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Editoriale

Pensieri di giovani. Giovani italiani. Italiani senza Mondiale.

Pensieri di giovani. Giovani italiani. Italiani senza Mondiale.

Il Mondiale 2018 in Russia è in pieno svolgimento e noi italiani stiamo lentamente metabolizzando l’assenza della nostra Nazionale. Un’assenza che ha un gusto troppo amaro soprattutto tra i pensieri dei giovani. Dopo aver parlato a caldo delle cause dell’eliminazione dell’Italia (clicca QUI per leggere), abbiamo adesso raccolto lo stato d’animo d’ognuno di noi redattori di Livinplay News e trascritto in unico editoriale. Con in mente già la prossima edizione, Qatar 2022…

Mirko Burrascano:

Pane e calcio. Digerire e ripartire.

Primo pensiero di Capodanno

Primo pensiero di Capodanno

Di Maio e Salvini. Mina e Celentano. Fiat e Ferrari. Armani e Valentino. Pizza e mandolino. Io non credo che l’Italia sia solo questo. La storia quasi centennale dei Mondiali ci dice che calcio è, e dev’essere, il pane quotidiano del nostro Belpaese. C’è poco da aggiungere: non essere a questi Mondiali è davvero troppo straziante. Dal post-Svezia ad ora è cambiato quasi tutto in FIGC. L’auspicio è di non essere pubblico dell’ennesimo classico italiano “cambiare tutto per non cambiare niente”. Abbiamo vissuto il nostro dramma sportivo, lo stiamo digerendo, ma adesso riportate in alto il tricolore e fateci tornare a cantare.

Giovanni Sofia:

Va bene sbagliare purché si impari.

Il mondiale è senza dubbio un fattore aggregante, un’occasione per stare tutti assieme: gioire e soffrire per la stessa causa. L’eliminazione è arrivata a novembre e da allora me ne sono fatto una ragione, o almeno ci ho provato. Quando guardi le altre squadre in campo e tu non ci sei è sempre un boccone amaro da digerire. Spero solo ci serva da lezione. La nazionale ha bisogno di persone all’altezza, non solo nell’organico. La squadra di Conte a Euro 2016 non era più forte di quella che non si è qualificata al mondiale, ma ha lottato ed è andata oltre ogni aspettativa. Se non hai materiale umano devi puntare su altri fattori. Ventura non era Conte e si è visto. Speriamo che Mancini individui bene il modello a cui ispirarsi.

Ernesto Francia:

Estate apatica.

Sembra un controsenso ma è così. Sarà una stagione estiva agrodolce e non basteranno il sole, il mare ed il divertimento a cancellare quella macchia che abbiamo lasciato nella storia del calcio. Quella sera a San Siro non ha fallito solo Ventura, i calciatori, Tavecchio; l’intero popolo italiano é stato buttato fuori dal mondiale, anzi in realtà non ci siamo mai entrati. Non provo rabbia, tristezza o odio, solo apatia verso lo sport che amo di più. La delusione sportiva più grande della mia vita? Credo di si, ma credo che possa essere il punto di partenza per una rinascita. Basta volerlo, noi italiani siamo pronti a cambiare?

Antonio Tuzza:

L’Azzurro che non tramonta.

La luce del sole di Giugno sembra non illuminare abbastanza le giornate italiane, pur mantenendo, in maniera quasi beffarda, quel cielo azzurro fino a sera. Un azzurro che non colorerà il cielo di Mosca e del Mondiale in Russia, ma che qui non svanisce all’imbrunire, illuminato dai ricordi delle imprese resta protagonista di notti magiche vissute e non troppo lontane, diventando un nostalgico spettatore affascinato, come sempre, della maestosità di questo Torneo.

Gabriele Di Pietro:

Non è Mondiale senza Italia.

Con una Nazione che va a rotoli, il calcio era quel punto di raccoglimento per tutti noi italiani. Ok, non siamo la nazionale ricca di talento del 2006. Nei successivi due mondiali sono arrivate due brutte figure uscendo ai gironi con squadre non proprio di profilo internazionale, vedi Slovacchia in Sud Africa e Costa Rica in Brasile. Però c’eravamo, eravamo lì presenti e anche in Russia dovevamo esserci. Uscire con la Svezia è stato il punto più basso della nostra Nazionale perché non esiste Mondiale senza Italia. Adesso, guardo i Mondiali da un altro punto di vista, da vero appassionato di calcio. Senza pensare quale squadra conviene affrontare nei turni successivi rispetto ad altre. In attesa di una rifondazione del calcio nostrano, bisognerebbe puntare di più sui nostri talenti. Non sono tantissimi in questa nuova generazione, ma bisogna essere bravi a farli crescere facendoli giocare con regolarità.

Alessandro Pollara:

Fa male.

