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Interviste

La corsa di Luca Calapai: dallo Stretto alla Serie B

La corsa di Luca Calapai: dallo Stretto alla Serie B

Sotto il caldo sole siciliano e con un panorama mozzafiato a fare da cornice, abbiamo intervistato Luca Calapai, difensore messinese classe ’93 in forza al Carpi FC in Serie B.

Qual è stato e com’è stato il tuo approccio al mondo del calcio da bambino?

“Da piccolo non seguivo molto il calcio. Ogni tanto, molto raramente, guardavo qualche partita in TV con mio padre, niente di più. Però abitavo di fronte al campetto del mio quartiere di residenza, affacciandomi alla finestra vedendo i bambini giocare e da lì ho iniziato anch’io ad avvicinarmi al pallone. Da subito ho avuto una gran voglia di correre dentro quel rettangolo. Volevo dimostrare a me stesso di essere competitivo con quei ragazzini che già ci giocavano.”

Parlaci della tua scuola calcio e del tuo importante settore giovanile.

“Ho iniziato con la scuola calcio dell’Annunziata, la squadra appunto vicino casa mia. In poco tempo, avevo meno di 8 anni, sono arrivato ad allenarmi con il Messina FC, che in quel periodo viveva un ottimo momento e aveva strutture idonee per far crescere i ragazzini. Con il Messina mi sono allenato tanto e bene. Ho fatto tutta la trafila fino ai giovanissimi nazionali, fin quando la società è fallita. Da lì, fortunatamente, è arrivata la chiamata del Catania che voleva non fare perdere i buoni giocatori che il Messina aveva coltivato in quegli anni.”

Com’era l’organizzazione calcistica a Catania rispetto a Messina?

“La scelta di andare a Catania non è stato solo mia, anche perché ero ancora troppo piccolo per determinate scelte. È stata una decisione presa insieme ai consigli di mio padre. L’impatto col Catania Calcio non è stato per niente facile. Da messinese non ero visto benissimo, ma mi sono rimboccato le maniche andando dritto per la mia strada. Lì sono arrivato a giocarmi il posto da titolare con gli allievi regionali e devo dire che poi mi sono riuscito benissimo ad ambientare, grazie anche all’aiuto di staff, allenatore e società. Fino a conquistarmi prima il posto negli allievi nazionali e poi nella primavera.”

Poi l’improvvisa convocazione in prima squadra. Raccontaci l’episodio e le tue sensazioni.

“Era un lunedì dell’ottobre del 2011 e mi stavo allenando regolarmente con la primavera come tutti i giorni. A un certo punto il Team Manager si avvicina a me comunicandomi che da quel giorno mi sarei aggregato alla prima squadra: il Catania di Montella in Serie A. Sul momento ero senza parole. Dentro me ho sentito un mix di emozioni anche perché non me l’aspettavo. Non realizzavo quello che stava arrivando ma ricordo che è stata una sensazione bellissima.”

Tanto lavoro, allenamenti duri, ma arriva l’esordio in A. Come ti sei sentito in quell’istante?

“Prima del mio esordio, esattamente la domenica prima, c’è stato un episodio molto divertente che voglio raccontare. Giocavamo all’Olimpico contro la Roma e vincevamo 1-0. Nel secondo tempo Mister Montella mi chiede di riscaldarmi e a venti minuti dalla fine, durante il mio riscaldamento, la Roma ribalta la partita. Al 90′ ero a bordo campo e stavo per entrare, il quarto uomo alza la lavagnetta, ma l’arbitro fischia la fine della partita. Che beffa! Fortunatamente però, la settimana dopo il mio esordio si è concretizzato. Era il 13 maggio 2012, Catania-Udinese. Sono entrato all’80esimo minuto al posto di Bellusci. Gli attimi prima di entrare e quelli del riscaldamento li ricordo bene: ero nervoso, teso, ansioso. Poi, come per magia, appena sono entrato mi sono sciolto subito, avevo di fronte gente come Asamoah e Di Natale, non potevo permettermi di essere teso. In quell’istante percepivo che tutti i miei sacrifici e il mio duro lavoro erano stati recepiti. A fine partita, però, ho capito subito che quello per me non era un punto d’arrivo, ma solo il mio punto di partenza.”

Come si gestisce la tensione del calcio professionistico?

“Con l’esperienza. Me ne accorgo su me stesso. Il primo anno in B con il Modena sentivo tanto la pressione, oggi invece, cinque anni dopo, riesco a controllarmi meglio e a gestirmi. È tutto un discorso legato all’esperienza.”

Cosa successe in quella calda estate 2012? L’estate dopo il tuo esordio.

“Dopo aver firmato un quinquennale col Catania, che comunque sapevo che mi avrebbe mandato sicuramente in prestito, ho valutato insieme al mio procuratore le varie offerte. Le chiamate più interessanti sono state quelle della Reggiana e del Como, ma alla fine ho deciso di sposare un bellissimo progetto, quello del Barletta, coordinato dal DS Peppino Pavone. In quella stagione, la mia prima da titolare in Serie C, ho fatto 27 presenze e un gol. Esperienza durata solo un anno, ma molto intensa e significativa per la mia crescita.”

L’anno dopo arriva la Serie B a Modena. Come ti sei trovato? Che significa stare in uno spogliatoio come quello del Modena?

