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Roma Imperiale, la vittoria del destino

Roma Imperiale, la vittoria del destino

Eroici, semplicemente eroici: è stata scritta la storia, un’altra pagina leggendaria nell’universo calcistico. Come nella migliore sceneggiatura di un film da Oscar, tutti i tasselli hanno formato un puzzle meraviglioso. Roma, la città eterna, tornata a splendere come in epoca imperiale. Un Olimpico stracolmo, come il Colosseo, che ha spinto i suoi gladiatori contro gli avversari iberici. Una squadra, dai colori giallorossi, formata da uomini simili a divinità. Questo è il calcio, lo sport che amiamo; non è una scienza esatta, non segue alcuna logica, riesce sempre a farci emozionare e sorprenderci. Eppure la vittoria di ieri non è solo storica nel punteggio. La Roma ha rappresentato un’intera nazione, ha portato avanti lo spirito italiano che non vuole arrendersi, ha zittito tutta la stampa che, solo una settimana prima, aveva sparato a zero. Tutto questo su un rettangolo di gioco, per una vittoria che ha i segni del destino.

IL BOSNIACO LETALE

Sguardo glaciale, espressione seria, mai un sorriso. Dzeko ci ha abituati a mostrare poco le sue emozioni, in fondo è un ragazzo dei Balcani ben lontano dallo nostro spirito italiano. Eppure un calciatore così è diventato il simbolo di una città e tifoseria calda come quella romanista. E’ sicuramente lui la faccia copertina di questa impresa storica: non solo per i due goal fra andata e ritorno, ma soprattutto per il ruolo da leader silenzioso in campo e nello spogliatoio. Davanti alle telecamere si scioglie e sfodera un sorriso: è la sua rivincita personale a 34 anni, dopo aver rifiutato la cessione a Gennaio. Si perchè qui è intervenuto il destino. Poteva volare a Londra, firmare il suo ultimo ricco contratto, invece è rimasto a Roma per vivere “serate come queste”. Adesso è adorato come un imperatore-divinità, ha una città ai suoi piedi, di certo continuerà a lottare fino alla fine.

CAPITANO, MIO CAPITANO

La stampa lo aveva stroncato dopo il Camp Nou. Ancora una volta, l’ennesima nella sua carriera. Ma Daniele De Rossi non si è mai arreso: non l’ha fatto nel mondiale 2006 dopo la brutta espulsione contro gli USA, non l’ha fatto nemmeno dopo l’autogol a Barcellona. Oggi, ancor di più, è simbolo immortale dell’amore per questa maglia, la sua maglia. Nel primo anno dopo l’addio di Totti, con la fascia da capitano al braccio, l’ex “capitan futuro” conquista le semifinali di Champions League. La Roma è fra le quattro squadre più forti d’Europa, dopo aver subito una batosta solo qualche giorno prima contro la Fiorentina. Ancora una volta il destino ha fatto il suo corso, Dzeko conquista un rigore di grinta e voglia contro Piquè. Bacia quel pallone e lo consegna al suo capitano, designato da un grandissimo mister Di Francesco come rigorista. Nessuna paura, nessun tentennamento, rincorsa lunga e palla nell’angolo. L’Olimpico esplode ed allora capisci che quella è la notte giusta per eliminare gli “alieni” e renderli docili come agnellini. Ancora una volta è stato chiaro a tutti: Daniele De Rossi è la Roma, Daniele De Rossi rappresenta il vero spirito italiano.

ROMA – GRECIA, ANDATA E RITORNO

Mancava ancora qualcosa a questa storia, il destino non era soddisfatto. Certo serviva il terzo goal per conquistare la semifinale e puntualmente è arrivato. Calcio d’angolo di Under e spizzata di Kostas Manolas. Ancora una volta la magia del calcio si è fatta realtà, in un intreccio fatto di storia, casualità e fato. Nella Roma imperiale il goal decisivo lo sigla un difensore proveniente dalla Grecia, culla del mondo classico. Il passato che ritorna e diventa protagonista della nostra contemporaneità. Un’altra rivincita, l’ennesima della serata, anche per Manolas. Come il suo capitano, Kostas vendica l’autogol dell’andata e manda in estasi tutto l’Olimpico. Nessuno vuole crederci, tutti voltano lo sguardo sul tabellone che recita: Roma 3 – Barcellona 0. Gli extraterrestri sono tornati sulla terra, Messi è stato relegato in un angolo, spettatore della seconda cocente sconfitta subita in Italia a distanza di un anno.

IL SOGNO CONTINUA

Gli uomini copertina sono i calciatori, ma la menzione più importante la merita mister Di Francesco. L’allenatore, alla sua prima esperienza, conquista la semifinale di Champions presentandosi con un modulo nuovo nella partita decisiva. Una scelta “folle” per molti ma non per lui. La Roma europea, in questa stagione, è completamente diversa da quella che affronta il campionato. Merito sicuramente della mentalità del suo allenatore che non si nasconde ai microfoni, ma punta sempre all’obiettivo massimo. Così mentre la testa va subito al derby di domenica, il destino riflette ed attende. Eliminato Leo, c’è ancora un “Messi” da affrontare; viene dall’Egitto e si chiama Momo Salah. Ha eliminato Guardiola e sta vivendo una stagione da pallone d’oro, sarà forse giunto il momento di fare i conti con il passato? Aspettiamo ed il destino ci risponderà ai sorteggi.

 

Ernesto Francia, editore classe 1991 per LivinplayNews. Laureato in Scienze storiche presso l'Alma Mater Studiorum di Bologna, collabora come giornalista per quotidiani ed editore per blog sportivi. Grande amante di calcio e basket, segue lo sport a 360 gradi unendo passione e lavoro.

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