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NBA 2018/19: Guida alla stagione – pt. 1

NBA 2018/19: Guida alla stagione – pt. 1

Cosa attendersi dalla stagione NBA? In questa breve guida analizziamo alcuni tra i team più interessanti della Lega, tra roster stellari e giovani promesse, nuove proposte e vecchie certezze, con un’unico imperativo: la caccia ai Warriors è aperta ma campioni partono, ancora una volta, in pole.

Top – In tre per il titolo

Golden State Warriors – La legge del più forte

La fisicità di Draymond Green a servizio del talento di Steph Curry

Se il basket fosse una scienza esatta, la regular season che inizia stanotte sarebbe solo una lunga passerella verso l’ennesimo trionfo di Curry e compagni. Ma poiché, per fortuna, non esiste una formula per la vittoria, Coach Kerr è chiamato ancora una volta a creare l’alchimia che ha reso i Warriors una delle squadre più forti di tutti i tempi. Il roster è sempre lo stesso, farcito di superstar e con un DeMarcus Cousins in più. Se Boogie dovesse tornare dall’infortunio ai livelli dello scorso anno è veramente difficile ipotizzare che esista una difesa in grado di trovare, contemporaneamente, soluzioni alle infinite possibilità dei campioni in carica.
Dietro i titolari, comunque, continua solida la crescita di Jordan Bell e Kevin Looney, chiamati a ritagliarsi uno spazio sempre più ampio.

Uomo chiave: Kevin Durant

È complicato scegliere un solo giocatore, ma la capacità dell’ex Oklahoma di catalizzare su di sé l’attenzione delle difese è fondamentale per aprire gli spazi alle micidiali conclusioni da fuori di Curry e Thompson. Dal suo stato di forma passa buona parte della capacità di Golden State di assorbire quei cali di concentrazione che ogni tanto capitano dalle parti della Baia.

Boston Celtics – Alla ricerca del tempo perduto

Horford e Stevens, i cervelli dei Celtics

Un anno fa, dopo soli 5 minuti di partita, Gordon Hayward veniva messo fuori gioco da un gravissimo infortunio. Un episodio che ha segnato irrimediabilmente la stagione dei Celtics, che hanno costruito la cavalcata fino alle finali di Conference sulla consapevolezza della propria forza al netto degli infortuni delle loro stelle. In effetti l’organizzazione di Brad Stevens ha messo in luce i punti di forza di un roster che, senza l’ex Utah e senza Irving (out da marzo), ha visto emergere il talento di Jayson Tatum e la leadership di Al Horford. Dove può arrivare, dunque, questo roster con le sue stelle a pieno regime?
Le Finals sono l’obbiettivo minimo, considerando che i Playoff ad Est non dovrebbero presentare difficoltà insormontabili; far sentire importanti i vari Rozier, Smart, Morris e Baynes in un contesto con una superstar in più la condizione necessaria perché il sogno di competere coi Warriors si realizzi.

Uomo chiave: Al Horford

L’equilibratore di Boston. Un giocatore dal talento unico e dall’intelligenza innata, capace di innalzare il livello (soprattutto difensivo) dei suoi compagni. Non è e non sarà mai un realizzatore puro ma l’esperienza dello scorso anno – cioè lui e Tatum contro il resto del mondo – ne ha innalzato le capacità di essere un giocatore clutch. Se la responsabilità di vincere le partite è ripartita tra Irving e Hayward, quella di non farle vincere agli altri grava in buona parte sulle spalle del dominicano.

Houston – Chris Paul, what if?

Harden col premio MVP della passata stagione

Cosa sarebbe successo se Chris Paul non si fosse infortunato? Questo l’interrogativo che pesa sulle ambizioni di Houston, squadra a metà tra un progetto che deve puntare al titolo e la consapevolezza di aver perso la grande occasione di far fuori i Warriors ai Playoff dello scorso anno. I ragazzi di D’Antoni hanno aumentato, se possibile, il potenziale offensivo acquisendo Carmelo Anthony, ma contestualmente hanno lasciato andare via un uomo-squadra come Ariza: il risultato è un attacco quasi inarrestabile ma una difesa chiamata agli straordinari per coprire i buchi dell’ex Knicks. Se avere (almeno) tre stelle è un requisito fondamentale per vincere, Houston rispetta a pieno i canoni, con in più un Clint Capela reduce dalla migliore stagione in carriera. Se il gioco di Houston sarà in grado di uscire indenne dal selvaggio West e imporsi alle Finals, tuttavia, è questione ben diversa…

