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Interviste

Partire dal basso: Bomber Dario Sottovia

Partire dal basso: Bomber Dario Sottovia

Dario Sottovia, attaccante del Mestre, è una delle rivelazioni del girone B della serie C. Lo sguardo sveglio di chi si è formato sui campi di provincia, l’umiltà di chi non sente di essere arrivato. L’attaccante 28enne ha disputato una stagione da 11 gol e 2 assist, guidando gli Arancioneri fino ai playoff. Noi di Livinplay News lo abbiamo incontrato per voi.

Raccontaci chi sei. Com’è iniziata la tua passione per il calcio?

“Da piccolo ho cominciato a giocare perché il padre di un mio compagno faceva l’allenatore. Non sognavo di fare il calciatore, era più che altro un gioco. La passione è arrivata col tempo, ma i risultati migliorili ho raggiunti per sfida: vedevo gli altri e pensavo di non avere niente in meno di loro.. e molte volte ho avuto ragione! Ho un fratello gemello, lui fa il centrocampista. Siamo partiti insieme nella squadra del paese. Poi abbiamo avuto carriere diverse.”

Qual è stata la tua carriera prima di Mestre?

“I primi passi da professionista li ho mossi nella squadra del mio paese, Camposampiero, lo stesso del mio attuale compagno Beccaro. Dopo è arrivata la Vigontina, dove ho trovato allenatori che hanno cominciato a insegnarmi. E in Eccellenza, a 16 anni, ho segnato all’esordio. E dopo 18 goal in due anni. A quel punto è arrivato l’Albignasio, in serie D, poi Piombinese in Promozione e ho fatto 45 gol. Sono tornato in D, all’Este, e ho segnato 16 gol: all’epoca avevo 21 anni. Dopo Este ho avuto alcuni problemi di salute e sono stato fermo un anno. Ho ripreso e ho incontrato mister Zironelli. L’ho seguito a Mestre e, dopo la promozione dello scorso anno, abbiamo fatto i playoff di serie C e ho segnato 11 gol in campionato. Finora ho segnato più di 180 gol nelle categorie inferiori.”

Che ambiente hai trovato a Mestre? Quali sono le differenze tra una società di D e una di C?

“Ho vissuto il Mestre sia in D che in C e le differenze sono enormi. Le società di serie C hanno un’organizzazione differente: non è solo un discorso economico, perchè anche in D ci sono giocatori “di categoria” che guadagnano somme importanti, ma di approccio al calcio con managerialità e coordinamento tra i vari settori del club. Non nascondo che poter vivere solo con questo lavoro è comunque rilevante:mentre giocavo in D ho lavorato per 6 anni in fabbrica, oggi posso permettermi di non farlo. A Mestre ho trovato un ambiente ideale e la stagione appena trascorsa lo conferma. Il presidente Serena è una persona particolare: è difficile capire cosa pensi, ma ha grande passione per la città.”

Parlaci di Zironelli. Che allenatore è?

“Ho grande stima del mister, ha esperienza e qualità. Ha giocato a Firenze, ha conosciuto gente come Batistuta e conosce alla perfezione il calcio di oggi. Il suo tratto caratteristico è il gioco offensivo, perché dice che: “Si vince attaccando, mica difendendo!”. Infatti, sia col 3-5-2 sia col 3-4-3, noi attaccanti siamo chiamati a un grande lavoro in pressione sugli avversari, per recuperare palla il più in alto possibile. È una filosofia dispendiosa ma efficace, nonché molto bella da vedere. Un’altra caratteristica del mister è la sua umanità: durante gli allenamenti si sforza di capirci come uomini prima che come calciatori.”

È l’allenatore migliore che tu abbia mai avuto?

“È un tecnico valido e preparato, spero faccia una grande carriera. Ma mi piace ricordare anche il mio primo allenatore negli Allievi della Vigontina, Stefano Bunarte. È un fenomeno coi giovani.”

