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ESCLUSIVA – Gianfelice Facchetti: “Internazionalità? Inter primo club a puntare sugli stranieri. Squadra? Mi aspetto delle conferme. Sul ricordo di mio padre…”

ESCLUSIVA – Gianfelice Facchetti: “Internazionalità? Inter primo club a puntare sugli stranieri. Squadra? Mi aspetto delle conferme. Sul ricordo di mio padre…”

L’Inter è senza dubbio una delle squadre più importanti dell’intero panorama calcistico mondiale. Sono tanti i successi raggiunti dal biscione nel corso della sua storia come ad esempio la Coppa Uefa vinta nel ’98 a Parigi contro la Lazio e non meno importante la Champions League conquistata a Madrid nel 2010. Non solo trofei: nella cultura di massa l’Inter si è anche distinta per via delle tante nazionalità presenti in rosa. Livinplay News ha contattato telefonicamente Gianfelice Facchetti, figlio della storica bandiera nerazzurra Giacinto Facchetti. Da un parere sull’Inter attuale fino al ricordo del numero 3 per eccellenza scomparso dodici anni fa, ecco quanto emerso.

Cominciamo dalla stagione di quest’anno: quali sono le sue prime impressioni sulla squadra?

“L’impressione è che la squadra sia comunque migliorata rispetto all’anno scorso al di là della perdita di Cancelo che sicuramente fa male. Purtroppo non si poteva fare altrimenti poiché c’erano di mezzo ragioni di bilancio legate al FPF, dalle quali l’Inter sta uscendo piano piano. In generale penso che il gruppo sia migliorato e sia stato costruito bene anche se l’inizio non è stato facile. Guardando i risultati delle prime tre giornate la sensazione è che l’Inter abbia trovato nelle prime due gare due formazioni più in forma: il Sassuolo e il Torino. Nel primo match non è stata aiutata dagli episodi: contro il Sassuolo l’Inter non ha giocato bene però è anche vero che la partita è stata decisa da un rigore discutibile. Ovviamente ci sono anche fattori interni: la squadra è in parte nuova e credo che ci siano degli equilibri da trovare. Nonostante questo mi aspetto comunque una crescita e delle conferme tenendo conto che bisogna confrontarsi in Europa con formazioni più blasonate”.

A proposito dell’Europa: crede che l’Inter possa dire la sua anche in Champions?

“Sicuramente sì, mi sembra fuori discussione. L’affermarsi in Europa passa dal rivelarsi una squadra attendibile e pericolosa per chiunque la incontri in Italia. Penso che il gruppo sia all’altezza di questo compito”.

I nerazzurri si definiscono “fratelli del mondo” viste le tante nazionalità presenti in rosa: cosa ne pensa di questa immagine?

“E’ un’immagine storica, ma anche un atto formativo che caratterizza ormai tutte le squadre di Serie A. Penso anche che sia un tema in ottica Nazionale. Ormai squadre con tanti italiani se ne trovano poche e l’Inter è stata la prima a puntare su questo in un periodo storico in cui aveva un valore diverso e anche in certe epoche dove la presenza di stranieri faceva discutere come ad esempio il regime fascista. L’Inter storicamente è sempre stata legata a questo discorso che però adesso riguarda tutti, non solo il calcio italiano ma anche quello internazionale”.

Rimanendo su questo tema: non sarebbe altrettanto bello vedere i talenti di Appiano Gentile in prima squadra?

“Sì, non solo per l’Inter ma anche per le altre società. Non so quanto condizioni la mancanza di fiducia o se i nostri giovani oggi sono meno pronti rispetto ai vari delle altre nazionalità dal punto di vista del temperamento e del carattere. Non si sembra che le altre squadre abbiano quest’abitudine nel pescare nei settori giovanili, basti pensare alla Juventus che è la squadra che sta vincendo di più negli ultimi anni in Italia: l’unico che ha lanciato è stato Marchisio quando i bianconeri giocavano in Serie B, poi è diventato un punto fermo della squadra. Il tema e la riflessione evidentemente toccano tutti”.

Un’ultima domanda: ieri sono passati dodici anni dalla scomparsa di Giacinto Facchetti: qual è il ricordo più bello che ha di suo padre all’Inter?

“Per fortuna ce ne sono molti che vanno e vengono. Tante persone non solo del pianeta nerazzurro hanno sempre la voglia di condividerlo e di ricordarlo, non ce n’è uno che prevalga su tutti. E’ un ricordo molto vivo che viene portato avanti non soltanto da noi”.

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