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Vincenzo e Peter: quando vincere non basta

Vincenzo e Peter: quando vincere non basta

Così diversi ma così simili. Nibali e Sagan, Vincenzo e Peter. Insieme hanno segnato il ciclismo degli ultimi anni, vincendo (quasi) tutto quello che si poteva vincere. Nel 2014 si trovano all’arco di trionfo degli Champs-Élysées di Parigi. Uno ha la maglia gialla, l’altro quella verde. Entrambi avevano raggiunto il loro obiettivo. Vittoria finale e classifica a punti (la terza consecutiva per Peter) del Tour de France. Ma quello a loro non bastava.

 

LO SQUALO

Vincenzo inizia da giovanissimo la carriera da professionista, prima Fassa Bortolo, poi Liquigas. E proprio alla Liquigas correrà per due anni al fianco di Peter. Vincenzo è nato a Messina. Un po’ strano per un ciclista scalatore. Ma il talento c’è, lo notano tutti. E soprattutto c’è la testa. A 16 anni saluta tutti, prende le valigie e vola a Mastromarco, in Toscana. La scelta non è facile a quell’età, ma Vincenzo sa di potercela fare. Inizia come cronoman e il suo pezzo forte è la discesa. Pian piano, affina la tecnica da scalatore puro. “E’ bravo ma sbaglia i tempi” dicevano.

Cresce a fianco di campioni come Ivan Basso e Danilo Di Luca e i tempi inizia ad azzeccarli. Nel 2010 vince la Vuelta, nel 2013 il Giro D’Italia, nel 2014 il Tour De France e nel 2016 ancora il Giro D’Italia. Nel mezzo due Giri di Lombardia e una Milano – Sanremo. Sapete quanti corridori nella storia hanno vinto 3 Grandi Giri e 2 Classiche diverse? Quattro. Solo quattro. Mai sentito parlare di Merckx, Hinault e Gimondi?

 

HULK

Peter inizia a 9 anni. Sale in bici, ma non sulla strada. A Peter piace la mountain bike. Inizia a fare le gare da professionista e diventa campione europeo e mondiale a 18 anni. In seguito cambia due cose principalmente: la casa e la bicicletta. Si trasferisce in Italia e passa al ciclismo su strada. Tutti iniziano a notarlo per la sua esuberanza. A 22 anni si presenta alla partenza di una tappa del Tour con un campanello sul manubrio. A 22 anni, però, vince anche la maglia verde (classifica a punti). All’esordio alla Grande Boucle. E da lì la vincerà altre quattro volte. Per un totale di cinque, consecutive. Giusto per non farsi mancare niente, negli stessi anni, vince per tre volte di fila il Campionato Mondiale. Ovviamente, record assoluto.

La testa è un po’ matta, anche lui lo sa. Ogni tanto impenna, una volta al Tour anche senza mani. Un’altra volta ha chiesto ai compagni “Se vinco oggi, come posso esultare?” e loro, senza pensarci due volte: “Imita Forrest Gump!”. Non sto neanche a dirvi come sia finita. Nella sua ancora breve carriera, ha già vinto tantissimo, ma la vittoria più bella è stata poche settimane fa, alla Parigi – Roubaix. “Non sono mai stato così felice” ha affermato. E vista l’imponenza della corsa, non facciamo fatica a credergli (leggere per credere https://www.livinplaynews.com/parigi-roubaix-appuntamento-con-storia/)

 

ABITUATI A STUPIRE

In qualsiasi gara, se tra i partecipanti leggete (almeno) il nome di uno dei due, sapete già che qualcosa succederà. La magia che li unisce è questa. Sono due fenomeni assoluti, che hanno carattere, passato e presente, diversi. Ma la voglia di dare spettacolo, in ogni gara, è una cosa che possono condividere con pochissimi altri ciclisti. Spesso gli altri cercano solo la vittoria. Che ovviamente non è una tattica sbagliata. Fare meno fatica possibile per portare a casa il massimo del risultato. Ma Vincenzo e Peter hanno vinto comunque. Con una piccola differenza: sono entrati nel cuore dei tifosi. E questa, è una cosa che non si può allenare.

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