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Fabio Grosso, l’estrema semplicità di un campione del mondo

Fabio Grosso, l’estrema semplicità di un campione del mondo

“Pirlo di tacco, tiro, goooalll, goal di Grosso, manca un minuto, incredibile siamo sopra e manca un minuto.”

SIMBOLO DI UNA NAZIONE

Parole e musica indelebili nella mente di ognuno di noi. Quelle notti d’estate del 2006, le telecronache di Fabio Caressa ed un cammino splendido fino alla finale di Berlino. Una nazionale di grandi campioni, l’ultima annata di una generazione di fenomeni che si chiuderà con il ritiro di Gigi Buffon. Eppure tra Totti, Del Piero e Cannavaro, Marcello Lippi convoca anche un terzino romano che sta facendo le fortune del Palermo. Il suo nome: Fabio Grosso. Il terzino sinistro non poteva immaginare che ben presto sarebbe diventato l’idolo di un intero paese, il simbolo di ogni italiano nel mondo, un eroe del popolo e proveniente dal popolo. Toccherà al suo splendido mancino scrivere la storia della nostra nazionale in semifinale ed in finale.

DALLA SICILIA AL TETTO DEL MONDO

Finale del mondiale, calci di rigore, ultimo penalty decisivo per la vittoria. La nostra nazionale ha sempre avuto un conto aperto con la sfortuna dagli undici metri tra europei e mondiali. Fabio Grosso non può nemmeno immaginare che gli occhi di tutto il mondo sono puntati su di lui. Ma lui è l’uomo degli ultimi minuti ed è inevitabile. Il rigore conquistato contro l’Australia, lo splendido tiro a giro contro la Germania ed ora? Il rigore decisivo per conquistare la quarta coppa del mondo, dopo il lontano trionfo del 1982. Chissà quante cose sono passate nella sua testa mentre osservava il pallone e Barthez fronteggiarlo. Dagli esordi con il Chieti in serie C, passando per la serie A con il Perugia fino alla grande scommessa di accettare il Palermo in Serie B. Si, una vita passata in giro per l’Italia come un pendolare. E proprio come un pendolare, la fascia sinistra è casa sua e, come a Palermo, calcia un sinistro sotto l’incrocio. Il resto è storia.

IL RITORNO ALLA SEMPLICITA’

L’attenzione mediatica, l’uragano di emozioni ed il trasferimento all’Inter rappresentano, forse, un peso troppo pesante da sostenere per Fabio. Quando si raggiunge la vetta è molto facile cadere giù. Dal picco più alto a Berlino, Fabio Grosso inizia la sua parabola calante di carriera. All’Inter rimarrà un solo anno, poi due anni a Lione ed infine la chiamata di una Juventus ancora in difficoltà nel post calciopoli. Ma Fabio Grosso è sempre pronto a ripartire con la solita umiltà di sempre. E così decide di mettere la sua esperienza a disposizione dei più giovani sulla panchina della Juventus primavera. Da lì inizia il nuovo percorso con la chiamata del Bari prima e del Verona attualmente. Adesso, a 40 anni, è tempo di costruire una nuova storia fatta di grandi sogni e tanta umiltà.

BUON COMPLEANNO FABIO!

Ernesto Francia, editore classe 1991 per LivinplayNews. Laureato in Scienze storiche presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, collabora come giornalista per quotidiani ed editore per blog sportivi. Grande amante di calcio e basket, segue lo sport a 360 gradi unendo passione e lavoro.

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