Uomo chiave: James Harden

Ma anche Chris Paul. L’asse tra le due superstar è generatrice di infiniti mondi cestistici, con gli avversari costretti a scelte dolorose: contenere Harden, con la sua proverbiale capacità di attaccare sempre e comunque il canestro? Limitare il genio dell’ex Charlotte nella creazione di gioco? Di certo il Barba resta la prima soluzione offensiva, forte del titolo di MVP. I “soliti” 30 PPG sono assicurati, l’applicazione difensiva è il primo aspetto da migliorare per incidere ancora di più sui risultati di squadra.

Seconda fascia – Chi vuol essere contender?

Los Angeles Lakers – Alla corte di Sua Maestà

Il nuovo Re di Los Angeles

Chiariamo subito: non crediamo che i Lakers possano ambire al titolo già da questa stagione. Il livello a Ovest è altissimo, le squadre da titolo sono (quasi) tutte da questo lato del tabellone e i gialloviola non dispongono di un roster superiore a quello della penultima versione dei Cavs, travolta dai Warriors in finale. Ciò detto, Lebron James resta il giocatore più decisivo sulla piazza, capace non solo di spostare 20/25 partite da solo ma anche di cambiare i destini di una franchigia, riportandola al centro della NBA. Il supporting cast è stato impreziosito da un lottatore di primo livello come Lance Stephenson e da un play come Rajon Rondo che, a 10 anni dal titolo coi Celtics, naviga ancora nel limbo tra ciò che è e ciò che potrebbe essere.
La missione dell’anno? Far crescere i giovani (Kuzma su tutti), andare più avanti possibile e rendersi appetibili per il mercato 2019..

Uomo chiave: Luke Walton

Sarebbe troppo scontato indicare Lebron, quindi scegliamo il coach come figura decisiva per l’annata gialloviola. Ad ogni difficoltà peserà su di lui il fantasma di Tyronn Lue, che più di ogni altro ha subito l’etichetta di coach fantasma al cospetto della personalità del Re. Walton, che ha fatto ottime cose nella scorsa stagione, è chiamato alla complessa gestione di uno dei più grandi di sempre, abituato ai massimi livelli, in un contesto che non è obbligato a portare subito alla vittoria. La strada tra sperimentazione e risultati è stretta: riuscirà a percorrerla?

Philadelphia 76ers – Entusiasmo al potere

Giovani e talentassi: ecco i 76ers. Basterà?

Phila riparte dalla netta sconfitta subita dai Celtics alle semifinali di Conference. Ironia della sorte, Embiid e compagni apriranno la loro stagione proprio contro i verdi, in uno scontro già al vertice della Eastern Conference. Per la filosofia “Trust the Process” è giunto il momento di raccogliere i frutti (leggasi: Finals) ma nei lunghi anni di preparativi non si può dire che le altre squadre siano rimaste ferme: il risultato è che nemmeno due talenti puri come Simmons ed Embiid, più Fultz, più Saric, più J.J. Redick bastano a garantire ai 76ers uno dei primi 4 posti della Lega.
La perdita (necessaria) di un grande role player come Belinelli toglie affidabilità dalla distanza, dato che in questo fondamentale sia Simmons che Fultz hanno dimostrato di dover crescere molto. Se la prima scelta 2017 meriterebbe un capitolo a parte, l’australiano è chiamato alla difficile impresa di confermare il livello “lebroniano” della scorsa stagione.
L’impressione è che il roster potesse essere completato diversamente (la second unit manca di esperienza e difficilmente potrà risolvere partite complesse) ma la consapevolezza del talento a disposizione può spingere Philadelphia a fare un ulteriore passo in avanti, in attesa di lanciare la vera sfida al titolo la prossima stagione.

