasi scritto: la sconfitta. Sono davvero tanti gli errori di Ventura. Troppi. Lasciando da parte un girone di qualificazione in cui sembrava scritto arrivare tra le prime due, ma dietro la Spagna, l’Italia non è stata stata protagonista nel complesso di prestazioni convincenti. Un cammino fatto di alti e bassi, che ci ha portato ad affrontare il play-off con pochissime certezze. Un Jorginho mai tenuto in considerazione, e schierato per volere popolare nella partita più importante. Insigne, come detto, messo da parte e sacrificato in un ruolo non suo. Un talento su cui bisognava costruire. E tanti, troppi errori. Siamo un paese di 60 milioni di commissari tecnici, tranne uno.

Antonio Caroè

Non avrei mai immaginato di assistere ad un Mondiale senza l’Italia e il giorno dopo la disfatta di San Siro è ancora peggio. Siamo all’anno 0, almeno lo spero, perché piangere sul latte versato sarebbe masochista e inutile. Il movimento calcistico italiano è ai minimi storici da qualsiasi punto di vista. Servirebbero investimenti importanti sui settori giovanili, sugli impianti sportivi, bisogna cambiare quanto prima parte del regolamento che riguarda gli under nelle categorie inferiori. Tavecchio ha perso a 360 gradi e ha l’obbligo morale di lasciare spazio a figure più competenti ed eticamente più preparate. Su Ventura c’è poco da dire: un confuso marinaio di una barca logora e di una ciurma scadente”.

 

Mirko Burrascano è il Direttore di Livinplay News. Siciliano del 1992, ha conseguito il Football Master all'Università del Calcio di Roma ed è un tecnico abilitato Uefa B. Vive lo sport, vive di sport, scrive di sport. I suoi hobby? La cucina siciliana e la geografia.

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