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River – Boca: quando il destino presenta il conto

River – Boca: quando il destino presenta il conto

Prospettive di una finale: tutta l’ansia di una scelta.

River – Boca è un universo complesso, ai limiti della realtà. L’ultima barricata contro il calcio moderno: un viaggio perennemente in bilico, sospesi tra bene e male. Scegliere impossibile, farsi travolgere inevitabile. I colori e gli incidenti, la rivalità e i gol, passione infinita trasformata in odio puro, comunque vada emozioni: di per sé una rarità. Mille contraddizioni si accavallano, mentre il mondo si divide tra millionaros e xeneizes. Buenos Aires si spacca e il Rio de la Plata per una volta c’entra poco, con la Libertadores da assegnare tutto il resto si fa minuscolo, scompare dalle agende e si dissolve all’orizzonte.

IL TIFO

Un mese da todo o nada, dove l’attesa logora e il tempo non passa o corre troppo in fretta. Dipende dai momenti, dalla causa per cui patteggi, dalla sponda che hai deciso di sostenere. Erano piccoli e inconsapevoli, adesso, da adulti, fanno i conti con conseguenze e responsabilità di una scelta destinata a sconvolgerne l’esistenza. Vite da tifosi: roba da pelle d’oca e palpitazioni. Inexplicable dicono loro e forse hanno ragione. Qualche giorno ancora, fino al 24, poi sarà paradiso o inferno, oblio o estasi, River o Boca.

L’ANDATA

Visti dall’alto: Monumental e Bombonera

All’appuntamento del Monumental i biancorossi ci arrivano meglio, se non altro perché giocano in casa. Le reti in trasferta, infatti, non valgono doppio, così nulla è definitivo: il 2-2 dell’andata lascia giochi aperti e destini appesi a un filo. Si soffrirà dagli spalti o a distanza, perché al sold out, farà da contraltare un settore ospiti chiuso. Fu lo stesso alla Bombonera. Decisione necessaria o ingiustizia? anche qui, il pendolo non smette di oscillare: persona a cui chiedi, risposta che trovi. Entrambi i fronti avranno argomentazioni valide, alle quali poco si potrà opporre.

LA STORIA

Il Superclassico è storia di barrios e riscatto, di pistole e conti da regolare. C’è passata l’elite del pallone argentino, s’è fatta le ossa o è tornata a svernare tra gli insulti dell’altra curva e la glorificazione della propria. Perché i soldi stanno altrove ma i sentimenti restano addosso e non si possono comprare, marchiati a fuoco come tatuaggi: cicatrici difficili da cancellare. Maradona, Kempes, Diaz, Higuain, Riquelme, Tevez è un elenco infinito di gol e talento, di classe cristallina e colpi a sensazione, mentre gli occhi si stropicciano osservando una parabola che si spegne sotto il sette. Arcobaleni da inseguire per trovare la pentola d’oro. Spartiacque di destini a cui un Dio, a seconda dell’umore, deciderà di regalare sogni o incubi.

IL VERDETTO

Non ci saranno prove d’appello, nessun giudice a cui presentare ricorso. Le scuse non reggeranno, e gli alibi staranno a zero. È la partita del secolo, senza rischiare di inciampare in espressioni patetiche o esagerate. Niente c’è stato prima, niente sarà uguale dopo. Si farà letteratura e si sprecheranno fiumi d’inchiostro. I nostri avi si rassegnino, nessuna nostalgia del passato: siamo nati al tempo della finale River – Boca, e non c’è nulla di più bello al mondo.

Giovanni Sofia, classe 1991, laureato in giurisprudenza. Dal 2016 scrive per la testata on line Messinanelpallone.it. Vive, respira e deambula per la città dello Stretto. Appassionato di sport e gastronomia, potete incontrarlo con la stessa facilità dentro uno stadio o seduto a tavola.

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