Uomo chiave: Joel Embiid

Il camerunense è il prototipo del cestista del futuro: completo sul campo, straordinario fuori. La capacità di catalizzare le attenzioni (a là Ibra) non è fine a sé stessa, bensì il naturale completamento di un giocatore che sul campo è in grado di produrre 22 PPG e 11 RPG giocando al 70% del suo potenziale. Dove può migliorare? In primo luogo tenendo sotto controllo gli infortuni: giocare tutte le gare della stagione a 24 anni non può essere un miraggio…

Oklahoma City Thunder – Tutto cambia (perché nulla cambi)

L’inarrestabile Westbrook

Partiamo dalle note positive. La conferma di Paul George è un segnale di forza: dalle parti di Oklahoma l’idea di essere competitivi nel breve termine non è affatto abbandonata. La partenza di Anthony, mai davvero convincente, restituisce al roster una dimensione forse meno talentuosa ma di certo più quadrata. Ma sarà sufficiente per sfondare il limite che impedisce ai Thunder di essere davvero competitivi? Su questo punto è lecito nutrire dei dubbi. Dai depressi Atlanta Hawks è arrivato il tedesco Schröder, un giocatore tutto da verificare in un team con ambizioni da Finals; la chiave, dunque, è sempre l’intesa tra Steven Adams e Russell Westbrook, lo scudiero e il Don Chisciotte della NBA. C’è da attendersi un’altra stagione a ritmi folli, sfrenati assalti al ferro, medie siderali.. che basti per migliorare il risultato ai Playoff è dubbio, ma Oklahoma è un avversario tosto per chiunque.

Uomo chiave: Russell Westbrook

Tra le superstar NBA è quella su cui pesano le maggiori responsabilità, soprattutto in rapporto al talento del supporting cast. Ci saranno ancora polemiche (gioca per la squadra o per i numeri?) ma se i Thunder possono ambire a qualcosa è solo per merito suo. La prima gara della stagione lo vedrà assente per un fastidio al ginocchio: che sia il caso di iniziare a gestirlo meglio?

Utah Jazz – Per vincere domani

Un giocatore che ci fa impazzire: Donovan Mitchell

Abbiamo ancora negli occhi la splendida stagione dello scorso anno, conclusa con dei playoff da protagonisti. I Jazz hanno il dovere di crederci ancora, forti del talento di Donovan Mitchell, impostosi come uno dei prospetti dominanti dei prossimi anni. Intorno al prodotto di Lousville coach Snyder ha liberato il talento di Ricky Rubio,  e l’organizzazione difensiva garantita da Rudy Gobert, fresco vincitore del difensore dell’anno. L’obbiettivo minimo è confermare il risultato della stagione passata, alzando ulteriormente l’asticella dei risultati; il rischio è che non tutto giri per il verso giusto e nella Western Conference basta poco per passare dal vertice ai bassifondi.. ma le premesse sono corrette.

 

Uomo chiave: Donovan Mitchell

Ha sfiorato il premio di Rookie dell’anno (e, se Simmons ha meritato, lui di certo non può dirsi sconfitto). Ha dimostrato doti da leader, nonché mani educatissime, portando i Jazz nel post Hayward senza soluzione di continuità. A 22 anni ha tutto il tempo per crescere ancora e sbagliare ma non sembra avere alcuna intenzione di farlo. Un prodotto purissimo che si candida a dominare la NBA nei prossimi anni.

Middle class – Corsa ai playoff

 New Orleans Pelicans – Per chi gioca Anthony Davis?

I Pelicans hanno le idee chiare:”Non scambiamo Davis nemmeno per Beyoncé”

Il roster dei Pelicans è complessivamente più debole rispetto a qualche mese fa. Uscito Cousins, anche Rondo ha abbandonato in direzione Lakers e solo Jrue Holiday è rimasto a supporto di Anthony Davis. “The Brow”, ormai uno tra i più forti in circolazione, si ritrova in una condizione non semplice: è l’uomo franchigia, blindato dalla squadra, ma al contempo il suo desiderio di vincere necessita di un contesto più competitivo. Tra 12 mesi se ne riparlerà, soprattutto se i Pelicans non andranno oltre lo sweeep subito lo scorso anno da Golden State. Il precampionato, comunque, ha dato segnali contrastanti: 5 sconfitte, nonostante un Davis formato MVP.

