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LeBron, una città e la Baia

LeBron, una città e la Baia

Poche città al mondo possiedono il fascino di Los Angeles.

Il tweet di benvenuto di Ibrahimovic

La California, con le sue spiagge assolate e la vita di Hollywood, rappresenta la metà ideale di ogni vip. E quale vip é superiore a colui che, da solo, muove il mondo del basket?

Con buona pace di Ibra e del suo famoso tweet l’arrivo di LeBron James é l’evento sportivo più importante dell’anno. Lasciato il pantano di Cleveland, il Re é pronto a vestire la leggendaria casacca gialloviola, per riportarla tra i protagonisti NBA.

The Decision

Ma quante possibilità di successo ha un’operazione del genere? I Lakers, che mancano i playoff dal 2013, hanno integrato la linea giovane con giocatori pronti per vincere subito, su tutti Il Prescelto. Le altre, però, non sono rimaste a guardare: le principali franchigie hanno confermato o migliorato i rispettivi roster, col risultato di avere, dietro ai campioni di Golden State, 4/5 contender da titolo.

In quest’ottica la scelta di LeBron somiglia più al ritorno a Cleveland che alla celebre Decision del 2010.

A differenza di Miami, i Lakers non garantiscono al Re una posizione da favoriti. Ciò nonostante, il contratto quadriennale suggerisce che James abbia sposato un progetto a medio termine potenzialmente vincente, trasferendosi al contempo in una città che da sempre predilige. Non é un mistero che “Il 23” tenga in alta considerazione la famiglia nelle sue scelte e i James possiedono diverse proprietà a Los Angeles.

Peraltro i Lakers rappresentano la giusta via per inseguire, se ce ne fosse ancora bisogno, i miti del basket: su tutti Magic Johnson, GM dei gialloviola.

Questione di Appeal

Mediaticamente, l’operazione é già un successo. Il giocatore più rappresentativo, la t-shirt più venduta, il volto NBA nella squadra più conosciuta al mondo. E se basta un Lonzo Ball qualsiasi a riportare Los Angeles in prima pagina, si può solo immaginare cosa accadrà il prossimo anno con LeBron.

LeBron e Lonzo

Il matrimonio tra questi due asset era annunciato da mesi e non ha rappresentato una vera e propria sorpresa. Nondimeno, alcuni punti hanno riservato delle sorprese.

Innanzitutto, il contratto quadriennale rappresenta una novità per LeBron, che negli anni a Cleveland ha sempre rinnovato anno per anno. Aver legato al progetto per un lungo periodo il giocatore più forte del pianeta consente alla dirigenza si programmare in tranquillità, ma cosa accadrà se i Lakers dovessero fallire? LeBron, pur continuando a migliorare anche a 34 anni, ha comunque “bisogno” di vincere nel giro di poco tempo, prima di iniziare l’inevitabile declino.

In secondo luogo, la scelta di non andare a Philadelphia merita un approfondimento. I 76ers avrebbero garantito a LeBron di giocare per le Finali di Conference per i prossimi anni, con un roster giovane e ricco di talento, eppure il Re non sembra aver preso in considerazione questa possibilità. Abbandonando l’Est, James asseconda invece il trend che attraversa la lega da anni, con un lato decisamente più competitivo dell’altro.

Chi ne esce con le ossa rotte è l’NBA. La gestione Silver, nonostante i meriti, non é riuscita a riequilibrare la differenza tra big market e piccole franchigie; peraltro, il paradosso Warriors, che riescono a prendere All Star a prezzo di saldo, solleva questioni sul futuro della Lega.

Come mantenere alta la competitività, dato che oggi a Est si potrebbe disputare Boston-Philadelphia senza che le altre abbiamo niente da obiettare?

Questioni tecniche

Sul versante tecnico, comunque, l’arrivo di James trasforma la squadra di Luke Walton in una possibile contender.

LeBron e Kawhi

L’affollato Ovest, al di là di Golden State, presenta gli agguerriti Thunder e i Rockets, ma c’è da credere che già oggi i Lakers possano ambire quantomeno alle semifinali. Il supporting cast, in attesa del mercato, ha visto l’aggiunta di un play vero come Rondo e un uomo d’esperienza come Stephenson. Ma molte delle future ambizioni dei Lakers passano da San Antonio.

Se gli Spurs lasceranno andare Kawhi a Los Angeles, i gialloviola arriverebbero, sulla carta, quantomeno al livello dei Rockets. Ma allo stato attuale i rumors suggeriscono che Leonard possa unirsi a LeBron nel 2019, quando la free agency consentirebbe di evitare sanguinose trade. Nel frattempo, però, The Aztec potrebbe sposare il progetto Philadelphia.

Il problema più grande di Lebron è che il cambio di città non ha risolto, allo stato attuale, la sua condizione di uomo solo al comando. Benché i Lakers siano più competitivi degli ultimi Cavaliers, non c’è nessun giocatore, nemmeno Rondo, che possa assumersi responsabilità al posto di LeBron. In questo senso Leonard sarebbe l’acquisto giusto ma ogni giorno che passa porta The Claw più lontano dal l’ipotesi Lakers.

LeBron è dunque chiamato ad alzare ancora il livello del suo gioco, proprio nella fase in cui una scelta “comoda” sarebbe stata la più logica.

Il problema nella Baia

Il quintetto dei Warrios

Anche aggiungendo un All Star al roster, per ragioni di esperienza e qualità i Lakers partono dietro ad almeno due franchigie.

Houston, la squadra più vicina ad eliminare i Warriors, si ripresenta quest’anno con rinnovate ambizioni di titolo. Ma, ancora più in alto, i campioni in carica sono diventati, se possibile, ancora più forti con l’inserimento di DeMarcus Cousins. Il “problema-Warriors” minaccia l’esistenza della Lega così come l’abbiamo conosciuta. Golden State, con scelte accurate sul mercato, riesce infatti ad assicurarsi ogni anno il meglio sul mercato senza cedere i suoi top.

Green, Thompson, Curry, Durant e Boogie (seppur da febbraio) rappresentano un quesito irrisolvibile per qualunque difesa.

Valutando in maniera oggettiva, il titolo 2019 sembra già prenotato, a meno di miracoli. Anche con LeBron, nessuna squadra può sperare di battere GSW al massimo della forma. Perciò, a ben vedere, la scelta del Re sposta gli equilibri tra le Conference ma cambia ben poco nella corsa al titolo.

Se LeBron è il nemico dei Warriors, batterlo nei playoff o nelle Finals non rappresenta un problema per una franchigia che, più di ogni altra, sta cambiando la percezione e il concetto di ciclo nel basket.

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