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Parigi – Roubaix: appuntamento con la storia

Parigi – Roubaix: appuntamento con la storia

Per entrare nella leggenda della Parigi – Roubaix non bastano le gambe. Non basta la testa. Non basta la fortuna. Serve il cuore. Serve tanto cuore. Il pavè è elitario, non è per tutti. Ecco perché la gara di domenica è veramente imperdibile.

KNOCKIN’ ON HEAVEN’S DOOR

Ancora lui, il maledetto pavè. O il benedetto pavè. Dipende da come lo si affronta. Dalla prima edizione del 1896 è sempre stato il protagonista. All’inizio si partiva da Parigi, poi qualche anno da Chantilly e ormai da 40 anni il via è da Compiègne. Tranne qualche eccezione dovuta alle Guerre Mondiali che hanno rovinato pesantemente il Velodrome, l’arrivo è sempre stato quello. 333,33 metri per entrare nella leggenda e scrivere il proprio nome nella Storia del ciclismo, con la S rigorosamente maiuscola.

I belgi sono discretamente dominanti. 56 volte vincitori su 115 edizioni. Come dicevano i latini? Mater artium necessitas. La necessità è la madre delle abilità. A inizio ‘900 la popolazione belga doveva distriscarsi tra tante brevi strade non esattamente comode. Saliscendi ripidi, stretti e soprattutto spesso non asfaltati. Con che mezzo ovviamente? La bicicletta. La tradizione è continuata e, non a caso, il vincitore dell’anno scorso è Greg Van Avermaet, campione olimpico a Rio 2016. Recordman di vittorie sono però Roger De Vlaeminck, negli anni ’70, e Tom Boonen, tra il 2005 e il 2012, entrambi a quota 4 e, manco a dirlo, con sangue belga nelle vene.

Gli italiani, tuttavia, raramente hanno sfigurato. In totale 13 successi e tanti piazzamenti. Come mi racconta mio nonno, a fine anni ’70 i belgi avevano collezionato 10 vittorie consecutive. Serviva un lampo di classe per interrompere l’incantesimo. Serviva un ragazzo trentino che si stava facendo largo nell’elite del ciclismo mondiale. Quel ragazzo risponde al nome di Francesco Moser. Non si limitò a vincerla una volta, la Roubaix. La vinse anche l’anno dopo. E poi ancora, per la terza volta in tre anni. Diventerà il ciclista italiano più vincente di sempre. Gli occhi di mio nonno ancora brillano quando lo racconta.

 

CHI SARA’ IL PRESCELTO?

L’edizione di quest’anno vede ai blocchi di partenza il campione del mondo Peter Sagan, da cui ci si aspetta sempre tanto ma continua a faticare nell’Inferno del Nord. In 6 partecipazioni, il miglior piazzamento è stato solo un 6° posto. Nelle altre grandi classiche del Nord, si annoverano 3 vittorie alla Gand Wevelgem e una al Giro delle Fiandre. Troppo poco per uno come lui. Tra gli altri favoriti, stranamente, i belgi Van Avermaet e Van Marcke. La squadra più in forma del momento è sicuramente la Quick Step (indovinate di che nazionalità è?) che può schierare il fresco vincitore del Fiandre, Niki Terpstra, oltre al sempreverde Gilbert e al due volte vincitore della Roubaix, Stybar.

 

LA RESA DEI CONTI

Non importa se sarà una volata, un attacco da lontano o un’azione da finisseur degli ultimi chilometri. Domenica pomeriggio qualcuno busserà alle porte dell’Olimpo del ciclismo. Ad aprire la porta ci saranno tanti campioni che hanno fatto la storia di questo sport. Per poter diventare uno di loro serve un’impresa. Un’impresa che metta insieme gambe, testa, fortuna. E veramente tanto cuore.

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