Seguici su

Attualità

L’importanza di chiamarsi Inzaghi

L’importanza di chiamarsi Inzaghi

Passaggio filtrante e tiro ad incrociare sul secondo palo. Lancio lungo e scatto al limite del fuorigioco. Mischia in area di rigore e tap in di coscia. Ne abbiamo viste tante di azioni così, tutte terminate con la palla in rete. I tifosi in delirio, i telecronisti esaltati e poi negli studi televisivi risuonava sempre la stessa frase “Il goal ce l’ha nel sangue.” Eppure, a telecamere spente, ti chiedi da dove provenga il tuo talento. Doti innate dalla nascita o forse tanto lavoro sul campo e dedizione giornaliera. Fatto sta che nel calcio e nello sport in generale, c’è qualcosa di indecifrabile che differenzia l’atleta dal campione e fuoriclasse. Così ti ritrovi ad essere più forte e decisivo di tanti altri, ma a volte la tua classe è una questione di famiglia.

FRATELLI DI SANGUE E CALCIO

La storia del nostro campionato, la Serie A, ha visto calcare i campi di gioco da tanti fratelli ed in molti casi i loro destini si sono incrociati. Non a caso le maggiori presenze collezionate da due fratelli appartengono a due coppie di difensori. Franco e Giuseppe Baresi ne hanno collezionate 861, Fabio e Paolo Cannavaro 835. Ma sono tantissimi i casi analoghi di fratelli diventati dei simboli per squadre, città e tifoserie diverse, come per esempio i fratelli Lucarelli. A volte, tuttavia, la genetica può anche giocare dei brutti scherzi è così c’è sempre un fratello più forte e dotato rispetto all’altro. In questi casi poi l’ironia la fa da padrona come per Digao, fratello di Kakà, Massimiliano Vieri, fratello di Bobo, Antonio Donnarumma, fratello di Gigio.

FILIPPO E SIMONE

Inzaghi, un cognome destinato fare la storia del calcio italiano. Nati a Piacenza a tre anni di distanza l’uno dall’altro, 1973 Pippo e 1976 Simone, sono sicuramente il simbolo di fratelli del goal italiano. Due personalità diverse, due calciatori diversi ma un unico ruolo, attaccante. Filippo e Simone nascono con quel qualcosa di speciale dentro di loro e dedicano la loro vita ad un pallone ed al goal.

LA VITA SUL CAMPO

La loro carriera da calciatori è stata molto diversa: Filippo macchina da goal implacabile e con un palmares infinito. Simone, invece, un attaccante dalla media goal inferiore e senza grandi trofei. Forse proprio queste due carriere così diverse li hanno fatti diventare gli allenatori che sono oggi. Filippo ha sempre vissuto sotto i riflettori ed in campo sempre sulla linea del fuorigioco. Superando le 600 partite ufficiali, ha messo a segno oltre 300 goal facendo innamorare tutti gli amanti del calcio. Ha vinto scudetti, Champions League con il Milan e trofei con la nazionale. Ma negli occhi di tutti c’è quella cavalcata in Italia – Repubblica Ceca nel mondiale tedesco 2006…

Mentre calcavano i campi di calcio, troppe volte Simone si è ritrovato ad essere definito “il fratello di Pippo”. Ma queste sono storie di sport leggendarie ed il finale non è mai scontato. Diventa un simbolo della Lazio con la quale vince uno scudetto, 3 coppe Italia e 2 Supercoppe italiane. In particolare, il 14 marzo 2000, sigla 4 reti in Champions contro il Marsiglia al pari di mostri sacri come Van Basten, Messi, Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic, Puskas e Lewandowski.

DAL CAMPO ALLA PANCHINA

Come detto il calcio è veramente imprevedibile e, nel caso dei fratelli Inzaghi, lo stiamo vivendo giornalmente. Appese le scarpette al chiodo infatti, entrambi hanno deciso di intraprendere la carriera da allenatore ed è qui che i ruoli si sono invertiti. Entrambi rimangono nelle loro società simbolo, la Lazio ed il Milan, diventando allenatori delle giovanili. Sono uomini diversi Pippo e Simone: il primo energico come da calciatore, il secondo più riflessivo e pacato. Tuttavia la fortuna gioca brutti scherzi e così Pippo si ritrova catapultato dalla Primavera in prima squadra, senza aver maturato esperienze su altre panchine. Un rischio che si assume l’ex dirigenza rossonera, da sempre legata ai simboli della sua storia. Purtroppo i risultati non saranno convincenti, complice anche la tanta confusione societaria ed il Milan chiude la stagione al decimo posto e fuori dall’Europa. L’esonero di Pippo è ampiamente previsto da tutti. Così mentre Pippo si ritrova senza panchina, nell’aprile del 2016, Stefano Pioli viene esonerato da Lotito e Simone ha la sua grande occasione. Come il fratello proviene dai settori giovanili, ma il destino è diverso. Riesce ad ottenere risultati e traghetta degnamente la Lazio fino a fine stagione.

LAZIO E VENEZIA

Arriviamo ad oggi. Ora è Simone sotto la luce dei riflettori, considerato uno dei tecnici emergenti più capaci d’Europa. Pippo, invece, è ripartito dal basso, da una piazza storica come Venezia. La parentesi Milan ha rischiato di bloccare la sua carriera fin dall’inizio ma Filippo si è messo in gioco e, come il fratello Simone da calciatore, è ripartito dal lavoro quotidiano lontano dai media e dalle troppe attenzioni. Oggi, dopo una promozione in Serie B, prova a riportare il Venezia in Serie A attraverso un gioco equilibrato e molto attento anche alla fase difensiva. Chi l’avrebbe detto per uno dei bomber più importanti del nostro calcio? Ed arriviano, infine, a Simone. Ha aspettato il suo momento e grazie alle dimissioni del loco Bielsa, adesso possiamo goderci una Lazio spettacolare. Molti già la stanno paragonando al Leicester di Ranier, sarebbe una bella favola ma, senza dubbio, sarà protagonista di questa stagione in serie A ed in Europa.

Come detto non c’è un finale scontato nel calcio e noi speriamo di continuare a goderci la storia dei fratelli Inzaghi.

 

Ernesto Francia, editore classe 1991 per LivinplayNews. Laureato in Scienze storiche presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, collabora come giornalista per quotidiani ed editore per blog sportivi. Grande amante di calcio e basket, segue lo sport a 360 gradi unendo passione e lavoro.

Altro in Attualità