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Scatto durante la finale 2017 dei Golden State Warriors

Attualità

Una finale scontata o un finale scontato?

Una finale scontata o un finale scontato?

Si è conclusa un’altra stagione NBA. Grazie al 4-1 in finale, i Golden State Warriors si sono aggiudicati il titolo di campione con un netto cammino di 16-1 nei Playoffs 2017.

From Death Lineup to Hampton Five. 

Estate 2016. Quattro luglio. Sono passati 240 anni dall’Indipendenza degli Stati Uniti. E, da qualche ora, Kevin Durant è ufficialmente un giocatore dei Golden State Warriors. Maglia numero 35, e pioggia di critiche che piove su di lui da parte di tifosi, giornalisti e colleghi.

Ad Auckland, dopo la clamorosa rimonta subita la scorsa stagione, hanno deciso di puntare forte, e tutto, sul giocatore scelto al n° 2 dai SuperSonics nel Draft2007. Da Death Lineup Hampton Five. Con un Kevin Durant in più. Roba da matti!

Epilogo scontato, dicevano. Con una squadra composta da Curry, Durant, Thompson, Iggy, Green, Zaza & Co, hai solo un’opzione. Vincere.

Essere obbligati a vincere è una condizione difficile da vivere. La pressione e gli occhi puntati addosso possono farti fare brutti scivoloni.

Se vinci, tanto sei il più forte. Se perdi, sei un pollo. 

Ridurre le considerazioni a questo ci sembra riduttivo. Prima della gloria c’è tanto lavoro da fare, per dimostrare sul campo di essere il più forte. Per vincere non basta solo mettere insieme 4 All Stars (ricordate Howard-Gasol-Metta-Kobe-Nash??). Bisogna saper gestire tanto talento a disposizione per creare un team vincente. In questo risiede il merito di Steve Kerr e del suo staff (Mike Brown in primis) che, partendo dalla solida base costruita negli ultimi anni, sono riusciti ad inserire nel sistema il 35. Senza snaturare quei principi di gioco che hanno caratterizzato i Warriors delle ultime edizioni.: aggiungendo un’altra freccia nello scacchiere offensivo e un giocatore che in difesa riesce a fare la differenza.

Golden State Warriors

L’attività più ricorrente (seconda, solo, a “insultare KD35”) era cercare di capire come si sarebbero adattati l’uno alla presenza dell’altro. Come avrebbero diviso i possessi, e gli spazi, senza pestarsi i piedi. Ecco, la risposta l’hanno data dall’inizio della stagione fino a gara 5.

Hanno “semplicemente” giocato a pallacanestro. Senza alterare alcun equilibrio hanno raggiunto un livello di gioco elevatissimo. Basato sui propri principi e con interpreti di assoluto valore. 

I GSW potevano essere superiori. E lo sono stati. Thompson e Green hanno leggermente abbassato le statistiche dei punti segnati rispetto allo scorso anno, ma sono stati preziosi nelle piccole cose. Quelle che nel basket, alla lunga, fanno la differenza.

Il primo ha comunque mantenuto 15 PPG nei Playoffs con un rispettabile 38% nella specialità da dietro l’arco, e ha regalato lampi di difesa da far vedere al minibasket (qui un piccolo estratto).

Il secondo, può anche risultare antipatico ed eccessivo nei comportamenti, ma all’interno dei 28×15 è un giocatore cla-mo-ro-so. Capace di interpretare tutti i fondamentali del gioco, in attacco e in difesa, al massimo livello.

Kevin Durant & Steph Curry

KD & SC indicano la strada da seguire

E poi loro due, KD e Steph. Due dei migliori giocatori della Lega che si ritrovano a convivere all’interno della stessa squadra. Condividendo un obiettivo e riuscendo ad alternarsi le responsabilità all’interno di ogni partita. Chiudendo la stagione regolare a 25.1 di media il primo e 25.3 l’altro. Continuando nella post season, innalzando il livello del gioco della squadra. E alla fine 28.5 per Kevin e 28.1 per Steph.

Hanno, di volta in volta, lasciato scegliere alla difesa da chi farsi battere. Utilizzando con frequenza un pick&roll che per la difesa dei Cavs è diventato ingestibile qualunque scelta facesse.

