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Attualità

Olanda parabola discendente: dal calcio totale alla miseria odierna

Olanda parabola discendente: dal calcio totale alla miseria odierna

Quel numero 14

Il 14 orange di Cruijff

Il 14 orange di Cruijff

Stride, messa accanto all’ Olanda fuori dal mondiale, la maglia con il quattordici, appesa nei pub di Amsterdam. Una dopo l’altra, le pinte offuscano i pensieri, non lenendo, tuttavia, amarezza e delusione per un verdetto senza prova d’appello. Cruijff non c’è più, e forse non è coincidenza. Chissà, infatti, cosa avrebbe pensato, guardando i suoi successori barcamenarsi goffamente in campo.

Bella e impossibile

Olanda del calcio totale

Olanda del calcio totale

Il mito del calcio totale è scomparso, travolto dalla drammatica mediocrità in cui gli Orange, da troppo tempo, hanno preso gusto a sguazzare. Negli anni settanta, con l’universo ai piedi, le finali iridate cedute a Germania e Argentina, sembravano gentili concessioni, consegnate, a chi, tanta classe, effettivamente, non avrebbe potuto eguagliarla. Un concentrato incredibile di talento al servizio di un fenomeno, irriverente sul campo e nel numero stampato sulle spalle. In un crogiolo di regole ferree e visioni a compartimenti stagni, quella scelta non convenzionale, aveva il sapore di contestazione e lungimiranza, in perfetta simbiosi con un paese che, a proibizionismo e censura, preferiva coffee shop e distretti a luci rosse.

Un lampo nel buio: Euro ’88

Olanda Campione d'Europa 1988

Olanda Campione d’Europa 1988

Le generazioni cambiano, non l’etichetta di regina bellissima e inconcludente. Il Milan spopola in lungo e in largo, ricalcando le orme dell’ Ajax che fu. Sacchi gongola, trascinato com’è dalle reti di Van Basten, dai guizzi di Gullit e dalle chiusure di Rijkaard. Lungo le rive del mare del Nord, finalmente si sorride: un gol pazzesco del Cigno di Utrecht, nel 1988, sgretola il muro sovietico, regalando ai “Tulipani” l’Europa e un posto, sacrosanto, nell’ Olimpo del calcio. Sarà anche l’unico titolo di una bacheca eccessivamente vuota per essere vera.

La storia si ripete

L'errore dal dischetto di Bosvelt a Euro2000

L’errore dal dischetto di Bosvelt a Euro2000

Italia ‘90 è una delusione. Francia ’98 vale una medaglia di legno, da migliorare necessariamente, in casa, due anni più tardi. Davids, Seedorf, Zenden, Overmars, Cocu, Bergkamp, Kluivert. I presupposti ci sono, il finale è già scritto. All’Amsterdam Arena, Totti e Toldo recitano da guastafeste, infrangendo una marea arancione di sogni e speranze. Nel safari sudafricano, al gran ballo delle debuttanti, basterà il graffio di Iniesta per dirottare verso Madrid la Coppa. Il bronzo brasiliano si scrive continuità, si legge illusione, l’ennesima.

I giorni nostri

La macchina del tempo giunge, finalmente, nel presente. Un’ Olanda, senza mordente e identità, cicca clamorosamente la qualificazione agli ultimi due appuntamenti. Lo spettacolo è ricordo lontano, la concretezza non ne ha beneficiato. Dopo Napoleone e Hitler, Mosca può raccogliere un altro scalpo eccellente.

Giovanni Sofia, classe 1991, laureato in giurisprudenza. Dal 2016 scrive per la testata on line Messinanelpallone.it. Vive, respira e deambula per la città dello Stretto. Appassionato di sport e gastronomia, potete incontrarlo con la stessa facilità dentro uno stadio o seduto a tavola.

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