“L’impatto col Modena e con la Serie B è stato molto più forte. Stadio più grande, piazza più importante e una società che anni prima aveva anche militato in A. La differenza del livello rispetto alla Lega Pro si percepiva sin dal primo istante. La prima stagione è stata molto bella e anche molto intensa, siamo giunti fino alla semifinale Playoff. Lo spogliatoio era ricco di giocatori di spessore: Babacar, Granoche e Garofalo su tutti erano personalità forti che mi facevano comunque sentire importante all’interno del gruppo. Questi giocatori mi hanno insegnato tanto dal punto di vista tecnico-tattico, ma anche comportamentale. Ecco, la mentalità è una cosa che fa la differenza per chi vuole fare il calciatore e la vicinanza a giocatori di questo livello non può che avermi aiutato ancor di più. A Modena ho passato 4 anni della mia vita ed è stata un’esperienza molto significativa oltre che bellissima.”

C’è un allenatore che ti ha fatto diventare il Calapai di oggi?

“Ho avuto tanti allenatori fino ad oggi e mi sono trovato molto bene con tutti. Ogni allenatore ti lascia inevitabilmente qualcosa, chi sotto il profilo tattico e chi sotto quello emotivo. Su tutti forse Novellino è quello che mi ha dato di più: è un mister molto preparato tatticamente ed è anche bravo a lavorare sul carattere dell’atleta. Vorrei citare anche Hernan Crespo, da lui ho cercato di rubare consigli visto che ha giocato nei massimi palcoscenici che si possono desiderare.”

Come hai vissuto il fallimento del Modena?

“Non è stato facile. Nell’anno della crisi della società se non ci fosse stato uno spogliatoio fatto da gente veramente per bene e che giocava a calcio per passione, non so che fine avrebbe potuto fare quel Modena. Nessuno di noi percepiva stipendio e sappiamo tutti quanto conta oggi l’aspetto economico nel calcio. È stato un grandissimo gesto da parte di ragazzi davvero eccezionali. Mi dispiace solo che se n’è parlato poco.”

Il tuo passaggio al Carpi com’è stato?

“Dopo essere stato svincolato dal Modena, in seguito a passaggi burocratici davvero estenuanti, ho iniziato ad allenarmi al parco da solo con qualche mio ex compagno. Tuttavia il mio allenamento in strada è durato appena tre giorni, in quanto ho avuto la fortuna di ricevere subito richieste da più società. All’offerta in B del Carpi non potevo rinunciare, era per me un’occasione per rimettermi in gioco in una società molto seria e anche molto forte e preparata.”

Il tuo contratto ti vede legato al Carpi per altri due anni. Tu hai voglia di restare e lottare per un posto da titolare?

“Il mio contratto scade nel 2020. Ho assolutamente voglia di restare al Carpi perché mi trovo benissimo e il fatto di giocarmi la titolarità è per me solo uno stimolo in più. Amo lavorare ogni giorno per conquistarmi qualcosa e sono certo che questa è la squadra giusta per continuare la mia carriera.”

Chi è stato il giocatore più forte con cui hai giocato. E chi, invece, il tuo compagno più simpatico?

“Il più forte secondo me è stato il Papu Gomez. Ci ho giocato insieme nell’anno a Catania e, seppur fossi piccolo, ricordo che era ed è tuttora un giocatore tecnicamente fortissimo, aveva un’esplosività impressionante. Per il più simpatico non saprei, dovrei fare una lunghissima lista, ho sempre avuto buoni rapporti con tutti in ogni spogliatoio in cui sono stato. Se devo per forza dire qualcuno ne cito tre: Beltrame, Pinsoglio e Molina. È stato davvero molto divertente condividere con loro questi anni al Modena.”

A 25 anni ti ritieni soddisfatto della tua carriera? Credi di poter ambire ancora a qualcosa in più?

“Non sono ancora soddisfatto. Ma per il semplice fatto che ho ancora dinnanzi a me tanti anni di carriera e voglio pormi continuamente obiettivi. Il mio obiettivo ogni anno è sempre lo stesso: allenarmi al 100% dal primo allenamento all’ultimo. E così sono certo che le soddisfazioni non possono che aumentare. Il lavoro, alla lunga, ripagherà sempre.”

Da messinese, cosa pensi della squadra della tua città?

“Io sono messinese dentro, tifo Messina e sempre lo tiferò. Mi piacerebbe vedere la squadra della mia città in categorie ben superiori all’attuale Serie D. Posso dire con certezza che una piazza come Messina e i suoi tifosi meritano di stare in campionati più importanti. Infatti al momento sono dispiaciuto per la situazione, ma sono fiducioso e spero che nel giro di poco tempo possa riuscire a realizzare questo nuovo progetto di cui si sta parlando. L’entusiasmo calcistico dei messinesi è immenso, ma necessita di qualcuno che gli dia il giusto valore e la giusta voce. Ce lo meritiamo.”

In conclusione, cosa pensi di questa Italia senza Mondiali? Perché la tua generazione non è riuscita a qualificarsi per questa Coppa del Mondo?

“Si possono trovare tante ragioni per giustificare l’esclusione dell’Italia al Mondiale. Per me, però, il motivo più importante è la superficialità con cui vengono gestiti i settori giovanili. È chiaramente un problema che non nasce oggi, ma ben 20 anni fa. Oggi ne paghiamo le conseguenze, tutti insieme. Adesso spero che, dopo questa grossissima batosta, il calcio italiano possa tornare ai vertici europei mondiali. Ma lo si può fare solo partendo dal basso, solo curando con la massima attenzione le scuole calcio e i settori giovanili, perché quelli che ora sono solo dei bambini, domani saranno la nostra Nazionale.”

 

@Club House, Messina
#Photo: Marco Familiari

Mirko Burrascano è il Direttore di Livinplay News. Siciliano del 1992, ha conseguito il Football Master all'Università del Calcio di Roma ed è un tecnico abilitato Uefa B. Vive lo sport, vive di sport, scrive di sport. I suoi hobby? La cucina siciliana e la geografia.

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