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Le Tour de France: quando il mondo si colora di giallo

Le Tour de France: quando il mondo si colora di giallo

La Grande Boucle è pronta ad alzare il sipario. Al galà del ciclismo non mancherà nessuno

Esiste un momento in cui tutto si tinge di giallo. Si ripete ogni anno e accade sempre a luglio. Le spiagge, il sole, persino la siccità assume sfumature dello stesso colore. E poi la maglia di sovrano del Tour: premio ambito, il più prestigioso per chi lega il proprio destino ad una bicicletta. Domare le sofferenze, sfidare le montagne, respingere gli attacchi della fatica, amplificati da una colonnina di mercurio che a differenza dei negozi, in quel periodo non ha alcuna intenzione di fare sconti. Tutto si condensa in una corsa da vincere con gambe, cuore e istinto di sopravvivenza. Comandamenti del pedale, assiomi da cui non si prescinde.

Il percorso

Transitare lungo gli Champs Elysees bardati del simbolo del primato è emozione senza prezzo, privilegio riservato a pochi eletti e a furia di provarci si rischia di impazzire. E’ lo scotto che si deve essere disposti a pagare: il famoso giorno da leone da barattare con i cento da pecora. Quel gradino del podio sotto l’Arco di Trionfo è il centro del mondo: ricorda Versailles, il Re Sole e la sua corte. La Torre Eiffel sullo sfondo aumenta la magia. Parigi è, però, paradiso a cui si giunge attraverso l’inferno: Massiccio centrale, Alpi e Pirenei. Non esistono scorciatoie e vie alternative. Si transita dagli inferi, si risorge a piccoli passi. I peccati si espiano su una strada fatta di salite ai limiti del normale e tratti infiniti di pavé, mentre Dante e Virgilio, nascosti tra la folla, guardano con partecipazione alle sofferenze degli atleti.

I protagonisti

Gli arrivi in quota sono stadi naturali, colmi di tifosi all’inverosimile e pronti ad esplodere in applausi scroscianti. I dati dello share lasciano striminziti spazi di replica: come nell’antica Roma la gente pretende sangue e battaglia. Chris Froome, fresco di assoluzione per il caso salbutamolo, ha messo il giro in bacheca e cerca la doppietta che fu di Pantani. Con una squadra dal valore assoluto incalcolabile, sognare non appare peccato bensì sacrosanta aspirazione. Vincenzo Nibali, quando cerchia un appuntamento, sbaglia poco per non dire mai. L’età avanza, la fame anche, in sintonia con un soprannome cucitogli addosso dal migliore dei sarti. La Movistar si aggrappa a Nairo Quintana ma non si vive di sole montagne e le cronometro possono essere esame da cui si è respinti senza appello. Il 2017, comunque, è stato orribile per il colombiano, fare peggio non sarà semplice. La Francia spera nel salto di qualità e tifa Romain Bardet. Due podi in altrettanti anni e una carta d’identità che sorride. A 28 primavere il futuro può essere luminoso, giallo chissà.

Come andrà

Le sorprese ci saranno e scombineranno calcoli al secondo e piani infallibili alla stregua di orologi svizzeri. Lo dice la storia che ha il vizio di ripetersi ciclicamente e ciclisticamente. Tre settimane valgono una vita e sull’asfalto durano di più. Presto si alzerà il sipario, le ruote prenderanno a incrociarsi e le chiacchiere si tradurranno in processi al perdente ed inni solenni al vincitore. Sul banco degli imputati i posti abbonderanno, in cima alla classifica, per contrappasso, scena e riflettori si catalizzeranno un solo uomo. Sarà vestito di giallo. In fondo è sempre luglio, specialmente al Tour de France.

Giovanni Sofia, classe 1991, laureato in giurisprudenza. Dal 2016 scrive per la testata on line Messinanelpallone.it. Vive, respira e deambula per la città dello Stretto. Appassionato di sport e gastronomia, potete incontrarlo con la stessa facilità dentro uno stadio o seduto a tavola.

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