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La caduta del Diavolo

La caduta del Diavolo

Quando l’anno scorso il Milan aveva finalmente cambiato proprietà, forse il tifoso milanista non si sarebbe mai aspettato l’epilogo di questi giorni. O qualche lungimirante forse si?

Donnarumma icona della stagione

La campagna acquisti estiva dello scorso anno era stata in grado di riaccendere nei tifosi l’entusiasmo dei vecchi tempi, ma l’inizio di stagione non è stato per nulla entusiasmante.

Dall’euforia per gli acquisti alla depressione per la mancanza di risultati, frutto di un’espressione di gioco alquanto sterile e priva di idee, gerarchie di squadra non molto chiare, formazioni cambiate più e più volte senza criterio.

Il tutto condito da una confusione generale che ben poco si addice ad un club di questo blasone.

Tutto ciò alla fine, come prevedibile, ha portato all’esonero in una giornata invernale di Vincenzo Montella, toccando forse il punto più basso della stagione. L’inaspettata iniezione di fiducia, portata da Gattuso, è riuscita quantomeno a salvare una stagione iniziata con le migliori aspettative e che stava per terminare nel peggiore dei modi.

Di nuovo l’Europa raggiunta, non “quella che conta” come direbbero alcuni, ma sicuramente un punto dal quale ripartire vista anche la giovane età del gruppo.

La confusione societaria

Ma purtroppo questo sforzo non è bastato. La confusione generale riguardava soprattutto l’assetto societario, per certi versi ancora sconosciuto e senza forse una vera leadership.

Arriviamo così all’incredibile epilogo di questi ultimi giorni: prima la squalifica della UEFA che ha sancito l’esclusione dalle coppe europee per un anno. Poi si è passati ad un comico cambio di proprietà col passaggio della società dal cinese Yonghong Li al Fondo Elliott.

Infine, come nelle migliori commedie, la riammissione in europa per mano del TAS di Losanna.

I tifosi unico punto fermo

Il Milan di Ancellotti

Una scena che forse negli anni passati nessuno avrebbe mai immaginato di poter vivere in un ambiente come quello Rossonero.

E dopo un anno siamo di nuovo qui, noi tifosi, a credere che qualcosa cambi e a ricordare i bei tempi andati.
Tempi in cui Cafù e Serginho solcavano le fasce. In cui Pirlo suonava sinfonie con quei piedi fatati. Kakà illuminava lo stadio con le sue magie. Sheva e Superpippo si limitavano solo a concludere l’azione nell’unico modo conosciuto e possibile: segnare.

Forse una cosa sul tifoso Rossonero è vera: negli ultimi anni ha sempre gettato un’occhio al passato, ricordando i vecchi tempi vincenti. Ma una cosa posso dire in “nostra” discolpa: purtroppo (o per fortuna) negli anni siamo stati abituati fin troppo bene.

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