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Interviste

Marco Paludetti’s on fire: disciplina, doveri e divertimento!

Marco Paludetti’s on fire: disciplina, doveri e divertimento!

Abbiamo incontrato il Dott. Marco Paludetti, attaccante classe 1992 del Camaro Calcio e neolaureato in Medicina e Chirurgia all’Università di Messina. Una storia che racchiude i valori di un giovane sportivo studioso che è riuscito a coronare due sogni in tempi brevissimi e che coltiva ancora grandi traguardi da raggiungere. Paludetti si racconta a cuore aperto.

Sensazioni ed emozioni che ti ha trasmesso una società come il Camaro?

Prepartita col Camaro

Prepartita col Camaro

“Dal primo giorno in cui sono arrivato, quasi due anni fa, l’intera Società mi ha fatto respirare l’aria del vero calcio. Questo è stato bellissimo. Quando una squadra ben organizzata come quella del Camaro ti accoglie, ti offre quanti più servizi possibili e ti mette nelle condizioni di allenarti serenamente con strutture ad hoc è una sensazione appagante che ti fa sentire l’odore del professionismo.
Ciò che mi ha colpito di più della Presidenza è la lungimiranza: il Progetto Bisconte, ovvero la realizzazione del campo in erba a proprie spese, ne è prova assoluta. In sintesi, il Camaro è una società che oltre a pensare al presente, dedica molte attenzioni al futuro. Forse solo più avanti ci renderemo conto di quanto sia stato importante saper programmare il domani per offrire un nuovo e curato impianto sportivo all’intera città.”

Confidi, dunque, nella collaborazione tra Amministrazione pubblica e Società private?

“Assolutamente sì! Anzi, se vi è la possibilità, l’Amministrazione pubblica deve farsi aiutare dai privati. Offrire concessioni e gestioni pluriennali di qualunque impianto sportivo significa essere al passo coi tempi. E, diciamo, per Messina può significare già qualcosa.”

Cinque anni fa giocavi in Terza Categoria, oggi hai giocato da titolare una semifinale play off per la Serie D. Cos’è successo nel mezzo? Cos’è cambiato in te?

Pompei Calcio, 2012/13

Pompei Calcio, 2012/13

“Impegno e sacrificio: sono questi i valori-chiave e la mia ne è una palese dimostrazione. Nel 2012 giocavo al Pompei, in terza categoria e nel corso del tempo anch’io mi son reso conto di essere cambiato. Ho imparato tanto dalle persone che mi circondavano, dai singoli compagni di squadra allo staff, alla dirigenza, ma soprattutto dagli allenatori. Quest’ultimi sono stati la mia fortuna. Mi hanno trasmesso tanto emotivamente e mi hanno insegnato tanto tecnicamente e tatticamente.”

Quale allenatore ti ha dato di più? E perché?

“Senza dubbio gli ultimi due, Giuseppe Furnari e Pasquale Ferrara. Loro hanno totalmente cambiato il mio modo di vedere e d’interpretare il gioco del calcio, per lo più nel mio ruolo d’attaccante. Mi hanno fatto capire l’importanza dei movimenti con e senza palla, anche perché il calcio moderno è fatto fondamentalmente da movimenti. Poi, in campo, la presenza di giocatori più grandi e più esperti di me mi è stata parecchio d’aiuto ed io mi sono lasciato aiutare.”

La sportività è un valore che ti ha sempre contraddistinto. E’ un valore che hai da sempre o credi che sia merito di qualcuno, di qualcosa o di qualche evento particolare?

