fbpx
Seguici su

Attualità

Golden State – Cleveland: Infinity War

Golden State – Cleveland: Infinity War

Un’altra finale, la più attesa, annunciata fin da inizio stagione. Perché, seppur con percorsi diversi, Golden State e Cleveland stanno scrivendo la storia del basket. Come Lakers-Celtics, Bulls-Jazz, questa rivalità leggendaria è la sfida più iconica della pallacanestro di oggi. Nel sistema NBA, che cerca di riequilibrare di anno in anno i valori in gioco, le due costanti sono sempre loro: campioni delle Conference, a caccia dell’Anello. Per ora Golden State è in vantaggio 2-1, ma la Storia infinita sta per scrivere un nuovo capitolo.

Le semifinali

La strada delle due finaliste ha seguito linee diverse nelle rispettive Conference. I Warriors, costanti come sempre, hanno liquidato per 4-1 sia i malconci Spurs sia gli inesperti Pelicans. I Cavs hanno combattuto fino a gara 7 con gli indomiti Pacers, per poi azzannare con uno sweep i Raptors. Le Finali di Conference hanno opposto i Warriors alla prima forza ad Ovest, i Rockets di D’Antoni, mentre Cleveland ha sfidato i Celtics di Brad Stevens.

Golden State Warriors – Houston Rockets 4-3

Si ferma contro Golden State la corsa dei migliori Rockets di sempre

In prima battuta è giusto riconoscere che Houston avrebbe meritato le Finals, al pari di Golden State. La legge dello sport impone di premiare solo una squadra ma i Rockets hanno giocato alla pari dei loro avversari, proponendo il loro basket ad altissima intensità. I ragazzi di D’Antoni, che possono rammaricarsi dell’infortunio occorso in gara-6 ad un monumentale Chris Paul, escono con qualche certezza in meno sul rendimento di Harden. Il Barba ha tirato col 24% da 3 nella serie e non ha mai sfiorato i rendimenti della regular season. Al contrario il supporting cast, guidato da un Gordon da oltre 20 PPG, ha prodotto punti e giocate di quantità e qualità. Houston non va in finale per qualche demerito, in particolare il 7/44 da 3 in gara-7, e per una buona dose di sfortuna ma l’obbiettivo stagionale, competere coi Warriors, può dirsi raggiunto.
I Warriors hanno vissuto una serie non particolarmente brillante, dettata anche dal livello avversario. Le fiammate dei secondi tempi restano incontrollabili per qualunque squadra ma la stella di Durant ha brillato meno del previsto. Le certezze si chiamano Curry, capace di alzare il livello quando occorre, e Kerr, regista di uno dei migliori collettivi di sempre. Il rientro di Iguodala può dare l’intensità e il ritmo mancati in alcune gare con Houston ma l’inserimento di Looney, Bell e Cook prosegue a grandi passi. Il futuro, Finals a parte, resta radioso.

Cleveland Cavaliers – Boston Celtics 4-3

Playoff straordinari per Jayson Tatum

La serie più bella delle Finals è stata decisa dal miglior giocatore del pianeta. Lebron James ha combattuto contro la mediocrità dei suoi compagni, col solo Love a dare un timido contribuito, e contro l’organizzazione di Boston, capace di sfiorare l’ultimo atto senza le sue stelle. L’assenza di Hayward e Irving ha permesso l’esplosione di Tatum, talento diventato precocemente campione. Non può rimproverarsi nulla ai Celtics, che hanno prodotto il massimo con le rotazioni disponibili. Al Horford è un faro tecnico ed emotivo, Marcus Smart un leader nato: il problema sarà reinserire i due top in un contesto che ha funzionato alla grande senza di loro.
Sul fronte Cavs la situazione è più delicata. Avere Lebron è garanzia di Finals (8° di fila) ma il resto del roster è sconcertante. JR Smith ha perso smalto, Kyle Korver ha un minutaglie limitato, George Hill è incostante. Il secondo miglior giocatore è un Kevin Love da 12 PPG: servirà molto di più per giocarsela con Golden State. D’altro canto Lebron gioca la miglior pallacanestro della carriera e sembra in grado di battere chiunque. Il Re dovrà alzare ancora il livello ma sta regalando al mondo la prestazione più incredibile della storia recente NBA.

Stato di forma

Le speranza dei Cavs appese al rendimento del Re

Golden State arriva alle Finals in piena fiducia. Houston appariva come l’ostacolo più duro, forse più di Cleveland, e la consapevolezza di essere favoriti è una sensazione ben gestita nella Baia. L’unico dubbio riguarda le condizioni di Iguodala, perché l’MVP delle Finals 2015 è in dubbio per i primi atti della serie. I Warriors possono giocare sui cambi di ritmo, sulle carenze difensive dei Cavs, sulle infinite possibilità offensive. Avere i migliori tiratori del pianeta è un’iniezione di fiducia fisica e mentale non indifferente. I Cavs devono cercare di recuperare rapidamente qualche giocatore chiave, poiché è irreale pensare che Lebron possa vincere la serie da solo. Il rendimento difensivo deve crescere, soprattutto sul perimetro, e coach Lue avrà da lavorare sui problemi di comunicazione tra i suoi giocatori, più volte evidenziati contro Boston. D’altro canto lo stato di forma di James segue binari differenti: dalla capacità di innalzare il livello dei compagni dipenderà gran parte del destino Cavs.

Pronostico

Curry e Durant puntano al bis

Allo stato attuale Golden State si avvia senza problemi alla conquista del terzo anello. Concedendo a Cleveland 2 vittorie casalinghe la serie potrebbe chiudersi sul 4-2 Warriors, dato che è sufficiente una serata-no di Lebron per far sprofondare i rivali a livello ranking. Anche per i bookmakers non ci sarà partita: mai le quote di una finale erano state così sbilanciate negli anni 2000. Per fortuna lo sport è ricco di sorprese (e i Cavs devono provarci) ma un risultato differente dalla vittoria di Curry e co. sarebbe sorprendente.

Altro in Attualità