Che tipo sei coi tuoi compagni? E con i tifosi?

“Uno spogliatoio deve essere un posto in cui poter condividere quanto di bello c’è nel lavoro che facciamo. Sono il primo a fare e ricevere scherzi dai miei compagni, credo che servano a fare gruppo e che troppe persone a questo livello si prendano troppo sul serio. Finché si resta nei limiti è giusto ricordare che siamo dei ragazzi che giocano a calcio, per questo mi piace vivere un rapporto amichevole coi miei compagni. Cerco di applicare la stessa filosofia nel rapporto coi tifosi: il calcio non esiste senza la loro passione. I tifosi sono l’anima delle società, vanno capiti e sostenuti ed è per questo che ho un rapporto diretto con molti di loro. Ne ho anche invitato qualcuno a cena.”

Nella tua carriera hai giocato con moltissimi calciatori. Qual è il più forte? E il più pazzo?

“Il più forte è sicuramente Felipe Sodinha. Nessun dubbio. Quello che ho visto fare a lui con il pallone tra i piedi è impressionante. Dicevano fosse sovrappeso ma così non è. Magari è un po’ di costituzione pesante, ma quello che riesce a fare con la palla è un qualcosa di incredibile. E quando parte non lo fermi più. Il più pazzo, invece, Enock Balotelli, il fratello di Mario. Ho giocato insieme a lui a Rapallo ed è uno con cui devi stare attento perché è totalmente fuori controllo (ride ndr). Ho avuto il piacere di conoscere anche Niko Kirwan (figlio del più famoso John, bandiera del Rugby neozelandese). Un bravissimo ragazzo, ed un grande burlone.”

Qual è o qual è stato il tuo calciatore preferito? E qual è l’attaccante più forte del momento?

“Il mio idolo è stato Alessandro Del Piero e ho avuto un debole per Trezeguet. Lui una roba allucinante. Avevo un debole per lui. Mentre oggi l’attaccante più forte è Cavani, senza dubbio. Nessuno ne parla ma è un vero fenomeno. Secondo me come attaccante è l’attaccante per eccellenza. Prova a chiedere ad un difensore se preferisce marcare Cavani o Higuain. Io la risposta ce l’ho..”

Qual è stato il tuo goal più bello?

“Il gol più bello a Reggio Emilia. Il gol a cui tengo di più è quello con la Triestina a Trieste. Una partita spartiacque per la nostra stagione. Una vittoria 3-4 fuori casa che ha avuto un’importanza fondamentale nella nostra stagione.”

Come sarebbe cambiare aria, provare un’esperienza diversa?

“A 28 anni non è facile cambiare, sarebbe interessante affrontare una sfida differente. Se fai gol puoi andare ovunque. Ci sono alcuni che soffrono la categoria, ma dipende tutto dalla testa. Devi sapere sfruttare le occasioni, e devi sempre farti trovare pronto. Da attaccante basta una palla, fai goal e ti cambia la vita. Il calcio è testa e volontà di arrivare. Mi piacerebbe provare un’esperienza in un contesto diverso. I fattori più importanti sarebbero ambiente e società. Dove c’è un ambiente sereno il rendimento dei calciatori cresce. E io non ho paura di mettermi in gioco.”

Come ti vedi dopo il calcio? 

“Tutti cercano di restare nel giro, a me piacerebbe ma non so se starei in panchina fermo a insegnare, forse coi piccoli.”

E il prossimo anno?

“Spero di restare in serie C, confido in offerte. Credo di essermi meritato la riconferma.”

Probabilmente un attaccante capace di goal così, una chance la merita. E come se la merita.. Salutiamo Dario e gli auguriamo le migliori fortune. Giocate a calcio e divertitevi

 

Marco Pino, editore classe 1993 per LivinplayNews. Studente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Management per l’Impresa, ha approfondito le sue conoscenze in materia sportiva con Sports Management. È da sempre appassionato di sport, in particolare alla gestione delle società calcistiche e ai loro business.

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