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Happy Birthday “Moneymaker” Jordan

Happy Birthday “Moneymaker” Jordan

17 febbraio 1963, quartiere di Brooklyn, New York. La signora Deloris, impiegata di banca, dà alla luce un bambino che diventerà la massima espressione del gioco inventato da James Naismith.

55 anni dopo, oggi, è il compleanno di Michael Jeffrey Jooooooooordan (con la voce dell’Avvocato).

Michael frequenta il liceo e gioca con i North Carolina Tar Heels, squadra con la quale vince un campionato NCAA prima di trasferirsi nella NBA. Viene scelto alla numero 3 dai Chicago Bulls, dietro Hakeem “The Dream” Olajuwon e tale Sam Bowie. Su quest’ultimo non chiedetemi informazioni. Sicuramente per i Chicago Bulls mai terza posizione sul podio fu più fruttifera. Avevano draftato il futuro.

Sei titoli NBA, 2 ori olimpici, 5 volte MVP della RS, 6 volte MVP delle Finals. Rookie of the year nella stagione 1984-1985, per dieci stagioni miglior marcatore NBA. 14 volte All Star, 3 volte MVP dell’All Star Game e vincitore per due edizioni dello Slam Dunk Contest. What else? In effetti ci sarebbe tanto altro ancora…

Spesso si disquisisce sul fatto che Jordan sia, o meno, il miglior giocatore di tutti i tempi.

“No ma vedi che Bill Russell”, “Ma l’hai visto giocare Magic?”, “LeBron James è una macchina perfetta”, “Stockton to Malone”, “Kobe Bryant lo ha perfezionato”. Classiche chiacchiere da bar.

Michael Jordan è stato sicuramente il miglior giocatore della sua epoca, a detta anche dei suoi avversari. Celebre la frase di Larry Bird, bandiera dei Celtics,“I think it’s just God disguised as Michael Jordan”. Larry Bird si giustificò così il 20 aprile 1986. E probabilmente non si sbagliava affatto. Jordan era la cosa che più si avvicinava a Dio.

Nasce il marchio Jordan

Come detto si può discutere se Michael Jordan sia, o meno, il miglior giocatore di tutti i tempi. E vi lascio fare senza intromettermi troppo.

Su una cosa sicuramente c’è poco da obiettare: Michael Jordan è stato il primo professionista a costruire un vero e proprio brand vincente intorno al suo nome.

Nel 1984, quando Michael si preparava per la sua nuova avventura, un’aziendina di scarpe dell’Oregon fatturava 25 milioni di dollari. L’azienda si chiamava Nike ed era in cerca di nuovi canali di espansione. Un lungimirante agente, Joey Vaccaro, stava cercando di colonizzare il mondo della pallacanestro americana. Partendo dal basket collegiale, arrivando fino alla NBA. Diventando testimonial dei giocatori migliori orbitanti all’interno del mondo della Lega Professionistica Americana.

Vaccaro intuì il potenziale di un talento come Jordan. Un fenomeno tecnico-sportivo che può tradursi in un fenomeno commerciale. Riuscì a convincere la Nike a investire su quel ragazzino da North Carolina che non aveva ancora giocato un minuto in NBA.

Nasce la linea Air Jordan. Michael firma un contratto di 2 milioni di dollari per 5 anni, più una percentuale definita su ogni paio di scarpe vendute.

 

HIS AIRNESS

2 milioni di dollari in 5 anni per legare il proprio nome al marchio Nike. Facendo nascere la linea di abbigliamento Air Jordan. Nel 2014, esattamente 20 anni dopo, Michael Jordan ha guaudagnato, in un solo anno, 100 milioni di dollari dalla vendita di articoli legato al brand Air Jordan. Not bad. Proprio no.

100 milioni di dollari. Più dei 94 milioni (al netto dell’inflazione) guadagnati in 15 anni di carriera fra Chicago e Washington.

Michael Jordan è stato, ed è ancora adesso, un fenomeno di global marketing. Un brand costruito sul suo nome che, secondo Forbes, ha guadagnato quasi 2 miliardi nella sua esistenza. Non solo Nike. MJ percepisce 18 milioni di dollari l’anno da Gatorade; 14 da Hanes; 14 da Upper Deck e 10,6 milioni da XEL.

Negli anni di social network e sponsorizzazioni milionarie. In un’era in cui le grandi aziende legano il loro nome ai simboli dello sport, Michael Jordan rappresenta un antesignano di tutto questo.

Vi lascio discutere se sia o meno il più forte di tutti i tempi. Io dubbi non ne ho, voi divertitevi pure.

Ma non si può dire il contrario riguardo un altro tema: Jordan ha cambiato per sempre il modo di fare e vivere lo sport. Costruendo un legame con tutti gli appassionati di pallacanestro e riuscendo a creare uno dei brand più rinomati e conosciuti in tutto il globo.

Poi, per quanto riguarda la pallacanestro, guardare ogni tanto questo video qui sotto non fa mai male. 

 

HAPPY BIRTHDAY HIS AIRNESS

 

 

Marco Pino, editore classe 1993 per LivinplayNews. Studente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Management per l’Impresa, ha approfondito le sue conoscenze in materia sportiva con Sports Management. È da sempre appassionato di sport, in particolare alla gestione delle società calcistiche e ai loro business.

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