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Messina: la favola dei cattivi

Messina: la favola dei cattivi

A tutti noi, da piccoli, piacevano le favole. Quelle da farci raccontare che poi finivamo per leggere. E pensare, ingenuamente, che nella vita alla fine vincono sempre i buoni. Così come succede nelle favole.

In realtà, però,le favole non vogliono insegnarci questo. Perchè poi nella vita ci rendiamo conto che anche i cattivi vincono alle volte. Perciò le favole servono a farci capire che, nonostante anche i cattivi possano dire la loro, alla fine può esserci sempre un lieto fine.

Il Messina quel lieto fine lo ha avuto, in quegli anni magici che hanno stravolto e trasportato la città. Facendola sentire viva dentro una favola destinata a finire male.

L’inizio della favola

Gli anni d’oro dell’FC Messina cominciano con Aliotta, e la conquista della Serie B agli albori degli anni 2000. L’inizio della favola è servito e nella stagione 2003/2004, il Messina di Franza e Mutti raccoglie una promozione tanto inaspettata quanto desiderata.

La Curva del Messina

La città e il compianto Celeste sono una bolgia. Il Messina batte il Como 3-0 e, dopo il triplice fischio dell’arbitro Collina, è ufficialmente Serie A. I goal di Di Napoli e del Pampa Sosa, la grinta di Coppola e Giampà. Le parate di Storari e le punizioni di Parisi. Il Messina è in Serie A e la città esplode. Tutta colorata di giallorosso.

Un sogno diventato realtà. E la favola sembra solo all’inizio…

Calendario durissimo all’esordio nel massimo campionato. Prima partita al Tardini di Parma, big match casalingo nel nuovo “San Filippo” contro la Roma e la storica trasferta di San Siro al cospetto dei campioni del Milan. Potenzialmente un esordio da 0 punti.

Mio zio, agli inizi di settembre di quell’anno, mi raccontò una storia. E sembrava anche questa una favola. Sentì dire ad un signore, mentre si trovava al bar con gli amici, che il Messina dopo le prime 3 giornate avrebbe conquistato 7 punti. Tutti si misero a ridere e lo sbeffeggiarono. Ma mai prendere in giro chi nelle favole interpreta il ruolo del “buono”.

Come nelle favole

0-0 al Tardini e primo punto per la salvezza messo in cascina. Ora è il momento della Roma al “San Filippo“. Quello stadio da 40.000 posti che potrebbe rappresentare il fortino dello Stretto, e che sarebbe dovuto essere pronto per Italia 1990, ha voglia di presentarsi alla Serie A. Con un pizzico di ritardo comunque accettabile.

L’esultanza di Giampà a San Siro

Se pensi ad un Messina-Roma, e ci metti dentro una tripletta di Montella, è difficile pensare ad una vittoria dei “giallorossi sbagliati”. E invece, in quel piovoso pomeriggio di settembre il Messina batte la Roma 4-3. E che ne sanno di quel Messina-Roma..

Per realizzare la previsione di quel tale, serve un miracolo. Ma sarebbe servito a prescindere.

Arriva San Siro, arriva il Milan di Maldini, Pirlo, Kakà e Shevchenko.

Oltre a tutto il resto. Arriva La Scala del Calcio e una scenografia perfetta per mettere in atto il punto più alto della favola. Marco Zanchi a centrocampo per marcare a uomo Ricardo Kakà e Zampagna in attacco accompagnato da Sullo e Giampà. Il Messina tiene un tempo grazie soprattutto a Storari, ma nel secondo il Milan passa in vantaggio. Calcio d’angolo, colpo di testa di Pancaro e Coppola che sulla linea non riesce a mettere fuori. E’ 1-0 per i rossoneri. Ma basta un attimo ai campioni per cambiare la partita. Triangolo Zampagna, Sullo, Giampà. Con il furetto peloritano che fredda Dida e va ad esultare sotto i suoi tifosi. Con quella fascetta giallorossa al polso sempre presente. Il resto è storia. Parisi che mette in mezzo un pallone che scavalca Maldini, e Zampagna che insacca di testa.

Il Messina è in vantaggio a San Siro. Il Milan spinge, l’arbitro fischia. I campioni d’italia sono al tappeto a casa loro. Il Messina batte il Milan 1-2 nella Scala del Calcio.

7 punti in 3 partite di campionato. E chissà se mio zio e i suoi amici ridevano ancora di quel tale. Mai sfidare i buoni delle favole perchè alla fine vincono sempre loro.

Gli anni di buio

Oggi una competizione social che conta poco per l’aspetto sportivo, ma dimostra solo quanto la piazza giallorossa senta di meritare di più. Una squadra che attraversa gli anni più difficili della sua storia. Alla ricerca, prima di tutto, di una società solida che sia disposta a investire sull’affetto che i tifosi dimostrano nonostante le categorie infauste.

Il tridente del Messina composto da Zampagna, Di Napoli e Iliev, vince la MachenessanoCup organizzata da OperazioneNostalgia. E la vittoria arriva in finale contro il Lecce di Vucinic, Chevanton e Konan. Toh, guarda caso proprio quel Lecce. Unica squadra della magica stagione 2004/2005 conclusa con uno storico 7° posto contro cui quel Messina aveva ottenuto 0 punti tra andata e ritorno. 1-4 al San Filippo e 1-0 a Via del Mare.

E sembra quasi una rivincita. Una rivincita di quel gruppo che ormai non c’è più. Un sogno spezzato nel momento più bello. Una favola senza lieto fine.

Ma è proprio adesso, da grandi, che scopriamo il vero significato della favole.

Nella vita non vincono sempre i “buoni”. Perchè, a volte, bisogna fare i conti anche con i “cattivi”.

Marco Pino, editore classe 1993 per LivinplayNews. Studente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Management per l’Impresa, ha approfondito le sue conoscenze in materia sportiva con Sports Management. È da sempre appassionato di sport, in particolare alla gestione delle società calcistiche e ai loro business.

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