1995, un giovanissimo Marco

1995, un giovanissimo Marco

“A parer mio sono valori che bisogna avere a prescindere, come base d’educazione, per migliorarsi poi nel tempo. Io, già da piccolo, grazie soprattutto alla mia famiglia, ho ricevuto insegnamenti educativi importanti e che oggi ritengo indispensabili. Da ciò ne deriva un’idonea professionalità, che, devo ammettere, le persone che ho avuto vicine mi hanno contagiato nel corso delle stagioni. Non vorrei essere banale, ma il rispetto in campo è un elemento di primaria importanza, sia nei confronti dei compagni che in quelli degli avversari. Poi io c’ho messo del mio: i sacrifici li ho sempre fatti e sono stati la mia fortuna, la mia ciliegina sulla torta. Se oggi sono l’uomo che sono è grazie a tutti i sacrifici, anche se sono certo di poter e dover crescere ancora.
Ed infine, vorrei aggiungere, mi ritengo fortunato perché rientro in quella generazione che ha imparato i veri valori dello sport (onestà e sana competizione agonistica) più dalla strada che dalla TV, a differenza di oggi.”

Il calcio, ma anche l’Università: come si fanno coincidere le due passioni? Come si trova il tempo per ottenere il massimo dei voti in campo e in sede accademica?

Laurea in famiglia

Laurea in famiglia

“I grandi risultati si possono ottenere. Unendo determinazione e passione possono farsi tante cose, possono essere raggiunti grandi obiettivi. Ecco cosa intendevo per fare sacrifici: andare ad allenarsi due volte al giorno per poi la sera tornare a casa e mettersi sui libri anziché uscire con gli amici per una birra non è facile, ma è stata la chiave del mio successo finora. Addirittura ci sono state volte in cui ero costretto a sacrificare anche il sonno notturno in prossimità di un esame difficile.
Oltre la realizzazione del mio sogno della laurea in Medicina e Chirurgia, la soddisfazione più grande è stata quella di ricevere un’enorme quantità di messaggi d’auguri dai genitori dei bambini che giocano nel settore giovanile del Camaro. Messaggi in cui mi dicevano che sperano che io possa essere un esempio per i loro figli.
Con organizzazione, determinazione, senso del dovere e spirito di sacrificio qualsiasi traguardo può essere raggiunto.”

Preferisci allenarti o studiare? Cos’è più impegnativo e perché?

“Dipende. Ci sono momenti in cui avrei preferito l’uno piuttosto che l’altro. Alle doppie sedute d’allenamento d’Agosto, con 40 gradi, avrei preferito studiare. Alla preparazione di un esame di una materia di migliaia di pagine avrei preferito allenarmi. Amore e odio, odio e amore. Ma la cosa più bella è andare a letto la sera consci di aver fatto il proprio dovere per amore della tua passione.”

Una battuta, cosa vuoi fare da grande? Il medico o il calciatore?

“Se potessi scegliere, mettendo su un’ipotetica bilancia, la professione del medico e quella del calciatore, credo che quest’ultima possa avere un maggior peso. Se non altro perché è semplicemente il sogno di ogni bambino.”

Come vedi il tuo futuro? Quali sono i tuoi programmi per la stagione 2018/19 e quali in un futuro ancora più lontano?

“Il mio futuro prossimo dipenderà da un test. Il test delle specializzazioni mediche ed essendo un concorso nazionale non è facile fare delle previsioni. Certamente quello che vorrei fare io è continuare a studiare giocando a calcio. Il mio imminente programma non può dunque che essere quello di proseguire entrambe le attività. Sto già lavorando per questo: costanti allenamenti fisici per non perdere la forma e aggiungere massa muscolare e intensa preparazione per il test di specializzazione così da ottenere il miglior punteggio possibile e scegliere la destinazione.
In un futuro ancora più lontano, magari durante la mia carriera da medico, confesso che mi piacerebbe offrire la mia esperienza calcistica ad una società seria e pulita come quella del Camaro di oggi. In che ruolo non saprei, allenatore o dirigente si vedrà.”

Conclusioni, saluti e auguri:

Mirko Burrascano è il Direttore di Livinplay News. Siciliano del 1992, ha conseguito il Football Master all'Università del Calcio di Roma ed è un tecnico abilitato Uefa B. Vive lo sport, vive di sport, scrive di sport. I suoi hobby? La cucina siciliana e la geografia.

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