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La Cenerentola di provincia

La Cenerentola di provincia

C’era una volta una principessa, anzi no forse era una giovane orfana oppure una ragazza di umili origini. Si ritrovò, da sola, ad affrontare mille sfide per raggiungere il suo obiettivo dal lieto fine. Sarò onesto con voi, oggi non vi racconterò alcuna favola. In questi mesi c’è stato un vero e proprio uso e abuso della favola di “Cenerentola”; ormai diventata simbolo di determinate vicende sportive. In Italia ed Europa, in questa stagione, è il Benevento ad essersi aggiudicato questa dicitura. Eppure, di fronte a tutto ciò, si apre un mondo sommerso, uno spaccato del calcio nostrano. Si, perché il Benevento non è solo la squadra dei record negativi in serie A, ma anche il simbolo del calcio di provincia.

PALLONE, TERRA BATTUTA E NESSUNA TELECAMERA

La città di Benevento ha assaporato solo in questa stagione la Serie A. Una prima volta nella vita che non si potrà mai dimenticare. Tuttavia bisogna sempre considerare l’altra faccia della medaglia. Le telecamere, le sfide con i top clubs italiani, l’attenzione europea hanno nascosto tutto quello che è successo negli anni precedenti. Il Benevento, quindi, è il simbolo del forza del calcio, fatto di tanta passione ed amore per questo sport. Nell’epoca degli investimenti folli, delle proprietà provenienti dagli Emirati Arabi e dalla Cina, è sempre più difficile fare calcio in provincia. Il movimento italiano sta attraversando un periodo di grande crisi a tutti i livelli. Come sottolineato da Damiano Tommasi, nel discorso in occasione della sua candidatura, bisogna salvare il calcio a partire da quello dilettantistico. Ogni giorno, in tutta Italia, ci sono migliaia di persone che fanno sacrifici per tenere viva questa passione. Non c’è nessun ritorno economico, solo tanta voglia di emozionarsi la domenica.

IL CALCIO DI PROVINCIA

A Benevento c’è la famiglia Vigorito, in tutta Italia ci sono presidenti che da generazioni tengono vivo il calcio della propria città o paese. Non è stata certamente sufficiente la riforma della Lega Pro per evitare i tanti fallimenti delle società. In questa stagione, per esempio, stiamo assistendo alle difficili situazioni del Vicenza o dell’Arezzo. L’Italia, in questo momento, è l’esatto opposto dell’Inghilterra. Oltre la manica le categorie inferiori sono dotate di strutture all’avanguardia, tanti comfort, molto seguito sugli spalti ed anche attraverso i media. Non per niente è possibile assistere alla vittoria del Wigan, squadra paragonabile alla nostra serie C, contro il City di Pep Guardiola. Non è solo questione di mentalità, come in molti sostengono, perché girando per l’Italia si può riscontrare tanta voglia di fare e di credere nel progetto calcio. Il rilancio deve veramente partire dall’alto, l’Italia ha bisogno di un “anno zero”. Purtroppo, dalla disfatta contro la Svezia, ancora nulla è cambiato; l’Italia si sta dimostrando ancora una volta cieca e legata al passato. Alla luce di tutto questo, la domanda sorge spontanea: cosa spinge un qualsiasi imprenditore o puro appassionato di calcio ad investire nelle categorie inferiori?

L’AMORE VISCERALE PER IL PALLONE

Tutto si riduce ad una questione di cuore. Nonostante le tante difficoltà economiche, gli incentivi ed aiuti pari a zero dalle istituzioni ed i limiti strutturali ed organizzativi, ogni domenica in tutta Italia si gioca sui campi di provincia. Ogni domenica da nord a sud è possibile riassaporare l’essenza del calcio, lì su quei campi polverosi, sotto il sole o nel fango. Il Benevento non è una “Cenerentola”, ma al contrario un vero e proprio supereroe. Loro ce l’hanno fatta, come altre società prima e tante altre, si spera, nei prossimi anni. Il Benevento è il simbolo di quel calcio che, dopo anni di sacrifici e passione, è uscita dalla provincia per sedersi al tavolo dei più grandi. Nonostante le tante difficoltà, ancora stanno lottando dimostrando quella voglia di calcio che rappresenta un riscatto sociale per alcune realtà italiane. Benevento è comparsa sulla cartina europea del calcio che conta, adesso vuole ancora credere nel miracolo chiamato salvezza.

 

Ernesto Francia, editore classe 1991 per LivinplayNews. Laureato in Scienze storiche presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, collabora come giornalista per quotidiani ed editore per blog sportivi. Grande amante di calcio e basket, segue lo sport a 360 gradi unendo passione e lavoro.

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