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La magia di Don Andrès Iniesta

La magia di Don Andrès Iniesta

“Il talento colpisce bersagli che nessun altro può colpire, mentre il genio colpisce bersagli che nessun altro può vedere.”
In che categoria collochereste Iniesta? Talento o genio?
Io non ho alcun dubbio. Don Andrès ha rappresentato, negli ultimi 15 anni del calcio mondiale, un Genio assoluto. Con il permesso dell’amico Xavi Hernandez, Iniesta è stato la miglior espressione del Tiki Taka catalano.
Blaugrana fino al midollo. Cresciuto a pane, palla e Barcelona. Don Andrès lascia il calcio, ma il calcio non lascia Don Andrès. Perchè di calciatori come lui non ne nascono molti. E quando nascono bisogna solo avere la fortuna di poterseli godere. Apprezzando ogni singolo tocco, dribbling, assist e goal di un campione infinito.

Eleganza al potere

«Iniesta è il giocatore più universalmente amato perché asseconda ogni istinto, dai lussuriosi del gioco agli implacabili del risultato». Lo descrive così Paolo Condò, provando a raffigurare al meglio quello che il genio di Andrès ha rappresentato per tutti gli amanti di questo gioco.
Elegante, raffinato, concreto. Semplice ed efficace. Come uomo prima che calciatore. Umile. Proprio lui che potrebbe guardare tutti dall’alto. Lui che con i primi soldi cominciò a comprare le terre dove il padre lavorava. A Fuentalbilla, nel paesino che lo ha visto nascere. E in cui ha aperto un’azienda vinicola per dare lavoro ai suoi compaesani. Uomo generoso Don Andrès. Non solo con il cuore. Ma anche con i piedi.

Nato per decidere

“Ho iniziato a giocare e sono cresciuto con il futsal, in spazi strettissimi, dove devi trovare una via d’uscita. Spesso una diversa per ogni situazione: sei costretto a provare cose nuove, prenderti dei rischi. Così capisci rapidamente che il possesso della palla è tutto. E questo non cambia mai. Non importa dove giochi”.

Cresciuto col futsal, è riuscito a riportare in un campo a 11 alcuni concetti tipici del calcio a 5. Pallone attaccato ai piedi, spazi stretti, giocate nel breve e rapidità tecnica sono state le caratteristiche che lo hanno accompagnato nel corso della sua carriera. Oltre a tutto il resto. Tanto, tantissimo altro in più. Don Andrés è nato per decidere. Pronto sempre a fare la cosa giusta nel momento giusto. La giocata semplice in modo spettacolare. Perchè è nella semplicità che risiede la bellezza. Ed è lì che si vede il genio. Fra il pensare di fare la giocata giusta e riuscire a farla nel momento più importante.
Oltre a dribbling e assist. Tocchi deliziosi e giocate da opera d’arte. Anche tanti goal. Spesso decisivi. Perchè quando c’è da decidere, Don Andrès decide. E spesso partite di discreta importanza.

I goal del destino

Siamo Stamford Bridge. Novantesimo minuto. Il Barcelona è alla ricerca disperata di un goal che lo porterebbe a Roma per giocare la finale di Champions. E iniziare un ciclo di vittorie e record leggendario.

Allora tranquilli. Ci pensa Andrès. Esterno destro e palla sotto l’incrocio. 1-1 e Barcelona in finale di Champions. Una finale che porterà i catalani a vincere 6 trofei in un anno solare. Molte grazie Don Andrès.
Decisivo in Europa, ma anche nel mondo. Nel 2010 gioca una stagione pazzesca. Viene eliminato, insieme al Barca, in semifinale di Champions. Ma lui ha già deciso di vivere un Mondiale da protagonista. E di portare la Spagna sul tetto del Mondo. Dove non era mai stata.
Siamo ai supplementari. Casillas ha già fatto qualche miracolo. E’ il momento di stroncare le speranze dei tulipani. Allora ci pensa Iniesta. 1-0 e Spagna Campione del Mondo. Con Andrès che dedica il goal a Dani Jarque, capitano dell’Espanyol recentemente scomparso. L’Espanyol, l’altra squadra di Barcelona. Uomo, prima che Fuoriclasse.

L’Illusionista

Quando pensi alla carriera di Iniesta, pensi anche ai fuoriclasse con cui ha giocato. Oltre che in Nazionale, soprattutto con la casacca blaugrana. Tanto per dirne alcuni: Ronaldinho, Xavi e Messi. E nessuno è mai riuscito ad oscurarlo. Piuttosto Don Andrès è sempre stato in grado di esaltare ogni singolo compagno di squadra. Tanta roba per quel ragazzino cresciuto con il mito di Pep Guardiola e che ha esordito nel Barca di Luis Enrique. Guarda caso i due allenatori con cui Iniesta è riuscito ad abbattere ogni record. E vincere tutto quello che c’era da vincere.

“Sarò sempre in debito con Andrés Iniesta: mi ha aperto gli occhi più di ogni altro su come si dovrebbe giocare a calcio”

Parole e musica proprio di Pep Guardiola. E se hai aperto gli occhi a colui che era il tuo idolo sin dai tempi della Masia. Stai pur certo, caro Andrès, che a noi li hai illuminati.

Muchas Gracias “Ilusionista”

Marco Pino, editore classe 1993 per LivinplayNews. Studente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Management per l’Impresa, ha approfondito le sue conoscenze in materia sportiva con Sports Management. È da sempre appassionato di sport, in particolare alla gestione delle società calcistiche e ai loro business.

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