Uomo chiave: Nikola Mirotic

Premessa: Davis non può partecipare per manifesta superiorità. Tra i comuni mortali scegliamo il talento montenegrino , apparso in crescita dal suo arrivo a New Orleans. Il ruolo di secondo violino apparterrà, alternativamente, a lui e a Julius Randle, entrambi chiamati ad avvicinarsi ai 20 PPG. Dove può migliorare? Nella pressione difensiva (poche stoppate e poche rubate in rapporto alla stazza) e nel gioco associativo: pochi 1.4 assist a partita per una squadra dalle soluzioni ridotte come i Pelicans.

Milwaukee Bucks – In missione per The Greek Freak

Il ROTY 2016 Malcolm Brogdon

Budenholzer porta quella competenza tecnica venuta a mancare nell’ultimo periodo di Kidd. Il roster è stato confermato e lo schema è semplice: 4 uomini e Antetokoumpo. Quando si ha tra le mani un talento puro come il greco è davvero complesso pensare di non lasciarlo libero di esprimere il suo basket, con gli errori del caso. Dietro è arrivato Brook Lopez per rinforzare la voce “rimbalzi”, mentre i vari Brogdon, Dellavedova e Snell sono chiamati ad aumentare il contributo alla causa. L’obbiettivo minimo è superare il primo turno di playoff, il massimo la Finale di Conference: molto dipenderà dal piazzamento nel tabellone che, lo si ripete, ad Est è alquanto morbido.

Uomo chiave: Giannis Antetokoumpo

Tra i 10 migliori della Lega e la sua crescita non conosce sosta. Lo stesso concetto di ruolo sembra per lui superato: in campo ha la licenza di fare ciò che vuole, quasi da fantasista, con la differenza che il fisico gli consente di spaccare il ferro ogni volta che vuole. Deve migliorare nelle scelte (la tripla rifiutata contro Toronto grida ancora vendetta) ma a Milwaukee nessuno pretende di vincere subito. Finché anche lui condividerà questa scelta il connubio appare perfetto: sembra un veterano  ma ha solo 24 anni.

Portland Tail Blazers – Andare oltre il limite

L’uscita al primo turno dello scorso anno fa ancora male, dopo una regular season di altissimo livello. Il mercato non ha offerto novità e, dunque, coach Stotts è chiamato a migliorare con gli uomini già ai suoi ordini. Impresa non facile, poiché la riuscita del piano (tra le prime 4 ad Ovest) passa per il rendimento di McCollum e Nurkic a supporto dell’unica star, Damian Lillard. Il problema è simile a quello dei Pelicans: quanto si va avanti nell’NBA moderna con un solo campione? Finora, al primo turno di playoff: a proprietà e tifosi non basta più.

Uomo chiave: Damian Lillard

A lungo in corsa per l’MVP, Lillard vive nel paradosso delle star di provincia: viene dalla migliore stagione in carriera ma è chiamato ad alzare ancora il suo livello. La free Agency è ancora lontana (2021) ma più che a caccia di un contratto l’ex Wildcats sembra in cerca di una propria dimensione: si può essere un top in un contesto destinato a non vincere? Le motivazioni restano alte, l’agonismo anche, la qualità non gli manca: il prossimo salto è ai playoff, dove lo scorso anno ha subito un clamoroso tracollo rispetto alle medie della regular season.

Toronto Raptors – L’enigma Kawhi

Cosa aspettarsi dal nuovo Kawhi?

Scambiare il miglior realizzatore della storia della franchigia per un giocatore out da un anno. Una scelta folle, se non fosse che il nuovo acquisto è un certo Kawhi Leonard! L’ex Spurs ha vissuto un anno turbolento, con sole 9 partite all’attivo, e i contrasti con l’organizzazione texana hanno sporcato la sua immagine da star; forse il Canada non era la prima scelta ma l’MVP delle Finals 2014 deve dimostrare, da zero, di poter essere ancora decisivo ai massimi livelli.
Intorno a lui, con tutte le incognite del caso, è rimasto Kyle Lowry – chiamato ancora una volta a guarire dalla sindrome dei playoff – e un supporting cast composto principalmente da Ibaka, Green, Van Vleet, Monroe. La scorsa stagione ha portato in dote 59 vittorie e la “classica” eliminazione per opera di Cleveland. Ora, in un Est più povero, c’è il dovere di ritentare l’assalto alle Finals. Per noi sono dietro, e non di poco, a Celtics e 76ers.