Kevin Durant è entrato in punta di piedi all’interno di un sistema che ne ha esaltato le caratteristiche. Mettendo al servizio dei suoi compagni il suo incredibile talento offensivo, una solida applicazione difensiva e, soprattutto, condividendo l’idea di gioco della banda di San Francisco.

Steph Curry ha accolto a braccia aperte il ragazzo in arrivo da Oklahoma. Lasciando spazio al compagno, ma riuscendo, comunque, a risultare decisivo. Ha avuto l’intelligenza di essere protagonista in altro modo. Perché essere protagonista nella squadra più forte di uno sport di squadra, vale quanto essere protagonista unico.

Non basta collezionare All Stars per essere più forti (altrimenti il Real Madrid non avrebbe aspettato più di una decade per la Decima). Bisogna comunque giocare a pallacanestro, uno sport di squadra, tramite un sistema capace di esaltare le caratteristiche dei singoli all’interno di un contesto corale. E, in questo, i GSW si sono dimostrati doppiamente superiori agli avversari.

Cleveland Cavaliers

Ecco, gli avversari. Quei Cavs guidati dal duo James&Irving. Parliamo chiaramente: i Cavaliers sono stati schiantati, senza mezzi termini, da una team superiore. Sotto tutti gli aspetti. LeBron è stato protagonista di una serie finale mostruosa sotto il punto di vista delle statistiche individuali. Riuscendo ad ottenere nuovi record e legittimando di diritto la sua presenza nella storia del gioco.

Odiarlo, criticarlo, discuterlo o simili non ha più senso. E’, meravigliosamente, un’atleta dominante. La cosa migliore da fare è goderselo.

Però, oltre il solito Irving, nella serie finale il supporting cast dei Cavs ha deluso le aspettative . Tristan Thompson e JR Smith sono stati assenti fino a gara 4, partita in cui tutta Cleveland ha avuto un sussulto d’orgoglio per evitare il 16-0 dei gialloblù. Ma per il resto, poca roba. Così come i veterani dalla panchina non si sono dimostrati adeguati al ritmo delle Finals.

E poi c’è lui, Kevin Love. Probabilmente il vero ago della bilancia per la squadra di Lue. Nella serie ha realizzato il 35% dei tiri aperti. Un 12/32 che ha permesso alla difesa di Golden State di prendere determinate decisioni e non gli ha permesso di essere decisivo. Nell’unica gara vinta da LeBron e compagni, il “numero 0” ha portato questa percentuale al 75%, con un 6/8 in Gara4 che ha contribuito alla vittoria. A dimostrazione di quanto il rendimento del ragazzo da UCLA sia determinante per il destino della squadra.

Che sviluppi adesso?

Si apre adesso un’estate calda per la dirigenza di Cleveland (e quindi anche per LeBron), per capire se dare fiducia a Love come terza stella della squadra o scambiarlo. O per un altro All Star (si è parlato nelle ultime settimane di Paul George, ma mi domando perché Indiana dovrebbe fare questo scambio) o per un pacchetto di giocatori che possa dare un contributo maggiore al Prescelto. Sarà interessante capire gli sviluppi.

Nell’attesa di sapere come andrà siamo contenti di esserci goduti questa Finale NBA 2017

Con la consapevolezza di aver visto una pallacanestro al suo massimo livello, interpretata da una delle squadre più forti di ogni epoca.

E quindi, lunga vita al basket, a LeBron James e a Kevin Durant, alle emozioni che queste notti insonni ci hanno saputo regalare.

Ma soprattutto, lode a questi Golden State Warriors. 

Perché non è pensabile avere 4 All Stars nel momento top della loro carriera e riuscire a renderli perfettamente complementari. E nello stesso momento avere una panchina di livello ed essere, contemporaneamente, il miglior attacco e la miglior difesa della Lega.

Marco Pino, editore classe 1993 per LivinplayNews. Studente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Management per l’Impresa, ha approfondito le sue conoscenze in materia sportiva con Sports Management. È da sempre appassionato di sport, in particolare alla gestione delle società calcistiche e ai loro business.

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