Fa male non vedere quella maglia, fa male non vedere sventolare il tricolore, fa male il pensiero di aver deluso una nazione intera. La sconfitta va metabolizzata e cadere significa rialzarsi, e allora rialzati Italia. Per me, per noi. Forza Italia sempre. La fiamma azzurra non si spegne mai.

Marco Pino:

Perché l’Italia non c’è?

Aspetterò. Aspetterò la fine di questo Mondiale. Con la bandiera stretta tra le mani. Aspetterò la partita dell’Italia, e quando il Mondiale finirà mi renderò conto che non ci siamo. E attenderò, altri 4 anni dopo averne aspettati già 4. A pensarci bene, però, aspettiamo da 12 anni. Perché l’ultima volta che abbiamo visto la vera Italia al Mondiale è stato il 9 luglio 2006. Da lì in poi solo delusioni.Sconfitte inaspettate e lacrime. Lacrime amare di chi è sempre lì. Di chi è sempre stato lì. Ogni 4 anni a sperare e tifare. Non di vincere, ma di sentirsi orgogliosamente italiano. Aspettiamo, attendiamo, osserviamo. Ma intanto, a questo Mondiale, Noi non ci siamo. Ed è questo che brucia di più. Perché togliere ad un bambino la gioia del Mondiale, equivale a negargli un sogno. A dirgli “No” quando ti chiede il permesso di fare qualcosa. E quando, implorandoti, ti chiederà “e perché no?”, tu sarai lì, a cercare invano un “perché”. Perché non lo sai, non avevi mai saputo, cosa volesse dire un Mondiale senza Italia…

Roberto Saglimbeni:

Azzurro pallido.

Abbiamo sperato fino all’ultimo che questi pomeriggi di giugno fossero scanditi dalle partite della Nazionale. Abbiamo sperato che la sfida con la Svezia fosse solo un brutto sogno, che non fosse possibile un Mondiale senza Italia, una circostanza che solo i tifosi più anziani ricordano. Eppure, a guardare le prime partite di Russia 2018, la nostra assenza è più che meritata. Troppo più forti e piene di talento le squadre d’élite, tra le quali vorremmo rientrare; troppo più solide, umili e organizzate le squadre minori, nel cui limbo siamo scivolati, Europei a parte, dopo il 2006. E non basta qualche prestazione incoraggiante in amichevole a toglierci la malinconia di un azzurro che non torna. E quando esultiamo per un gol dell’Islanda, un numero di Messi, una magia di Ronaldo, pensiamo quanto sarebbe stato bello veder giocare i nostri, coi loro difetti, le loro mancanze.. ma quantomeno presenti.

Antonio Caroè:

Un incubo ad occhi aperti.

Il calcio è una malattia, o quantomeno l’ho sempre vissuto così. Sbagliando sicuramente, esasperando spesso e volentieri il rettangolo verde e i 90 minuti. In questi giorni però, con i Mondiali in Russia, sono io a sentirmi malato. La Coppa del Mondo è e resterà sempre l’Eden del pallone, l’unica rassegna in cui ogni atleta, tifoso e addetto ai lavori coinvolto può sentirsi cosmopolita al 100%. Io Ventura e il resto della banda non li perdonerò mai e non per cinismo ma per rispetto della bandiera italiana e della storia del nostro calcio. Avete presente la bambina delle elementari di cui eravate innamorati? Ecco, adesso si diverte col vostro peggior nemico. Io mi sento così.

Simone Coletta:

Estate amara.

Speciali, curiosità, le partite più assurde, il salotto di casa pieno di amici per tifare la nazionale. Poteva essere un bellissimo sogno ed invece quest’estate purtroppo ha un sapore amaro.

Niccolò Rivolta:

Spiace, ma non è stato un caso.

L’Italia è dal 2006 che non supera la fase a gironi del Mondiale. 12 anni. Che diventeranno 16 nel 2022, con i Mondiali in Qatar. Ancora oggi, quando guardo quotidianamente Francia o Germania, mi viene spontaneo gufarle e sperare che escano presto, come se ci fosse il rischio di poterle incontrare. Ormai quello che è successo, è successo. Importa uscirne tutti insieme e soprattutto, importa capire PERCHE’. Forse quella magica notte di Berlino ci ha fatto adagiare sugli allori, ma ormai il tempo dell’attesa è scaduto. Dicono che quando si tocchi il fondo, il lato positivo sia che si può solo risalire. Ora o mai più, ITALIA.

Mirko Burrascano è il Direttore di Livinplay News. Siciliano del 1992, ha conseguito il Football Master all'Università del Calcio di Roma ed è un tecnico abilitato Uefa B. Vive lo sport, vive di sport, scrive di sport. I suoi hobby? La cucina siciliana e la geografia.

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