Uomo chiave: Kawhi Leonard

Che NBA sarebbe senza quel fallo di Pachulia? Non lo sapremo mai, ma lo strano vortice degli eventi ha portato Kawhi dall’altra parte della Lega. La sua missione è dimostrare di non aver perso i suoi talenti (capacità offensiva sopra la media, abilità difensiva unica al mondo) e riuscire a imporsi in un contesto meno organizzato degli Spurs ma certamente più competitivo nel breve periodo.  Cosa attendersi? Responsabilità, palla in mano, scelte coraggiose di tiro, attitudine difensiva, rapporti positivi col nuovo team. Dopo i trascorsi, già quest’ultimo passo sarebbe un segno di rinascita.

Outsiders – Tra sorprese ed incognite

San Antonio Spurs – Apocalypse Now

Un nuovo inizio per DeMar DeRozan

Per il primo anno da “secoli” gli Spurs non partono tra i favoriti della stagione. Tony Parker ha scelto di svernare a Charlotte, Ginobili di mettere fine alla sua leggenda. Il risultato è un vuoto di leadership difficile da colmare, posto anche che la gestione del caso Leonard è stata atipica per l’organizzazione degli Speroni.
Con The Aztec spedito in Canada, tocca alla strana coppia DeRozan-Aldridge tenere alto il morale dei texani. Le incognite, tuttavia, sono infinite: chi giocherà PG dopo l’infortunio di Murray? Chi ha punti dal perimetro? La second unit vale più di quanto dicano i numeri?
La situazione a Spursello è difficile e questa volta il rischio di restare fuori dalle 8 è alto. Mai dire mai, ma le premesse sono quelle di un mesto tramonto di un ciclo irripetibile.

Uomo chiave: Gregg Popovich

Oggi più che mai l’esperienza del miglior allenatore NBA alimenta il sacro fuoco degli Spurs. Dal suo modo unico di insegnare basket passa la speranza di agganciare un posto playoff. Le soluzioni a disposizione sono insolitamente poche ma ci si aspetta molto dal talento grezzo di Bertans e Poltl, giovani europei sulle cui spalle costruire, tra qualche anno, un nuovo ciclo. E Messina studia da head coach..

Los Angeles Clippers – Eterni incompiuti

Il Gallo, nuovo leader dei Clippers

La cacciata di DeAndre Jordan chiude un ciclo che sarebbe dovuto esser vincente e invece si è dimostrato non all’altezza delle varie post season di questi anni. I Clippers, già orfani di Blake Griffin, ripongono le loro speranze in role player di primo livelo come Beverley (ex Houston ) e Avery Bradley, nonché nell’esplosione definitiva di Gallinari. L’italiano ha disputato un’ottima preseason ma su di lui aleggiano, ormai da tutta la carriera, i dubbi fisici che ne hanno compromesso il talento. Nel backcourt spicca l’innesto di Mbah a Moute, nonché l’intrigante scommessa Marjanovic (quanti minuti per lui?). Se stanno bene possono ambire a un posto ai playoff, se qualcosa gira per il verso sbagliato all’ennesima stagione da 9°-13° posto. Forse è il caso di ricostruire?

Uomo chiave: Danilo Gallinari

Una preseason incoraggiante e una ritrovata solidità fisica e mentale danno fiducia per la decima stagione NBA del Gallo. Numeri da veterano, non sempre confermati dalle statistiche e dall’apporto in campo. Il talento non si discute ma per lui, come per i suoi Clippers, la parola d’ordine è solidità.

Bonus rack – Dallas Mavericks

L’ultimo ballo di Dirk Nowitzki, il primo di Luka Doncic. Un progetto che, finalmente, punta a rinascere nelle mani dello sloveno posto sotto la tutela del più grande europeo di sempre. Coach Carlisle è chiamato a un’impresa nel pazzo Ovest di quest’anno ma l’innesto di DeAndre Jordan da al roster fisicità ed esperienza anche in chiave playoff. La post season resta, allo stato attuale, lontana ma il roster migliora di anno in anno, i giovani crescono, la piazza matura entusiasmo.. tutto è pronto per il ritorno di una grande franchigia.

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