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Italia che viene, Italia che va.

Italia che viene, Italia che va.

Sembra un incubo, da cui non si riesce a svegliarsi. Dopo quella maledetta notte di novembre di quasi un anno fa, l’Italia sembra smarrita.

A ottobre festeggeremo un anno senza partite in gare ufficiali. Unica gioia, un tirato 2-1 contro l’Arabia Saudita. In una spenta sera di maggio. Dura da accettare per chi è stato abituato a stare sul tetto del Mondo. Per quattro volte nella sua storia. E tante altre ci è andato vicino. Sempre lì, la nostra Italia. Abituata a battagliare con le migliori del Mondo, e che invece, adesso, non riesce più a stare al passo con le grandi.

Problema di gioco, di cultura. Talento o organizzazione. Sono tanti i problemi di questa Nazionale. Ma non è giusto cercarli adesso. Siamo già sprofondati un anno fa. Adesso è tempo di rialzarci, perchè è difficile cadere più in basso di così.

Ripartire

Parola d’ordine ripartire. Sembra strano sentirlo dire adesso. Ancora una volta. Come dieci mesi fa. Quando le tenebre su San Siro calarono su tutto il sistema, l’Italia aveva solo bisogno di alzare la testa e ripartire.

Ebbene oggi, il pareggio con la Polonia e la sconfitta col Portogallo non devono fare rumore. Fanno parte del cammino intrapreso per rinascere e ricominciare ad essere quello che siamo sempre stati. E tornare al livello che ci compete.

Non prendiamoci in giro, guardiamo in faccia la realtà. E accettiamola.

Mancini continua a sostenere che i giovani devono giocare. Non ha torto. Ma l’unica cosa certa è che non debbano giocare solo perchè sono giovani. Ma piuttosto perchè sono forti.

Non siamo una squadra competitiva perchè non abbiamo giocatori che sono competitivi a livello mondiale. Basta osservare le altre Nazionali.

Mettendo da parte Francia e Spagna, che risultano nettamente avanti a noi come individualità, le tante Nazionali superiori all’Italia presentano giocatori riconosciuti ed affermati nel calcio mondiale.

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L’Uruguay, per esempio, vanta la coppia Cavani-Suarez. Due dei migliori attaccanti in circolazione. La stessa Polonia schiera l’attaccante del Bayern Monaco e il portiere della Juventus. Grandi giocatori, con esperienza e vittorie a livello internazionale, che mancano all’Italia.

E allora ripartiamo dai nostri giovani, con fiducia e voglia di crescere. Senza piangerci addosso per gli errori fatti in questi anni, ma piuttosto cercando di creare un contesto ideale, privo di pressioni, in cui dar loro modo di esplodere.

Fare peggio non è possibile, dimentichiamoci i fasti del passato. Ricostruiamoci la nostra dimensione, per tornare ad essere quell’Italia temuta e rispettata. Dentro e fuori dal campo.

Marco Pino, editore classe 1993 per LivinplayNews. Studente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Management per l’Impresa, ha approfondito le sue conoscenze in materia sportiva con Sports Management. È da sempre appassionato di sport, in particolare alla gestione delle società calcistiche e ai loro business.

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