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Razzismo e antisemitismo? No, ignoranza storica e perdita di valori

Razzismo e antisemitismo? No, ignoranza storica e perdita di valori

Ci risiamo, ancora una volta il calcio italiano è scosso da un’altra vicenda poco piacevole,  lo sport più amato dagli italiani si ritrova al centro di un vortice a tinte razziste e antisemite. Tutta la cronaca europea ne parla e siamo bombardati da due slogan in particolare: “Siamo tutti Anna Frank” e “Si tratta di scherno e sfottò”. Ma facciamo qualche passo indietro prima di analizzare questa triste vicenda.

Roma, stadio Olimpico: durante Lazio – Sassuolo la solita “triste minoranza” della curva nord si esibisce in ululati e cori razzisti. Niente di nuovo, direte voi, questa è diventata la normalità sia a Roma che in molti stadi italiani. La società biancoceleste viene multata e la curva nord chiusa. In occasione della gara contro il Cagliari, la tifoseria laziale decide quindi di emigrare in curva sud, storico settore giallorosso. Come in ogni “invasione” di territorio avversario, bisogna lasciare il segno ed è così che le vetrate ed i bagni del settore vengono tappezzati di adesivi di diverso genere. Da “Romanista ebreo” all’immagine di Anna Frank in maglia giallorossa, tutto a firma dello storico gruppo ultras laziale “Irriducibili”.

IL RAZZISMO NELLE CURVE E L’AMBIENTE ROMANO

Nel panorama calcistico mondiale, la figura degli ultras viene vista come l’unico nemico e responsabile di tutto ciò che di negativo avviene. Allo stesso tempo il movimento ultras sostiene di essere l’unica parte sana rimasta in un calcio malato. Come sempre in queste situazioni non c’è una verità assoluta; da una parte è evidente che gli ultras sono dei facili capi espiatori da utilizzare in molte situazioni spinose, dall’altra è anche vero che non si possono tollerare le azioni violente e discriminatorie dietro il concetto di “mentalità ultras”. Purtroppo il grave problema in Italia è stato quello di creare un muro contro muro fra istituzioni, forze dell’ordine e tifoserie. Oggi è evidente che, in assenza di dialogo, ogni situazione esplode in assenza di soluzioni valide.

LE CURVE ROMANE

Gli adesivi di Anna Frank sono solo l’ultimo episodio di una storia lunghissima legata alle tifoserie di Roma e Lazio. L’ambiente romano, sicuramente uno dei più caldi e difficili in Italia, è sempre stato legato al concetto di “curve politicizzate”. In poche parole gli ultras romanisti e laziali, da sempre, vengono considerati fascisti e antisemiti.

Due striscioni inequivocabili esposti da entrambe le tifoserie, parole dure che rievocano il periodo più nero della storia dell’uomo nel Novecento. Eppure siamo sicuri che apostrofare il proprio rivale sportivo con il termine “ebreo” sia veramente razzismo? Siamo sicuri che l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma sia un messaggio antisemita? Beh forse bisognerebbe fare un’analisi più approfondita e non soffermarsi sulla prima impressione.

L’IGNORANZA STORICA E LA PERDITA DI VALORI

Una “caccia alle streghe” vera e propria: questa si è scatenata all’indomani di Lazio – Cagliari. Ancora una volta l’Italia ha dimostrato dalle sfere più alte fino alla cittadinanza, di avere un’opinione solo ed esclusivamente di fronte ad eventi eclatanti. Questi sono giorni in cui ci si accusa, si punta il dito, si cercano i colpevoli e si scaricano le responsabilità: una farsa mediatica, un tentativo da parte di ognuno di apparire puro e lontano da ciò che è avvenuto. La vicenda, invece, ha mostrato drammaticamente quanto il popolo italiano sia ignorante a livello storico e quanto si stiano perdendo i valori sacri come la dignità umana.

Il comunicato degli Irriducibili e le reazioni della politica italiana

Le mi parole precedenti trovano conferma nelle dichiarazioni pubbliche di questi giorni; il comunicato ultras degli Irriducibili dimostra che non si può parlare di razzismo ed antisemitismo. Anna Frank in maglia giallorossa rappresenta “un atto di scherno e sfotto”: per loro è solo un simbolo forte da utilizzare nell’ambito del tifo, uno svilimento atroce di una ragazza uccisa durante la Shoah. Sono già state identificate 15 persone, tra le quali 2 minorenni ed uno di addirittura 13 anni: ora, di fronte a questo, si può mai parlare di razzismo? Nessuno degli autori ha minimamente pensato a cosa è stato il genocidio nazista, nessuno si è soffermato sulle atrocità di quel periodo storico. Piuttosto è preoccupante un altro aspetto: in quale ambiente stanno crescendo le nuove generazioni. No, non diamo la colpa agli ultras se un ragazzino di 13 anni attaccava ai muri determinati adesivi. Ogni bambino, ogni adolescente cresce seguendo gli esempi di tutti coloro che ha attorno e di coloro che vede in tv o su internet. Questa dovrebbe essere la chiave di lettura di questa vicenda, che purtroppo non viene assolutamente considerata volutamente.

L’ipocrisia italiana

La Lega Calcio

Firmare delle copie del diario di Anna Frank e di “Se questo è un uomo” di Primo Levi, leggere dei brani ed osservare un “minuto di riflessione”: queste le scelte della Lega calcio da far osservare sui campi di calcio. Azioni veramente superficiali che non risolvono assolutamente nulla e che verranno dimenticate già dopo qualche giorno; in Italia servirebbero pene certe e più dure, ma allo stesso tempo una diversa educazione nelle scuole e formazione successiva.

La politica italiana

La massima ipocrisia, poi, è stata espressa dalla politica italiana: la vicenda e la figura di Anna Frank sono diventate dei pretesti per interventi politici ed elettorali. Tutto fa buon brodo in periodo elettorale, ma anche coloro che si ritengono nel giusto hanno svilito storicamente la vicenda al pari dei tifosi laziali. Dire “Siamo tutti Anna Frank” è un messaggio assurdo e di una banalità disarmante: no, noi non siamo Anna Frank e spero che non lo saremo mai, non siamo vittime di un genocidio e non siamo odiati per la nostra etnia. Ma, fra tutte le dichiarazioni lette, quella che mi ha fatto riflettere di più è stata twittata dall’ex premier Matteo Renzi, invitando a sostituire gli sponsor sulle maglie con la stella di David. Ecco questa è l’ignoranza storica di cui parlavo, questa è la mancanza di dignità e rispetto verso le vittime, questa è la strumentalizzazione politica di una vicenda del genere.

 

 

 

Ernesto Francia, editore classe 1991 per LivinplayNews. Laureato in Scienze storiche presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, collabora come giornalista per quotidiani ed editore per blog sportivi. Grande amante di calcio e basket, segue lo sport a 360 gradi unendo passione e lavoro.

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