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Colosseo di Roma

Attualità

Le due facce della medaglia: Lazio, Roma e la leadership calcistica nella Capitale

Le due facce della medaglia: Lazio, Roma e la leadership calcistica nella Capitale

Conti e Giordano, 1980

Conti e Giordano, 1980

A squadre da sogno non fanno seguito successi all’altezza. A Inzaghi e Di Francesco il Compito di riportare la “Città Eterna” al centro dell’impero.

Calcio capitale. Perché nella “Città Eterna” scegliere chi tifare è dramma amletico, dubbio di cartesiana memoria. All’ombra del Colosseo il pallone rotola e alimenta il campanilismo, restando l’ultimo ricordo di un impero sconfitto dalla storia, ma vivo nella maestosità dei monumenti e nell’ orgoglio infinito della sua gente. Sul prato verde, Lazio e Roma si contendono la leadership e spaccano famiglie, ergendosi ad ambasciatori di un popolo che, nelle gesta della propria squadra, si esalta, provando a riscattare decenni di scandali e cattive amministrazioni.

Passione, simboli e rivalità

L'Aquila della Lazio

L’Aquila della Lazio

La Lupa della Roma

La Lupa della Roma

In principio furono il biancoceleste e l’aquila, poi arrivò la lupa e, con lei, il giallorosso. Colori e simboli opposti, ma ugualmente forti, per certificare il legame col territorio, per consolidare, qualora ce ne fosse il bisogno, radici e tradizioni. Sposare una causa, significa inevitabilmente, odiare l’altra. La rivalità non dorme mai, scandisce silenziosa ogni momento dell’esistenza, affiora prepotente due volte l’anno. Il derby blocca gli orologi e toglie il respiro. Coreografie regali e cori assordanti sono spettacolo unico al mondo, trascinano nell’arena i calciatori, eroi moderni da cui si pretende soltanto la vittoria: estasi collettiva e panacea di tutti mali. Le curve si guardano in cagnesco, gli sfottò riempiono i timpani, gli incidenti, in diverse circostanze, le pagine di cronaca nei giornali e i servizi dei tg.

I grandi campioni e l’astinenza di successi

Coreografia Roma

Coreografia Roma

Coreografia Lazio

Coreografia Lazio

Gli scudetti, cinque complessivamente, non tributano il giusto merito a formazioni che come filastrocche si imparano da piccoli e non si scordano più. La Lazio dei pazzi e La Roma di Liedholm, Eriksson e Capello, Totti e Chinaglia: campioni universali e rette parallele, vicine a tal punto da non toccarsi mai. L’Europa dal 476 è scrigno d’amarezze. Deposto Romolo Augustolo, Le spedizioni nel vecchio continente si traducono bottini magri e bacheche vuote. Il ruolo di comparsa è vestito stretto, oltraggio offensivo, e contrappasso tristemente attuale se, in un passato remoto, indossasti i panni di “Caput Mundi”.

La situazione attuale

Lotito è magnete in grado di attrarre contestazioni e perplessità, punta sulla spending review, scova talenti ed è professore nell’arte di far quadrare i conti. Pallotta, in pieno stile americano, investe sul mercato ed intende costruire uno stadio ultramoderno, foriero di introiti importanti. Filosofie lontane tra loro, tuttavia, egualmente efficaci. Di Francesco ed Inzaghi, sono tecnici preparati, conoscono l’ambiente e traducono in risultati gli sforzi delle proprietà. La classifica, oggi, premia entrambi, il futuro, domani, dirà se è fuoco di paglia o l’alba di un nuovo impero.

Giovanni Sofia, classe 1991, laureato in giurisprudenza. Dal 2016 scrive per la testata on line Messinanelpallone.it. Vive, respira e deambula per la città dello Stretto. Appassionato di sport e gastronomia, potete incontrarlo con la stessa facilità dentro uno stadio o seduto a tavola.

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