Seguici su

Editoriale

“La Juve ruba”

“La Juve ruba”

Uno slogan, un grido, una frase storica nell’universo calcistico italiano. L’associare o meglio “l’associazione” della Juventus al verbo rubare. Fa parte di tutti noi, tanto da aver varcato anche i confini nazionali per girovagare nel globo. Eppure qui non parliamo di chiacchiere da bar, ma di un fenomeno ben radicato nel nostro paese. Tutto questo fa parte della nostra cultura sportiva e, che ci piaccia o no, ci accompagnerà sempre per quanto radicale e radicato sia. Benvenuti in Italia, il paese della sospetto e del complotto.

LA CULTURA ITALIANA DEL COMPLOTTO E DEL SOSPETTO

Fateci caso, non ho specificato nè sportiva nè calcistica. A malincuore è evidente che la cultura del complotto e del sospetto si estende a qualsiasi latitudine. Dallo sport alla politica, dall’economia allo spettacolo: quotidianamente tutto ciò che ci circonda non riusciamo ad osservalo serenamente, sempre ci sarà qualche punto interrogativo. Tuttavia qui stiamo parlando di calcio e ci limiteremo solo allo sport che tanto amiamo ed odiamo allo stesso tempo. E’ storicamente provato che in Italia la squadra vincente è sempre la più odiata. Nulla di strano fin qui, ma è altrettanto vero che bisognerebbe risalire all’origine di tutto ciò.

L’ITALIA DIVISA IN DUE

Nella sua evoluzione storica la Juventus viene identificata nella sua proprietà. Per questo motivo, dal punto di vista sociale, viene considerata la squadra dei “padroni”, della grande industria Fiat in netto contrasto con i ceti più umili. Oggi noi viviamo dei frutti che hanno prodotto quelle radici. Per questo motivo parliamo di un’Italia divisa in due: da una parte i tifosi juventini e dall’altra tutti gli altri. Questo ha solo favorito l’evoluzione di questa cultura del sospetto e del complotto; la Juventus ha grande potere e lo utilizza per vincere con ogni mezzo.

DA CALCIOPOLI AL VAR

Effettivamente è tutto abbastanza grottesco: è un continuo gioco delle parti. Juventini ed avversari che, a secondo delle situazioni, passano da vittime e carnefici. Fa parte di noi, è la nostra cultura ed è altrettanto evidente nel momento in cui tutti ne vengono influenzati. Dalla televisioni alla stampa, tutti ne risentono di questo fenomeno. Poi è chiaro che ci saranno sempre delle vicende di cui si parlerà anche tra un secolo, vedi lo scontro Ronaldo-Iuliano del 1998. Da oltre vent’anni uno dei simboli dei complotti juventini. Da lì in poi lo scandalo di Calciopoli 2006 sembrava aver messo tutto al suo posto. La Juventus dichiarata colpevole, la cupola di stampo juventino scoperta e la retrocessione in Serie B. Eppure oggi, nonostante quanto successo, ci ritroviamo ancora a discutere di “furti”, aiutini, complotti juventini. Neppure la svolta tecnologica del Var è riuscita nel suo intento, la nostra cultura del sospetto e del complotto è troppo forte.

2010: IL TRIPLETE DELL’INTER

Il fallo di Khedira nel derby di coppa Italia ed il tocco di mano di Bernardeschi a Cagliari. Il 2018 si è aperto all’insegna della polemica. La Juventus è tornata nel vortice del ciclone per i favori ricevuti dagli arbitri, nonostante la presenza del Var. In questa stagione la vittima principale sarebbe il Napoli. Eppure facendo qualche passo indietro ricordo le tantissime polemiche legate ad un’altra squadra: l’Inter. Negli anni post Calciopoli, è la squadra di Moratti a dominare in Italia ed in Europa. In particolare, nel 2010, l’annata è storica: Scudetto, coppa Italia e Champions League. In quel periodo erano i nerazzurri i più odiati e, ancora oggi, si parla dei favori arbitrali ricevuti nel cammino europeo. Un circolo vizioso in cui cambiano i ruoli a secondo del periodo storico.

UNA SVOLTA FUTURA?

Si è parlato tanto di questo, utilizzando sempre il fantomatico “modello inglese” come esempio da seguire. Tuttavia mettiamo da parte l’ipocrisia e siamo onesti con noi stessi. A noi la polemica piace, questa cultura del sospetto e del complotto la vogliamo. Sentiamo un bisogno fisico e psicologico di “combattere” dopo ogni weekend sportivo al bar, sul posto di lavoro, sui social. Noi siamo fatti così, siamo italiani con pregi e difetti. Godiamoci questa domenica senza Serie A, perchè dalla prossima settimana si ricomincia.

 

Ernesto Francia, editore classe 1991 per LivinplayNews. Laureato in Scienze storiche presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, collabora come giornalista per quotidiani ed editore per blog sportivi. Grande amante di calcio e basket, segue lo sport a 360 gradi unendo passione e lavoro.

Altro in Editoriale