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“Il mestiere dell’arbitro” con Roland Herberg

“Il mestiere dell’arbitro” con Roland Herberg

Un presente da cardiologo e medico dello sport, un passato da arbitro in Serie A. Abbiamo incontrato Roland Herberg, messinese classe ’75, per ascoltare la sua esperienza all’interno del mondo arbitrale italiano.

COME NASCE LA PASSIONE PER L’ARBITRAGGIO?

La mia storia è particolare. Io mi avvicino all’attività arbitrale grazie a mia sorella. La passione per l’arbitraggio nacque in lei a 15 anni ed io venni quasi obbligato a seguirla. Per questo motivo mi iscrissi al corso per diventare arbitro un po’ contro voglia. Ho trovato un ambiente sano, ricco di principi e di valori. Tutto questo mi ha fatto appassionare e, con impegno e un po’ di fortuna, sono riuscito a togliermi qualche soddisfazione fino ad arrivare a calcare i campi della serie A.

COME SI E’ SVILUPPATA LA SUA CARRIERA?

Ho fatto tre anni di serie A e B, tra il 2005 e il 2008. Il mio esordio in Serie A fu a dicembre 2005: Fiorentina-Treviso, un anticipo tv del sabato sera. In carriera ho totalizzato più di 90 presenza tra i professionisti, dalla serie A alla serie C. Ho tanti bei ricordi della mia carriera e posso solo parlar bene del mondo arbitrale. L’ambiente ti trasmette dei valori importanti, in special modo il rispetto delle regole ed  il rispetto verso le persone. L’arbitro è un ruolo scomodo, soprattutto in una società dove chi fa rispettare le regole viene malvisto. Serve ai ragazzi, che decidono di iniziare a 15 -16 anni, per formarsi sia sotto l’aspetto sportivo sia sotto l’aspetto caratteriale. Determinate esperienze vissute mi sono servite come maturazione personale.

SONO ANCORA TANTI GLI EPISODI DI VIOLENZA NEI CONFRONTI DEGLI ARBITRI

Purtroppo la violenza è una nota dolente nel mondo del calcio ed in ambito sportivo. Le mie esperienze lontano dalla Sicilia riguardano categorie professionistiche. Quindi ho trovato una certa maturità nelle squadre e nei contesti in cui sono andato a confrontarmi. Naturalmente il discorso è diverso nelle categorie iniziali. La realtà siciliana è alquanto difficile ma, da queste difficoltà, bisogna trarre l’aspetto di formazione caratteriale. La violenza va sempre condannata e, purtroppo, la prevenzione mediatica non ha portato ad una diminuzione di questi eventi spiacevoli.

QUANTO E’ IMPORTANTE L’INTRODUZIONE DELLA TECNOLOGIA?

Io ho vissuto in prima persona i rumors sulla possibilità di introdurre la “goal line technology”. L’udinese fu una delle società promotrici. Il Var e la tecnologia sono una risorsa per l’arbitro. Questo è un anno sperimentale e ci sono tanti aspetti che possono essere migliorati, ma è sicuramente un aiuto. Al momento è indubbio che assistiamo ad un calcio con diverse sfaccettature: da una parte la Serie A con il Var, dall’altra le categorie dagli esordienti alla serie B senza tecnologie. Tuttavia è sempre preferibile una decisione corretta anche dopo 3 minuti di attesa e, questa esperienza, servirà allo sviluppo della tecnologia. Io non mi sono confrontato con il Var, ma certamente ora il modo di arbitrare cambia. Mi è capitato di essere sicuro al 100% su una decisione ed essere smentito dalle telecamere. Con il Var si può destabilizzare la condotta arbitrale ma c’è la sicurezza di sbagliare di meno. Comunque, a certi livelli, noi arbitri eravamo tutti allenati e con anni di esperienze, la differenza stava nella bravura e maturità di gestire le situazioni.”

COME SI SVOLGE LA PREPARAZIONE ARBITRALE?

Il modello italiano è professionale e professionistico. A parte l’aspetto atletico curato dai preparatori con attività monitorata anche a distanza, c’è anche l’impegno nei raduni. Mi recavo a Coverciano due volte al mese e seguivo le riunioni tecniche per una continua crescita tecnica. La classe arbitrale italiana è di riferimento internazionale e la figura di Collina ha dato vita al “mito dell’arbitro italiano.” Oggi è diventato un modello da seguire. Personalmente sono stato invitato in Giappone per un torneo internazionale giovanile nel quale venne richiesto esplicitamente l’arbitro italiano. Partecipai ai raduni con gli arbitri giapponesi e fu una bella esperienza. C’è una grande programmazione e un approccio professionale nella formazione tecnica e fisica degli arbitri italiani.

COME SONO STATI VISSUTI GLI SCANDALI CALCISTICI ALL’INTERNO DEL MONDO ARBITRALE?

Calciopoli l’ho vissuta come spettatore. Ricordo che un giorno arrivarono le forze dell’ordine a Coverciano. Dal mio punto di vista era una situazione che mi lasciò basito ed appresi dai giornali i filoni d’inchiesta. Non ho ben capito, in realtà, come si sviluppò e ci fu molta confusione mediatica. Sicuramente è stato un momento di riflessione per il calcio italiano. Oggi assisto come spettatore disinteressato e sono convinto che, se un sistema va bene a 360 gradi, i risultati si ottengono anche dal punto di vista tecnico. Dietro i risultati di una nazionale c’è una programmazione a partire dai settori giovanili e la mancata qualificazione ai mondiali dell’Italia non è un caso fortuito. Serve un momento di riflessione sulla cattiva programmazione. Fortunatamente per quanto riguarda l’ambito arbitrale, la situazione non è tragica ed, attualmente, ci sono elementi che possono continuare l’attività prestigiosa italiana.

E’ POSSIBILE INTRODURRE LE INTERVISTE ARBITRALI POST PARTITA?

E’ un discorso sempre attuale. Dal mio punto di vista non si faranno mai perché non c’è un approccio sereno, costruttivo e aperto. Si tende sempre alla manipolazione o alla strumentalizzazione per trovare la chiave di polemica e non la chiave di lettura. Non ci sarebbe mai un confronto sereno. Di fronte ad un’evidenza, come un errore, l’arbitro può solo ammetterlo quindi non ci sarà mai la possibilità di rilasciare interviste con un approccio sereno. 

E PER I GIOVANI CHE INTRAPRENDONO QUESTA CARRIERA?

La mia risposta è sicuramente di parte. Tutte le sezioni italiane offrono un ambiente di grande passione e professionalità. I giovani riceveranno aiuto e verranno trasmessi principi sani di sport, di rispetto delle regole e di confronto. Quindi consiglio assolutamente questo percorso ai ragazzi. Da noi c’è una famosa frase che mi porto dietro da quando ho iniziato, pronunciata dal dirigente Mico Mazzotta:” Non si è arbitri solo la domenica, ma tutti i giorni della settimana.” Questo è un bel messaggio che ci dovrebbe accompagnare durante la nostra quotidianità.

 

Ernesto Francia, editore classe 1991 per LivinplayNews. Laureato in Scienze storiche presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, collabora come giornalista per quotidiani ed editore per blog sportivi. Grande amante di calcio e basket, segue lo sport a 360 gradi unendo passione e lavoro.

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