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Vincenzo Nibali non perde mai!

Vincenzo Nibali non perde mai!

Sono stati pochi secondi. Pochissimi.
Vincenzo non si è neanche accorto ed è finito a terra. I compagni, gli altri leader della classifica, le moto. La gente. Tutti attorno a lui. Non ci ha pensato molto, anche conuna vertebra fratturata. Subito in piedi, e poi via fino al traguardo. Il Tour di Nibali è finito lì. Ma la sua classe è una costante che non potrà cadere mai.

PRIMO PASSO: CAPIRE IL PROBLEMA

Il ciclismo è così. Mesi e mesi di preparazione, poi basta un imprevisto, in questo caso veramente assurdo, per pregiudicare l’obiettivo di una stagione. Nibali è caduto a 4 km dalla cima dell’Alpe d’Huez perché ha urtato uno spettatore. La gente sulle strade era tantissima, come da tradizione al Tour, che secondo alcune stime, è il terzo evento sportivo più seguito, dopo i Mondiali di calcio e le Olimpiadi. Ora il ciclismo è a un bivio: come regolare il costante e, spesso, incontrollabile flusso di gente?
Correre per le strade e vedere da vicino i propri idoli gratuitamente, è un vantaggio che questo sport condivide con pochissimi altri. Pensateci.

ESISTE UNA SOLUZIONE?

Ma gli incidenti cominciano ad essere importanti e gravi. Alzi la mano chi non si ricorda Froome che, letteralmente, corre a piedi perché travolto da una moto, sul Mont Ventoux. Un ragazzo è morto alla Gand Wevelgem perché anche lui investito da una moto. Fino a dove potrà spingersi questo sport?
Sono cambiati gli organizzatori, che non riescono più a garantire la sicurezza degli atleti? Sono cambiati i tifosi, che non rispettano più lo sforzo immane dei ciclisti e rischiano di farli cadere per portarsi a casa un selfie?
Forse basterebbe punire seriamente chi non è sulle strade solo per incitare. Chi sputa, chi spinge i ciclisti e anche chi li tocca solamente, dovrebbe ricevere punizioni esemplari che mettano in chiaro fino a dove può arrivare il tifo. Che nel ciclismo, è ancora una delle parti più belle e più invidiate.

COSA FA LA DIFFERENZA

Vincenzo, però, ormai è caduto, e non vincerà il Tour. Ha quasi 34 anni, se non è stata la sua ultima partecipazione, poco ci manca.
Ora, consapevoli di tutte queste cose, e consapevoli che Nibali aveva tentato un primo attacco e ne avrebbe fatto uno a breve perché stava molto bene, immedesimatevi in lui. A fine gara, come avreste reagito? Non voglio saperlo, pensatelo e basta. Lui ha semplicemente detto “Sono cose che possono succedere in gara”.
Ora, forse io sarò un po’ sanguigno, ma qualche pugno (al manubrio…) sarebbe partito. E invece no. Vincenzo è un campione, e quello che ha vinto , spesso, non lo ha vinto solo con le gambe. Ma con la testa.
Quando lascerà, il ciclismo italiano sentirà un vuoto incolmabile, perché si fa fatica a trovare qualcuno che assomigli a un erede. Aldilà del talento, che in un modo o nell’altro potrà essere pareggiato o superato, al ciclismo italiano mancherà la classe di Vincenzo Nibali.
Anche questa volta, pur non avendo tagliato il traguardo da vincitore, Vincenzo torna a casa con più tifosi di quanti ne aveva alla partenza. Perché vincere è importante, ma alcune volte si può lasciare il segno anche da perdenti.

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