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Interviste

Francesco Calcagno: quando il calcio è di strada

Francesco Calcagno: quando il calcio è di strada

Quando incontri Francesco Calcagno per le vie di Messina hai sempre l’occasione di sorridere. Francesco è così: solare, gioioso, dalla battuta facile. Simbolo della cavalcata promozione che ha coronato il Città di Messina regina del campionato di Eccellenza, il centrocampista peloritano è il protagonista del secondo appuntamento con “Focus di Provincia”.

Francesco, conosciamoci meglio; se qualcuno dovesse chiedertelo, come ti definiresti?

“Sono sicuramente un “buono”, un bravo ragazzo, anche se a primo impatto potrei non risultare così. Ho avuto la fortuna di crescere in un contesto familiare che mi ha dato tanto, i miei genitori sono stati fondamentali nella mia formazione, a loro devo tanto. Sono un ragazzo d’oro, odiarmi è difficile: chi mi odia mi invidia…”

Riavvolgiamo il nastro. Quando è scoppiato l’amore per il pallone?

Un giovanissimo Ciccio

Un giovanissimo Ciccio

“Come tanti della mia generazione ho iniziato a tirare i primi calci nei cortili del mio quartiere. Giocavo insieme a ragazzi più grandi di me e questa esperienza, seppur infantile, mi ha aiutato a formarmi. Tra i ricordi più nitidi del periodo c’è sicuramente quello di mio nonno che ha seguito il mio percorso calcistico sin dall’inizio. E’ stato lui a propormi alla mia prima società: la Nuova Gazzi.”

Un calciatore “old school” Francesco Calcagno, com’è cambiato il calcio rispetto ai tuoi tempi e quanto ha influito crescere in un quartiere “difficile” nel tuo percorso?

“Il calcio è cambiato tanto, adesso i bambini seguono un percorso di formazione tecnica e tattica dalla più tenera età. Ai miei tempi i cortili erano i campi di calcio e un paio di sassi i pali delle porte. Manca l’imprevedibilità nel calcio di oggi. Il mio quartiere mi ha solamente reso più forte: la strada ti da tanta esperienza.”

Hai parlato di tuo nonno, che rapporti hai con la tua famiglia?

“Per me la famiglia è un concetto cardine della mia vita. Oltre a mio nonno, anche mia nonna mi è sempre stata accanto, per non parlare dei miei genitori che nel bene e nel male hanno sempre cercato di supportare le mie decisioni.”

Dopo 2 anni però, arriva la prima chiamata importante…

Le vesti amaranto

Le vesti amaranto

“Esatto, le giovanili del Messina, la maglia che ogni bambino della nostra città sogna di indossare. Poco tempo dopo in un torneo organizzato a Catania è arrivata la chiamata della Reggina. Non era una scelta facile ma il sostegno della mia famiglia fece la differenza e decisi di intraprendere questa nuova avventura: per la prima volta lontano da casa, dagli amici e da tutto ciò che amavo.”

Un cambio di vita radicale quello che ti portò in Calabria

“Una realtà molto diversa, positiva per certi versi, anche se avrei potuto dare di più. Ero ancora un ragazzino, mentalmente non del tutto maturo e in più a Messina era rimasta la mia fidanzata dell’epoca, a cui ero molto legato. Nella Reggina feci tutta la trafila delle giovanili, dagli Esordienti fino alla Primavera. Passai in prestito al Milazzo in Serie D e li vinsi il mio primo campionato. Tornai a Reggio ma i tempi erano maturi per cambiare aria.”

Tra i tanti allenatori, c’è qualcuno che ti ha lasciato un ricordo particolare?

“Mister Dino Posillipo, nell’esperienza di Reggio tra gli Esordienti e gli Allievi.”

Classe 92′, le Primavere adesso sono 25. Hai ancora la speranza di calcare i campi del professionismo?

“Onestamente? Si. Nella mia carriera ho perso qualche treno, adesso però credo di avere la mentalità per confrontarmi con categorie superiori, magari il prossimo mi metto a rincorrerlo.”

Sei un centrocampista, a chi ti ispiri?

“Più che ispirarmi, con le dovute proporzioni mi rivedo in Strootman della Roma: piedi buoni, inserimenti, cattiveria e tiro da fuori. Sono un centrocampista equilibrato che riesce a fare entrambe le fasi.”

Come hai vissuto la promozione con il Città di Messina?

Look per la promozione

Look per la promozione

“E’ stata un’annata fantastica. Abbiamo dimostrato di essere i più forti. Potete chiedere a Gina (Giovanni Ginagò, compagno di squadra), dopo pochi giorni di preparazione stavamo rientrando a casa e gli dissi: << Oggi mi guardavo in giro, vedevo le facce dei nostri compagni…lo vinciamo noi il campionato! >>. Avevo ragione e amo definirci dei veri e propri moschettieri.”

Nonostante l’età, hai tanta esperienza, pensi di poter diventare uno dei leader dello spogliatoio?

“Credo di sì, mi piace dare consigli utili ai più giovani. Oltre questo, ho la capacità con il mio carattere di socializzare facilmente e questo tiene unito il gruppo.”

Tra i compagni avuti in questi anni, c’è qualcuno che credi potesse fare di più nel mondo del calcio?

“Senza dubbio, Andrea Parachì. Nell’anno in Serie D con il Messina era un gradino sopra gli altri. E’ un grande amico.”

Il calcio dà, il calcio toglie. I momenti difficili non sono mancati

“Assolutamente sì, ho avuto la possibilità di prendere parte a due ritiri con la prima squadra del Messina, in Serie C e in D. Avrei meritato una possibilità ma il mondo del calcio è anche fatto di sponsor e raccomandazioni e non è detto che vadano avanti i più meritevoli. Una breve parentesi dopo il mio rientro da Licata con mister Bertone e con Lo Monaco non mi fu concesso di sudare per la maglia della mia Città. E’ stato il momento più difficile della mia carriera e volevo mollare. Per me giocare con quella tifoseria sarebbe stato fantastico.”

Adesso però c’è il Città di Messina, che stagione sarà la prossima?

“Una stagione importante. Ho sposato il progetto del Città ad inizio stagione dopo una buona esperienza a Taormina, con il Presidente Castorina. In giallorosso ho trovato quello che cercavo, a partire da una società seria e solida. Lo staff tecnico è stato eccezionale in tutte le sue componenti, in particolare mister Furnari e il DS Alessandro che quotidianamente non hanno fatto mancare il loro supporto. La Serie D sarà diversa ma ho fiducia in questa idea di calcio che la Società sta portando avanti e onorerò questa maglia a cui devo tanto. Voglio essere ancora protagonista.”

Antonio Caroè, editore classe 1993 per LivinplayNews. Studente presso l'Università degli Studi di Messina, frequenta l'ultimo anno (si spera), della triennale in Giornalismo. Impegnato quotidianamente nel mondo sportivo come Video Editor per svariate società calcistiche dilettantistiche messinesi, segue il mondo del pallone in maniera maniacale. Appassionato di viaggi, politica e della Leotta...si si Diletta, quella di Sky.

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